Siria: che cosa sta succedendo a Idlib

Pubblicato il 15 settembre 2020 alle 16:27 in Siria Turchia

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Le forze turche, martedì 15 settembre, hanno condotto un nuovo round delle operazioni di pattugliamento congiunto nel governatorato siriano Nord-occidentale di Idlib, l’ultima roccaforte posta sotto il controllo dei ribelli. Nel frattempo, la tregua annunciata il 5 marzo continua ad essere sporadicamente violata dalle forze affiliate al presidente siriano, Bashar al-Assad.

Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, le pattuglie di Ankara hanno condotto le operazioni previste dall’accordo del 5 marzo sulla strada internazionale M4, che collega Aleppo e Latakia. La suddetta strada è considerata un collegamento di importanza rilevante per il Nord della Siria, che si estende dal confine con l’Iraq fino alla città costiera di Latakia, nel Nord-Est della Siria, passando per Qamishli, Tell Tamer, Ain Issa, Manbij, ma anche Aleppo e Idlib. Da un lato, si tratta di una rotta commerciale che consentirebbe di migliorare gli scambi economici della Siria. Dall’altro lato, la M4 rappresenta altresì un canale di rifornimento per le forze curde.

Oltre ad una tregua per l’intera regione Nord-occidentale, il 5 marzo scorso, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ed il suo omologo russo, Vladimir Putin, hanno concordato l’organizzazione di pattuglie congiunte proprio sulla M4. Il fine ultimo di Ankara è creare un’area smilitarizzata, una “safe zone”, distante circa 30 km dal confine siro-turco. Tuttavia, tali operazioni sono state più volte ostacolate da gruppi di ribelli locali e dall’organizzazione jihadista, di ideologia salafita, Hayat Tahrir al-Sham (HTS), affiliata ad Al-Qaeda e coinvolta nella guerra civile siriana.

Le operazioni del 15 settembre, hanno rivelato fonti ad al-Araby al-Jadeed, non hanno visto, però, la partecipazione delle pattuglie di Mosca, le quali si sarebbero rifiutate di coadiuvare quelle di Ankara per ragioni al momento sconosciute. Non da ultimo, a detta delle medesime fonti, la Turchia ha continuato, nelle ultime settimane, ad inviare rinforzi verso le proprie postazioni nella Siria Nord-occidentale, oltre a perlustrare la regione alla ricerca di eventuali esplosivi.

Nel frattempo, nella notte tra il 14 ed il 15 settembre, le forze del regime siriano e le milizie ad esse affiliate hanno bombardato diverse città e villaggi di Idlib, tra cui Al-Fateera e Sufuhn, nella periferia Sud, oltre ad altre località nell’area rurale Nord-occidentale di Hama, causando perlopiù danni materiali alle proprietà civili. Anche aerei di Mosca hanno partecipato alle ultime offensive contro il governatorato Nord-occidentale.

Dal canto loro, i gruppi di opposizione hanno condotto attacchi, per mezzo di artiglieria, contro le postazioni delle forze di Assad situate nel Sud di Idlib, sugli assi di al-Ruwaihah e Al-Dar Al-Kabira, e nelle aree di Kafr Nabl a Jabal Al-Zawiya. A detta delle fonti di al-Araby al-Jadeed, vi sono state vittime tra le file dei combattenti di Assad. Inoltre, stando a quanto riferito dalle medesime fonti, le forze di Damasco continuano ad inviare rinforzi presso gli assi di Khan Sheikhoun e Maarat Al-Numan, sulla strada internazionale M 5 Aleppo-Damasco. Tali rinforzi includono soldati, ma anche veicoli e armamenti.

Il perdurante conflitto siriano, scoppiato il 15 marzo 2011, è ormai entrato nel suo decimo anno. L’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, mentre sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia. La tregua del 5 marzo è stata pressoché rispettata nel corso degli ultimi mesi, ad eccezione di sporadiche violazioni commesse perlopiù dalle forze del governo siriano e degli attacchi contro le pattuglie congiunte russo-turche sulla strada internazionale M4. Tuttavia, il cessate il fuoco è stato accolto con scetticismo dai residenti, che hanno visto innumerevoli iniziative naufragare negli ultimi anni, e temono che presto assisteranno a nuove offensive e alla ripresa di un’escalation.

A tal proposito, la Rete siriana per i diritti umani ha pubblicato, il 3 settembre, il suo rapporto mensile, che monitora la situazione dei diritti umani in Siria. Stando a quanto riferito, nel solo mese di agosto, le mine terrestri hanno ucciso 25 civili, inclusi 4 bambini. In totale, è stata registrata l’uccisione di 122 civili, tra cui 21 bambini e 7 donne, e tra le vittime vi è stato anche un membro del personale medico. Altre 13 persone sono state uccise sotto tortura, mentre vi sono stati circa 146 casi di detenzione arbitraria, 4 riguardanti bambini, commessi perlopiù dalle forze affiliate al regime. Gli attacchi contro centri civili vitali ammontano a 7.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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