Afghanistan: tra violenze e negoziati

Pubblicato il 16 settembre 2020 alle 12:01 in Afghanistan Asia

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Almeno 2 civili sono stati uccisi e 12 persone sono rimaste ferite nell’esplosione di un ordigno nella provincia Nord orientale di Takhar, il 15 settembre. Intanto, continuano i negoziati intra-afghani a Doha, in Qatar. 

L’attacco è stato effettuato nella città di Kalafgan e l’ordigno era stato installato su una moto. Secondo la polizia, in seguito alla prima detonazione, alcune bombole di gas sono esplose nell’area, danneggiando ulteriormente gli edifici circostanti. Le autorità afghane ritengono che l’obiettivo di tale attacco fosse il generale Khair Mohammad Temor, l’ex capo della polizia Takhar, che stava transitando nella zona. Tuttavia, Temor è sopravvissuto all’attacco. Nessuna organizzazione terroristica ha ancora rivendicato la responsabilità dell’assalto.

Mentre il Paese rimane sconvolto dalle violenze, i rappresentanti della Repubblica Islamica dell’Afghanistan e dei talebani si stanno incontrando a Doha, in Qatar. Le due parti hanno tenuto una seconda riunione, la sera del 15 settembre, ma non sono riusciti a concordare un calendario dei prossimi incontri. Anche i temi da trattare sono ancora in via di definizione. Intanto, il 14 e il 15 settembre, il rappresentante speciale degli Stati Uniti per la riconciliazione dell’Afghanistan, Zalmay Khalilzad, ha visitato il Pakistan e l’India per discutere proprio dei negoziati di pace intra-afghani. Khalilzad ha sottolineato che il sostegno regionale e internazionale è fondamentale per il successo di questi colloqui e per l’attuazione di qualsiasi accordo. 

Permangono le posizioni differenti delle due parti sul futuro dell’Afghanistan. Il leader della delegazione talebana, Mullah Baradar Akhund, ha affermato che il Paese dovrebbe reggersi su un sistema islamico in cui tutte le tribù ed etnie possano riconoscersi senza discriminazioni, in un clima di fratellanza. Tuttavia, non è ancora chiaro quale sia la visione talebana per il futuro politico dell’Afghanistan al di là di istituire un governo islamico, in quanto gli sforzi dei militanti sono stati finora indirizzati al ritiro delle truppe statunitensi dal Paese. Invece, il vicepresidente del governo di Kabul, Amrullah Saleh, il 13 settembre, ha affermato che non ci sarà alcun compromesso sul tipo di governo per l’Afghanistan. Saleh ha reso noto che il direttore senior per l’Asia Meridionale e Centrale presso il Consiglio di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, Lisa Curtis, gli ha assicurato che Washington salvaguarderà il quadro politico del Paese durante i colloqui. 

I negoziati di pace intra-afghani sono stati resi possibili da un accordo di pace tra gli Stati Uniti e i talebani, firmato lo scorso 29 febbraio, a Doha. In base a tale intesa, Washington si è impegnata a ridurre le proprie truppe in Afghanistan da 13.000 a 8.600 entro i primi 135 giorni successivi alla firma dell’accordo e a concludere il loro ritiro totale entro 14 mesi dalla stessa data. Oltre a questo, nella stessa occasione, gli USA avevano negoziato con i talebani anche il rilascio di 5.000 prigionieri loro affiliati dalle carceri afgane, come condizione preliminare per la partecipazione del gruppo ai colloqui di pace con il governo di Kabul. Se questi ultimi si rivelassero efficaci, rappresenterebbero una determinante conquista diplomatica dell’amministrazione del presidente USA, Donald Trump, soprattutto in vista delle elezioni presidenziali statunitensi del prossimo 3 novembre.

I talebani non avevano fino a quel momento accettato di partecipare a colloqui diretti con l’esecutivo di Kabul, appoggiato da Paesi occidentali, in quanto non lo ritengono un governo legittimo. Per mitigare tale problematica, la delegazione guidata da Abdullah è stata formata sia con membri del governo, sia dell’opposizione e con attori esterni all’amministrazione di Kabul. Secondo quanto affermato dai suoi membri, l’obiettivo primario di tale fazione è proprio quello di ottenere un cessate il fuoco duraturo delle ostilità, che ogni giorno costano la vita a circa 50 persone in Afghanistan, un prezzo enorme per un Paese che conte circa 30 milioni di abitanti.

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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