Yemen: gli ultimi sviluppi dentro e fuori il campo

Pubblicato il 15 settembre 2020 alle 12:27 in Arabia Saudita Yemen

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In un clima di crescente escalation, l’esercito yemenita ha riferito di aver raggiunto notevoli progressi presso i fronti di battaglia di Ma’rib e al-Jawf. Nel frattempo, anche l’inviato speciale dell’Onu in Yemen, Martin Griffiths, cerca una soluzione al perdurante conflitto.

Secondo quanto riportato da Asharq al-Awsat il 15 settembre, le forze yemenite, coadiuvate dalla coalizione internazionale a guida saudita e sempre più sostenute dalle tribù locali, sono riuscite ad avanzare presso i fronti di Ma’rib, ad Est della capitale Sana’a, e al-Jawf, nel Nord del Paese. Si tratta di aree testimoni di crescenti tensioni sin dalla metà del mese di gennaio scorso. Il primo marzo, i ribelli sciiti Houthi erano riusciti ad occupare la città di Hamz, capoluogo della provincia settentrionale strategica di al-Jawf, costringendo le forze governative a ritirarsi verso Est, e, nello specifico, verso la città desertica di al-Jar, a seguito della seconda grande sconfitta in un mese. Per i ribelli è stata una delle conquiste più rilevanti degli ultimi anni.

In tale quadro, il 14 settembre, hanno riferito fonti ufficiali dell’esercito, le forze yemenite hanno condotto una “operazione di successo” nella zona di Duhaydah, nel governatorato di al-Jawf, colpendo le postazioni appartenenti ai ribelli sciiti. In particolare, gli attacchi hanno causato decine di vittime tra le milizie Houthi, mentre altri 10 combattenti sono stati arrestati, veicoli militari sono stati dati alle fiamme e armi e munizioni sono state sequestrate. Parallelamente, sul fronte di al-Makhdara, nel Nord-Ovest del governatorato di Ma’rib, fonti militari hanno riferito che le forze governative sono riuscite a liberare l’area di al-Qada, dopo un attacco a sorpresa contro le milizie Houthi, costrette a fuggire. Nel Sud del medesimo governatorato, invece, le forze aeree della coalizione internazionale a guida saudita hanno condotto raid contro le postazioni dei ribelli, provocando morti e la distruzione di veicoli e armamenti.

Nel frattempo, l’inviato delle Nazioni Unite in Yemen, Martin Griffiths, il 14 settembre ha svolto una visita nella capitale saudita Riad, durante la quale sono stati presi in esame i recenti emendamenti alla bozza della dichiarazione volta a giungere a una soluzione in Yemen. L’Arabia Saudita, dal canto suo, ha intensificato i contatti diplomatici con diversi Paesi arabi, tra cui Emirati Arabi Uniti, Bahrein ed Egitto, per incoraggiarli ad intervenire per porre fine alle sofferenze del popolo yemenita.

Griffiths ha affermato di aver tenuto “incontri costruttivi” con il ministro degli Esteri yemenita, Mohammed al-Hadrami, e il presidente del Parlamento, Sheikh Sultan Al-Barakani, che, oltre a focalizzarsi sulla bozza di risoluzione, hanno messo in luce le “terribili conseguenze umanitarie” per Ma’rib di fronte alla recente escalation. Questo perché il suddetto governatorato rappresenta un rifugio sicuro per centinaia di migliaia di sfollati yemeniti, il che rende necessaria la cessazione immediata delle ostilità.

Griffiths ha anche incontrato l’ambasciatore saudita in Yemen, che sovrintende al Programma per lo sviluppo e la ricostruzione dello Yemen (SDRPY), Mohammed bin Saeed Al-Jaber. Quest’ultimo ha assicurato all’inviato dell’Onu il sostegno di Riad agli sforzi profusi nel Paese, anche in merito all’accordo del 5 novembre 2019, il cosiddetto “accordo di Riad”, con cui si è cercato di porre fine alle tensioni con i gruppi separatisti del Sud. Lo SDRPY ha lanciato circa 188 progetti in Yemen, relativi ai settori di salute, energia, trasporti, risorse idriche, istruzione, agricoltura e pesca, e volti a potenziare le capacità delle istituzioni governative.

Il conflitto civile in Yemen è in corso da circa cinque anni. Questo è scoppiato il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. È dal 26 marzo 2015 che l’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto yemenita per sostenere il presidente legato al governo legittimo, Rabbo Mansour Hadi. In particolare, Riad guida una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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