Il Mediterraneo orientale tra progressi e battute d’arresto

Pubblicato il 15 settembre 2020 alle 19:38 in Grecia Turchia

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La Turchia ha emesso un avviso ai naviganti nel mar Egeo, lunedì 14 settembre, chiedendo la smilitarizzazione dell’isola greca di Chios. Il navtex sostiene che Atene abbia violato lo status della regione, stabilito con il trattato di pace di Losanna del 1923, secondo il quale 21 isole del Mar Egeo devono essere non militarizzate. L’esercito greco, tuttavia, è di stanza su 16 di esse.

Nonostante le schermaglie, si è tenuto, martedì 15 settembre, un incontro tecnico della NATO tra le delegazioni militari turche e greche, presso la sede dell’alleanza, per discutere delle strategie volte a ridurre i rischi di incidenti nel Mediterraneo orientale, secondo quanto reso noto dal ministero della Difesa turco. Il prossimo incontro è già stato fissato per il 17 settembre, ha specificato il Ministero in una dichiarazione rilasciata al termine della riunione.

La Grecia contesta le esplorazioni energetiche condotte dalla Turchia nel Mediterraneo orientale, definendo le sue attività “provocatorie”. D’altro canto, Ankara sostiene di avere la costa più lunga della regione e, pertanto, rivendica la propria sovranità sulle aree che Atene considera sottoposte alla sua giurisdizione, in virtù della presenza di piccole isole greche sparse nell’area.

Intanto, l’Alto rappresentante degli Affari Esteri e della Politica di Sicurezza dell’UE, Josep Borrell, parlando durante la riunione plenaria del Parlamento europeo, ha sottolineato la necessità di “riallacciare il dialogo” con Ankara in vista del Consiglio Europeo del 24 e del 25 settembre, dove saranno discusse eventuali sanzioni contro la Turchia. “La situazione nel Mediterraneo orientale richiede un impegno urgente e collettivo”, ha detto Borrell, invitando Ankara ad “astenersi dall’intraprendere azioni unilaterali”. “Ci troviamo davanti ad uno spartiacque nelle nostre relazioni con la Turchia, le soluzioni non arriveranno da una relazione sempre basata sullo scontro, noi non vogliamo questo. La Turchia è un vicino importante per l’UE ed è un partner chiave su molte aree, come ad esempio la migrazione”, ha aggiunto l’Alto rappresentante. Per sanzionare un paese terzo, il Consiglio Europeo ha bisogno dell’unanimità dei 27 Stati membri.

Turchia e Grecia, entrambi membri della NATO, sono in disaccordo sui diritti di sfruttamento delle risorse di idrocarburi nella regione per via di opinioni contrastanti sull’estensione delle loro piattaforme continentali. Le acque, punteggiate principalmente da isole greche, sono ricche di gas e la controversa delimitazione delle rispettive zone economiche esclusive è fonte di controversia tra Turchia, Grecia e Cipro. 

La disputa tra Ankara e Atene si è intensificata dopo che la Grecia ha firmato, il 6 agosto, un accordo con l’Egitto per la delimitazione delle rispettive zone economiche esclusive. Il patto si pone in netto contrasto con gli obiettivi di Ankara nella regione. Il 27 novembre 2019, la Turchia aveva firmato un accordo simile con il Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, suscitando l’indignazione di Grecia, Cipro ed Egitto, che avevano accusato il presidente turco Erdogan di aver violato i loro diritti economici nel Mediterraneo. Pertanto, il leader di Ankara ha definito “senza valore” il patto tra Grecia ed Egitto e ha ribadito che l’unico accordo ad avere validità nella regione è quello tra la Turchia e il governo libico. Della stessa opinione è il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, il quale ha affermato, in una nota, che la zona inclusa nell’accordo greco-egiziano rientra nell’area della piattaforma continentale della Turchia.

Ankara sostiene di avere la costa più lunga del Mediterraneo orientale, ma la sua zona marittima è racchiusa in una stretta striscia di acque a causa dell’estensione della piattaforma continentale greca, caratterizzata dalla presenza di molte isole vicine alla frontiera turca. L’isola greca di Kastellorizo, che si trova a circa 2 km dalla costa meridionale della Turchia e a 570 km dalla Grecia continentale, è una delle principali fonti di frustrazioni per Ankara, che rivendica quelle acque come proprie. “La richiesta della Grecia di una zona di giurisdizione marittima di 40.000 chilometri quadrati a causa dei 10 chilometri quadrati di terra occupati dall’isola di Kastellorizo è assolutamente illogica”, ha dichiarato Erdogan. Le rivendicazioni della Grecia sulle acque intorno a Kastellorizo si basano su un trattato marittimo delle Nazioni Unite, la Convenzione di Montego Bay, firmata nel 1982, che tuttavia non è riconosciuto dalla Turchia.

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Chiara Gentili

di Redazione

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