Tra il caso Navalny e la crisi in Bielorussia, Macron annuncia visite in Lettonia e Lituania

Pubblicato il 16 settembre 2020 alle 17:41 in Francia Repubbliche Baltiche

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Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha annunciato che visiterà la Lituania e la Lettonia entro la fine di settembre e, con l’occasione, incontrerà il contingente francese della NATO operativo nella regione. È quanto ha reso noto, mercoledì 16 settembre, il dipartimento di Macron, specificando che la visita potrebbe svolgersi tra il 28 e il 30 settembre. Sono previsti colloqui con il presidente della Lituania, Gitanas Nauseda, e con il presidente e il primo ministro della Lettonia, rispettivamente Egils Levits e Krisjanis Karins.

L’evento è stato annunciato nel mezzo delle tensioni tra Unione Europea, da un lato, e Russia e Bielorussia, dall’altro. La camera alta del parlamento bielorusso ha dichiarato, questa settimana, che la vicina Lituania ha violato il diritto internazionale quando ha riconosciuto la rappresentante dell’opposizione, Sviatlana Tsikhanouskaya, leader della Bielorussia, il 10 settembre.

Dal 9 agosto, la Bielorussia è scossa da quotidiane manifestazioni di massa iniziate in seguito alla rielezione, per il suo sesto mandato consecutivo, del presidente Alexander Lukashenko, al potere dal 1994. Secondo il conteggio ufficiale, il capo di Stato ha ottenuto l’80,1% dei voti. La candidata dell’opposizione unita, ovvero la Tichanovskaja, ha ottenuto invece il 10,12% dei consensi. Gli altri tre candidati insieme hanno raccolto poco più del 4%. Lo stesso Lukashenko ha denunciato l’interferenza straniera nelle elezioni della Bielorussia e ha accusato diversi Paesi occidentali di celarsi dietro le proteste.

Il voto non è stato riconosciuto dall’UE e anche la Russia ha definito le elezioni “non ottimali”. Nei primi giorni di protesta, gli agenti delle forze di sicurezza hanno usato gas lacrimogeni, proiettili di gomma, idranti, granate assordanti e persino fucili a pompa. A seguito della pressione popolare e internazionale, le forze di sicurezza hanno smesso di usare la forza per disperdere i manifestanti, ma le proteste sono continuate nelle strade e si sono estese anche ad alcune reti televisive e imprese pubbliche, che sono entrate in sciopero. Il 7 settembre, una leader delle proteste in Bielorussia, Maria Kolesnikova, è scomparsa improvvisamente e alcuni testimoni hanno dichiarato che la donna sarebbe stata rapita, da persone non identificate, nel centro di Minsk. 

L’opposizione bielorussa contesta i risultati del voto e chiede nuove elezioni, un’opzione che Lukashenko ha escluso, aprendo solo a una riforma costituzionale che sarebbe poi seguita da un referendum e successivamente da elezioni parlamentari e presidenziali. L’Unione Europea preme sul presidente bielorusso affinché intavoli un dialogo con le opposizioni, e ha deciso che applicherà sanzioni contro i 31 funzionari responsabili dei brogli elettorali e della repressione delle manifestazioni. Anche gli Stati Uniti stanno valutando l’imposizione di sanzioni ai danni di 7 funzionari bielorussi che si ritiene siano responsabili di brogli elettorali e delle violenze contro i manifestanti pacifici, secondo quanto riferito il primo settembre da un alto funzionario del Dipartimento di Stato degli USA. Le tre Repubbliche baltiche, invece, ovvero Estonia, Lettonia e Lituania, hanno imposto le proprie sanzioni, il 31 agosto, contro circa 30 funzionari bielorussi, tra cui il presidente Lukashenko. 

Mosca, dal canto suo, ha condannato le “ingerenze straniere” in Bielorussia e ha più volte chiarito, rispondendo alle richieste di aiuto militare del presidente bielorusso, che non vede alcun motivo per assistere militarmente Minsk. Tuttavia, il 27 agosto, Putin ha annunciato la formazione di una riserva delle forze di sicurezza che potrebbe intervenire in Bielorussia nel caso “la situazione degeneri”. Il leader del Cremlino ha infine invitato Lukashenko ad “ascoltare” e a “prendere atto” delle proteste.

La divisione tra Europa, da un lato, e Russia e Bielorussia, dall’altro, sussiste anche con riferimento al caso di Aleksej Navalny, l’oppositore del presidente Putin che, secondo i governi occidentali, sarebbe stato avvelenato tramite l’agente nervino chimico della famiglia Novichok. Germania e Francia hanno esortato la Russia a spiegare cosa sia successo all’uomo, dopo che i laboratori di Germania, Francia e Svezia hanno confermato l’avvelenamento. Mosca, dal canto suo, nega qualsiasi responsabilità nella vicenda e afferma che i governi europei stanno diffamando e accusando ingiustamente il Cremlino.

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Chiara Gentili

di Redazione

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