Mozambico: il filmato dell’esecuzione che sconvolge il Paese

Pubblicato il 15 settembre 2020 alle 16:41 in Africa Mozambico

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L’esercito del Mozambico ha condannato le immagini dell’esecuzione di una donna nuda da parte di uomini che indossano uniformi militari. La vittima viene picchiata con un bastone prima di essere colpita alla schiena mentre cerca di fuggire. 

Il filmato è cominciato a circolare il 14 settembre, ma l’agenzia di stampa Reuters sottolinea che il video non è ancora stato verificato. Le immagini mostrano una donna nuda, insultata da un gruppo di uomini in uniforme, che si riferiscono a lei come “al-Shabaab”, che rimanda al nome di un gruppo armato regionale attivo nella provincia settentrionale di Cabo Delgado dal 2017, senza alcun collegamento alla più nota organizzazione terroristica somala, che ha lo stesso nome. Un uomo la colpisce alla testa e alla schiena con un bastone prima che altri le sparino. 

In una dichiarazione rilasciata lo stesso 14 settembre, l’esercito ha affermato che tali immagini sono scioccanti e orribili e “devono essere condannate”. Nel Paese le forze armate sono impegnate in una strenua battaglia contro gli insorti della provincia di Cabo Delgado, sede anche di progetti sul gas sviluppati da grandi compagnie petrolifere come Total. “Le FDS (Forze di Difesa e Sicurezza) ribadiscono di non essere d’accordo con alcun atto barbaro che sostenga la violazione dei diritti umani”, ha riferito l’esercito, chiedendo un’indagine sull’autenticità del video. Il filmato arriva a seguito di numerose accuse di abusi da parte dei soldati a Cabo Delgado.

Gli attacchi nella regione sono iniziati nell’ottobre 2017 nella cittadina di Mocimboa da Praia e, da allora, si sono diffusi in altri sette distretti, ovvero un terzo del territorio della provincia. Almeno 1.300 persone sono decedute a causa di queste violenze finora, secondo l’Armed Conflict Location & Event Data Project (ACLED). Gli sfollati, inoltre, sono più di 250.000, stando a quanto affermano le organizzazioni umanitarie che operano sul territorio. In un suo rapporto settimanale, pubblicato il 12 agosto, l’ACLED ha affermato che “i ribelli e le forze di sicurezza governative sono stati impegnati in battaglie più o meno costanti” durante il mese di agosto.

Dopo l’escalation delle violenze di agosto, Amnesty International ha affermato di aver verificato video che mostrano tentate decapitazioni, torture e altri maltrattamenti di prigionieri, lo smembramento di presunti combattenti dell’opposizione e possibili esecuzioni extragiudiziali. Il governo ha respinto le accuse, affermando che gli insorti hanno regolarmente impersonato soldati nel tentativo di confondere l’opinione pubblica nazionale e internazionale. Zenaida Machado, ricercatrice di Human Rights Watch, ha chiesto un’indagine e ha affermato che tali atti, se commessi dai soldati, hanno seminato sfiducia nella popolazione e rafforzato la narrativa degli insorti. 

Il 24 aprile, il governo del Mozambico ha ammesso per la prima volta la presenza di militanti dell’ISIS nel proprio Paese. La Provincia dell’Africa Centrale dello Stato Islamico (ISCAP), affiliata all’Isis, ha rivendicato alcuni dei maggiori attacchi nella regione fin dallo scorso giugno, pubblicando immagini di soldati uccisi e mostrando le armi sequestrate. A marzo, i combattenti si sono smascherati, dichiarando apertamente che stanno intraprendendo una campagna nella regione per stabilire un “califfato islamista”. Di conseguenza, hanno intensificato i loro attacchi, sequestrato edifici governativi, bloccato le strade delle città e issato la bandiera bianca e nera dello Stato Islamico in tutta la provincia di Cabo Delgado, ricca di gas. Exxon Mobil e Total sono tra le maggiori compagnie petrolifere che sviluppano piani per la costruzione di gasdotti al largo del Mozambico settentrionale. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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