Naufragio al largo di Creta: 3 morti

Pubblicato il 15 settembre 2020 alle 17:40 in Grecia Immigrazione

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Due bambini e una donna sono morti annegati dopo che una barca, con a bordo circa 60 migranti, è affondata al largo dell’isola di Creta, lunedì 14 settembre. Circa 53 persone che viaggiavano sull’imbarcazione sono state soccorse, ha specificato la Guardia costiera. Navi ed elicotteri stanno perlustrando l’area al largo della costa orientale di Creta per cercare eventuali dispersi. Al momento, non è ancora stata accertata la nazionalità dei sopravvissuti. La causa del naufragio sarebbe da imputarsi ai forti venti.

La Grecia è da anni in prima linea nella crisi dei migranti in Europa. Il periodo più significativo è stato quello tra il 2015 e il 2016, quando più di un milione di persone hanno raggiunto il Paese in fuga dal Medio Oriente e dall’Asia. I suoi centri di accoglienza sono diventati nel tempo gravemente sovraffollati. Decine di migliaia di persone vivono oggi in campi profughi allestiti soprattutto sulle isole greche. Numerosi attivisti hanno dichiarato che i centri in questione sono paragonabili a delle carceri.

“Ci saranno controlli severi ma non sono prigioni”, ha affermato ad agosto il ministro per le migrazioni della Grecia, George Koumoutsakos. “La Grecia non costruisce prigioni. È uno Stato europeo democratico che protegge i suoi confini e i diritti umani”, ha aggiunto. 

I porti di Igoumenitsa e Patrasso, sulla costa occidentale della Grecia, sono snodi chiave per i migranti irregolari che percorrono la rotta dalla Turchia all’Italia passando attraverso la penisola greca. Qui, molti trafficanti sperano di far imbarcare i migranti sulle barche o sui traghetti che partono ogni giorno per Brindisi, Bari, Ancona, Venezia e Trieste.

In tale contesto, anche la Turchia è un punto di passaggio chiave per i richiedenti asilo che intendono raggiungere l’Europa e muoversi internamente tra gli Stati dell’Unione. Il Paese ospita quasi 4 milioni di siriani, fuggiti dalla guerra civile ancora in corso.

Nell’ambito di un accordo siglato da UE e Turchia, il 18 marzo 2016, Ankara aveva accettato di bloccare il flusso di rifugiati e migranti verso i confini dell’Unione in cambio di 6 miliardi di euro di aiuti. Più tardi, tuttavia, il governo turco aveva contestato i termini del patto affermando di aver ricevuto solo una parte del sostegno finanziario promesso. Di conseguenza, a seguito di un attacco contro le postazioni militari turche in Siria e a causa dell’aumento dei rifugiati siriani verso il confine con la Turchia, il 29 febbraio, il presidente di Ankara, Recep Tayyip Erdogan, aveva dato l’ordine di aprire le frontiere e di non bloccare più i migranti, soprattutto siriani.

Secondo l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, più di 74.500 migranti e rifugiati si sono recati in Grecia nel 2019, la maggior parte via mare.

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Chiara Gentili

di Redazione

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