Grecia: 5 migranti arrestati per l’incendio di Moria

Pubblicato il 16 settembre 2020 alle 11:48 in Grecia Immigrazione

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La polizia greca ha arrestato 5 migranti perché ritenuti colpevoli dell’incendio che ha devastato, il 9 settembre, il campo profughi di Moria, sull’isola greca di Lesbo. I giovani sospettati, tutti cittadini stranieri, sono stati messi in detenzione mentre un sesto è ancora ricercato, ha specificato il ministro per la protezione dei cittadini, Michalis Chrisohoidis.

Nel frattempo, circa 800 degli oltre 12.000 migranti e richiedenti asilo fuggiti dall’inferno di Moria la scorsa settimana sono stati trasferiti in un nuovo campo. La stragrande maggioranza di loro, tuttavia, non ha ancora trovato rifugio. Altri 1.500 dovrebbero essere accolti in Germania nel giro di poco tempo, secondo quanto rivelato dalla cancelliera tedesca, Angela Merkel. Quest’ultima, insieme al presidente francese, Emmanuel Macron, ha già concordato il trasferimento, nei due Paesi europei, di circa 400 minori non accompagnati.

Il governo greco ha accusato un gruppo di migranti di aver appiccato l’incendio a Moria perché irritato dalle misure di isolamento imposte per frenare l’epidemia di coronavirus nel centro di accoglienza. I rifugiati, dal canto loro, hanno contestato la posizione delle autorità, incolpando delle fiamme i locali, contrari alla presenza del campo, uno dei più grandi d’Europa e gravemente sovraffollato. Migranti provenienti da almeno 70 Paesi erano stati accolti a Moria, la maggior parte dei quali in arrivo dall’Afghanistan. La struttura, progettata per contenere circa 2.200 persone, ne ospitava in realtà almeno 13.000.

La Grecia sta mettendo in moto le procedure per costruire un centro di accoglienza permanente per i migranti e i rifugiati di Lesbo. Nel frattempo, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) sta allestendo il campo temporaneo di Kara Tepe. Finora, le condizioni di vita nel centro sarebbero molto precarie, con i migranti privi di materassi e di docce. Il ministro greco della Migrazione, Notis Mitarakis, citato dal quotidiano Ekathimerini, ha tuttavia specificato che il campo sarà presto in grado di ospitare tutti i rifugiati costretti a fuggire da Moria.

Il premier greco, Kyriakos Mitsotakis, parlando, martedì 15 settembre, a seguito di un incontro con il presidente del Consiglio dell’UE, Charles Michel, ad Atene, ha affermato che è “tempo che il sostegno dell’Europa passi dalle parole ai fatti, in modo da esprimere una solidarietà concreta”. La questione dell’accoglienza e della gestione del fenomeno migratorio continua a dividere i Paesi europei, con la cancelliera tedesca che, poco dopo l’incendio, ha ammesso “l’inesistenza” di una politica comune dell’UE in materia.  “In pratica, ad oggi non esiste una politica migratoria europea e questo è un pesante fardello per l’Unione”, ha dichiarato la Merkel, senza mezzi termini, a margine di un incontro con il presidente del Partito Popolare europeo (Ppe), Donald Tusk, presso la fondazione Konrad Adenauer, a Berlino, il 10 settembre. I membri dell’Europa centrale e orientale rifiutano l’idea di accogliere una quota di migranti. Pertanto, a fine settembre, la Commissione europea ha in programma di presentare un nuovo piano per affrontare la crisi migratoria.

Mercoledì 16 settembre, a circa una settimana dalla vicenda di Moria, le autorità greche hanno riportato la notizia di un altro incendio, scoppiato vicino a un campo profughi situato nell’isola nordorientale di Samos, sempre nel Mar Egeo. Tuttavia, in questo caso, i pompieri e le forze di polizia sono riusciti a domare in tempo le fiamme e ad evitare che il centro andasse a fuoco. Non si conoscono ancora le cause dell’incidente, ma 3 migranti sono stati messi temporaneamente in detenzione come parte dell’indagine volta ad individuare i colpevoli.

L’UNHCR ha spesso denunciato la situazione allarmante nei centri delle isole greche del Mar Egeo, in particolare Lesbo, Chios, Samos, Los e Leros. L’organizzazione ha invitato le autorità di Atene ad usare misure di emergenza per permettere il trasferimento dei migranti in apposite sistemazioni sulla terraferma. Più di 36.000 richiedenti asilo vivono nei centri di accoglienza allestiti sulle varie isole. A Samos, 6.782 persone alloggiano in un centro progettato per contenerne 660, mentre altre si trovano in rifugi improvvisati disposti sui pendii circostanti. Anche i centri di accoglienza di Chios, Kos e Leros sono sovraffollati. La maggior parte dei richiedenti asilo e dei migranti sono famiglie. Un terzo della popolazione è costituito da bambini, molti al di sotto dei 12 anni.

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Chiara Gentili

di Redazione

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