Stati Uniti: più armi da fuoco e meno controlli

Pubblicato il 15 settembre 2020 alle 17:50 in USA e Canada

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L’aumento dell’acquisto di armi, che si è verificato negli Stati Uniti a seguito della diffusione della pandemia di coronavirus, ha ingolfato il sistema di controllo dei precedenti penali dell’FBI, causando numerosi ritardi. Molti più acquisti avvengono, quindi, senza passare per l’approvazione delle autorità. 

Un gruppo statunitense che promuove il controllo delle armi, nota come Everytown for Gun Safety, ha ottenuto i dati dell’FBI riguardo alle recenti vendite, attraverso una richiesta basata sul Freedom of Information Act. I dati mostrano che i cittadini statunitensi stanno acquistando sempre più armi. L’ufficio ha condotto il 93% in più di controlli sui precedenti penali degli acquirenti nel periodo che va da marzo a luglio del 2020, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, quando ne ha effettuati 3.03 milioni. Le armi da fuoco rappresentano un tema caldo negli Stati Uniti, ma l’attuale pandemia di coronavirus crea rischi maggiori di quelli che già esistono a tale proposito. 

Secondo i dati dell’FBI, da marzo a luglio 2020, si è verificato anche un aumento del 54% dei ritardi sui controlli dei precedenti penali, rispetto all’anno precedente. Più del 5% dei 5.86 milioni di controlli condotti in quei mesi hanno richiesto oltre 3 giorni lavorativi. Secondo le normative vigenti negli USA, se il via libera dell’FBI non arriva entro 3 giorni lavorativi, un commerciante può vendere  un’arma a un acquirente, senza attendere ulteriormente. I ritardi sono dovuti al fatto che le procedure sono diventate più difficili da completare nei tempi previsti, poichè le forze dell’ordine statali e le altre agenzie governative sono rallentate a causa dell’impatto della pandemia sul personale, secondo quanto ha affermato Rob Wilcox, rappresentante di Everytown. 

Quello che preoccupa le associazioni che promuovono il controllo delle armi è il fatto che persone che hanno già commesso crimini violenti possano aver sfruttato questa situazione. “Avrebbero dovuto prevedere le persone e le risorse necessarie per condurre questi controlli”, ha dichiarato Wilcox. L’FBI non ha ancora commentato. Quando ad aprile è stato chiesto del picco nei controlli causato dall’aumento delle vendite di armi, l’FBI aveva affermato che il suo sistema era “operativo e continuava a elaborare le richieste”. Le vendite di armi negli Stati Uniti sono aumentate vertiginosamente, presumibilmente a causa dei timori relativi alla pandemia e ai disordini sociali scoppiati a partire dal 25 maggio, quando numerosi cittadini sono scesi in piazza per protestare contro le violenze sistematiche della polizia contro gli afroamericani, a seguito della morte per soffocamento di George Floyd. 

Una delle questioni più gravi è la sistematicità di questo problema negli Stati Uniti. Come ha sottolineato un ex ufficiale della polizia, gli agenti presenti sulla scena di violenza contro George Floyd non sono intervenuti e, nonostante fossero filmati, non sembravano minimamente allarmati. “Nella mia esperienza, applicare una pressione al collo di qualcuno in quel modo è sempre inteso come l’applicazione di una forza mortale”, ha affermato l’ex ufficiale. “Qualunque cosa stesse facendo quell’agente non è stata condonata dai suoi colleghi”, ha dichiarato Stinson. “Non sembravano affatto sorpresi. Sembrava che tutto fosse come al solito”, ha aggiunto. Tale situazione sta generando una forte tensione sociale negli USA che rischia di aumentare ulteriormente ad ogni episodio di violenza da parte della polizia o dei manifestanti. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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