USA-Canada: si esclude la riapertura dei confini

Pubblicato il 15 settembre 2020 alle 20:31 in USA e Canada

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Fonti informate a Washington e Ottawa hanno riferito che gli Stati Uniti e il Canada manterranno la chiusura dei confini almeno fino alla fine di novembre, per evitare la diffusione del coronavirus. 

Le fonti hanno anche affermato che i funzionari canadesi hanno mostrato scarso entusiasmo per i suggerimenti delle autorità statunitensi sull’allentamento di alcune misure a breve termine. “L’idea è che probabilmente questo dovrà essere esteso almeno fino al Ringraziamento statunitense”, ha affermato una fonte, che ha richiesto l’anonimato data la delicatezza della situazione. Il Ringraziamento negli Stati Uniti sarà festeggiato il 26 di novembre. I funzionari canadesi, specialmente quelli nelle province al confine con gli Stati Uniti, insistono sul fatto che le restrizioni devono essere mantenute.

Il Canada, l’11 settembre, ha riportato zero morti per COVID-19 nelle 24 ore precedenti. Si trattava della prima volta dal 15 marzo. Al contrario, il numero di morti segnalati negli Stati Uniti continua ad aumentare ha raggiunto i 194.195 decessi. “Il Canada non ha interesse in questo momento ad aprire il confine”, ha dichiarato una fonte del governo a Ottawa. A Washington, un portavoce del Department of Homeland Security ha affermato: “crediamo che sia gli Stati Uniti che il Canada stiano lavorando bene insieme per esaminare le potenziali aree per una futura riapertura, quando le condizioni di salute pubblica lo consentiranno”. Fonti provenienti da entrambe le capitali hanno dichiarato che la parte statunitense ha lanciato l’idea di allentare le misure o almeno consentire alcuni spostamenti, al fine di rendere più facile l’incontro per i membri delle famiglie che vivono su entrambi i lati del confine.

Le restrizioni per i viaggi non essenziali tra gli Stati Uniti e il Canada erano state prorogate fino al 21 agosto e poi fino al 21 settembre. “Il Canada e gli Stati Uniti hanno concordato di prorogare le attuali misure alle frontiere di un mese, fino al 21 agosto, e continueremo a lavorare a stretto contatto con i nostri vicini americani per mantenere le persone al sicuro su entrambi i lati del confine”, ha dichiarato il primo ministro canadese, Justin Trudeau, in una conferenza stampa, il 16 luglio. Anche il segretario alla Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, Chad Wolf, ha annunciato l’estensione di 30 giorni della chiusura, con un post su Twitter. “Una stretta collaborazione con i nostri vicini ci ha permesso di rispondere al COVID19 in un approccio nordamericano, rallentando la diffusione del virus legata ai viaggi”, ha scritto Wolf. 

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva comunicato la chiusura per la prima volta, il 17 marzo. Successivamente, il 30 maggio, questa era stata prolungata. Il commercio non è interessato dalla misura, secondo le parti. Da parte sua, il primo ministro canadese, Justin Trudeau, aveva dichiarato di essere d’accordo con Trump sulla chiusura dei confini. “I viaggiatori non saranno più autorizzati ad attraversare il confine per svago e turismo”, aveva riferito Trudeau. Il volume dei passeggeri è diminuito del 90% in molti valichi di frontiera. Di conseguenza, le località turistiche di confine di entrambi i Paesi sono state fortemente colpite dalla misura. 

Inoltre, il 26 marzo, l’amministrazione Trump aveva fatto trapelare la notizia che il presidente aveva intenzione di schierare 1.000 soldati al confine con il Canada, per assicurare il rispetto della chiusura delle frontiere. In risposta, il premier canadese aveva avvertito Washington che una tale mossa sarebbe stata inutile e avrebbe danneggiato le relazioni tra i due Paesi. “Un passo del tutto inutile che considereremmo dannoso per le nostre relazioni”, aveva specificato la vice premier canadese, Chrystia Freeland, ai giornalisti durante una conferenza stampa, il 26 marzo. La misura, successivamente, non ha avuto seguito. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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