Negoziati intra-afghani: prime incomprensioni e rinvii

Pubblicato il 15 settembre 2020 alle 11:53 in Afghanistan Asia

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La prima riunione ufficiale dei colloqui intra-afgani, prevista nella mattina del 14 settembre a Doha, è stata rinviata perché le questioni chiave da trattare non erano ancora state concordate. 

I rappresentanti dei talebani e del governo di Kabul hanno tenuto il loro primo incontro la sera del 13 settembre, dopo la cerimonia di apertura, e il secondo era previsto per la mattina successiva. Tuttavia, i negoziatori della Repubblica Islamica dell’Afghanistan hanno riferito che l’evento non ha avuto luogo e hanno aggiunto che non sono state prese decisioni sull’agenda da trattare durante il primo incontro ufficiale. Il negoziatore del governo, Habiba Sarabi, afferma che si è tenuto un solo incontro tra i gruppi di contatto delle due parti e “non dobbiamo aspettarci decisioni su tutto in breve tempo”. “Come prima cosa, dovremmo decidere sui principi dei negoziati “, ha dichiarato Matin Bek, un altro negoziatore del governo di Kabul. “Altri argomenti potrebbero richiedere tempo, ma abbiamo fatto buoni progressi insieme”, ha aggiunto. Il capo negoziatore dell’Afghanistan, Masoom Stanekzai, ha anticipato che le discussioni con i talebani durante i negoziati saranno difficili. 

Intanto, il rappresentante speciale degli Stati Uniti per la riconciliazione dell’Afghanistan, Zalmay Khalilzad, è arrivato in Pakistan per incontrare i funzionari sui colloqui intra-afgani. La cerimonia di apertura dei negoziati si è tenuta il 13 settembre a Doha, alla presenza di importanti funzionari afgani, tra cui Abdullah Abdullah, capo dell’Alto Consiglio per la Riconciliazione Nazionale. All’evento ha partecipato anche il segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo. Quest’ultimo ha affermato che gli Stati Uniti si stanno conformando a quanto delineato nell’accordo USA-talebani del 29 febbraio, e stanno preparando un ritiro completo di tutte le forze statunitensi dall’Afghanistan entro la primavera del 2021. 

Washington si è impegnata a ridurre le proprie truppe in Afghanistan da 13.000 a 8.600 entro i primi 135 giorni successivi alla firma dell’accordo e a concludere il loro ritiro totale entro 14 mesi dalla stessa data. Oltre a questo, nella stessa occasione, gli USA avevano negoziato con i talebani anche il rilascio di 5.000 prigionieri loro affiliati dalle carceri afgane, come condizione preliminare per la partecipazione del gruppo ai colloqui di pace con il governo di Kabul. Se questi ultimi si rivelassero efficaci, rappresenterebbero una determinante conquista diplomatica dell’amministrazione del presidente USA, Donald Trump, soprattutto in vista delle elezioni presidenziali statunitensi del prossimo 3 novembre. I talebani non avevano fino a quel momento accettato di partecipare a colloqui diretti con l’esecutivo di Kabul, appoggiato da Paesi occidentali, in quanto non lo ritengono un governo legittimo. 

Tuttavia, nonostante i progressi diplomatici, le violenze continuano a scuotere il Paese. Un rapporto della Commissione Indipendente per i Diritti Umani dell’Afghanistan (AIHRC) ha rilevato che 1.213 civili sono stati uccisi e 1.740 sono rimasti feriti nei primi 6 mesi del 2020 in Afghanistan. Nel 2019, 979 civili sono stati uccisi e altri 2.359 feriti nei primi 6 mesi dell’anno. Durante l’anno corrente, una media di 16 civili al giorno sono diventati vittime di violenza in Afghanistan e i talebani sono responsabili del 48.5% delle vittime e le forze afghane del 15.5%. Il rapporto ha accusato “autori sconosciuti” del 26.7% delle vittime, l’ISIS del 6.3% e le forze internazionali del 2.3%. La restante percentuale è stata causata dai razzi delle forze pakistane sulle province di Kunar, Kandahar, Paktia e Khost nell’Afghanistan orientale e meridionale.

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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