Mar Cinese Meridionale: l’Indonesia scaccia navi cinesi dalla sua ZEE

Pubblicato il 15 settembre 2020 alle 11:39 in Cina Indonesia

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Il Ministero degli Esteri indonesiano ha rivolto una protesta formale a Pechino, il 15 settembre, per la presenza all’interno della propria Zona economica esclusiva (ZEE) di due imbarcazioni della Guardia costiera cinese dal 12 al 14 settembre che sono state cacciate da navi indonesiane.

In particolare, secondo l’agenzia di sicurezza marittima dell’Indonesia Baklama, le navi di Pechino avrebbero lasciato l’area dopo aver discusso via radio con una nave da pattuglia di Jakarta che le ha poi scortate fuori dalla ZEE indonesiana intorno a mezzogiorno del 14 settembre. La Guardia costiera di Pechino avrebbe affermato di aver eseguito operazioni di pattuglia all’interno della giurisdizione cinese ma le autorità marittime indonesiane avrebbero respinto tale affermazione, ribadendo che l’area ricadesse nella ZEE indonesiana. In seguito all’incidente, il portavoce del Ministero degli Esteri indonesiano, Teuku Faizasyah, ha riferito di aver chiesto spiegazioni all’ambasciata cinese a Jakarta e di aver ribadito al vice ambasciatore di Pechino in Indonesia che la ZEE indonesiana e quella cinese non si sovrappongono.

L’incidente sarebbe avvenuto al largo delle isole Natuna, situate nel Mar Cinese Meridionale tra la penisola di Malacca e il Borneo, dove, di frequente, si verificano episodi simili in cui la Guardia costiera o pescherecci cinesi sconfinano in acque indonesiane. Sebbene l’Indonesia non si consideri uno dei Paesi coinvolti nelle dispute di sovranità sul Mar Cinese Meridionale, la Cina vi rivendica un’area che si sovrappone alla ZEE indonesiana proprio intorno alle isole Natuna.

Lo scorso 7 gennaio, l’Aviazione indonesiana aveva schierato aerei da combattimento e navi della Marina proprio nei pressi di tale arcipelago, dopo che un peschereccio e altre navi della Guardia costiera cinese erano entrate nella ZEE indonesiana. Prima di impiegare mezzi militari, Jakarta il 30 dicembre 2019, aveva anche rivolto una protesta diplomatica contro Pechino che però aveva ancora una volta dichiarato che la zona rientrasse in un’area di sua pertinenza. Il successivo 8 gennaio, le navi cinesi avevano però lasciato  tali acque ed entrambe le parti avevano confermato la continuazione dei rapporti d’amicizia sino-indonesiani, aggiungendo che la vicenda non avrebbe intaccato gli investimenti cinesi in Indonesia. La Cina è un investitore primario del Paese asiatico soprattutto per quanto riguarda progetti infrastrutturali basti pensare che, solamente nella prima metà del 2019, gli investimenti provenienti dalla Cina e da Hong Kong in Indonesia erano arrivati a 3,6 miliardi di dollari.

Lo scorso 8 settembre, durante un incontro tra il ministro della Difesa cinese, Wei Fenghe, e il suo omologo indonesiano, Prabowo Subianto, i due avevano nuovamente reiterato il proprio impegno per la risoluzione pacifica e attraverso il dialogo delle dispute nel Mar Cinese Meridionale e, anche in seguito alla vicenda del 14 settembre, le parti avrebbero attivato canali di comunicazione. La Cina, tuttavia, avrebbe ancora una volta reiterato che la propria Guardia costiera stesse operando all’interno di un’area di sua pertinenza.

Dal 4 settembre, Bakamla ha avviato la cosiddetta “operazione per prevenire e respingere” nella ZEE occidentale del Paese che si protrarrà fino al mese di novembre, per cercare di mettere in sicurezza le proprie acque. L’Indonesia è la più grande Nazione-arcipelago del mondo e ogni anno la pesca illegale di navi straniere nelle proprie acque costa al Paese miliardi di dollari.

Secondo un analista dello ISEAS-Yusof Ishak Institute di Singapore, Ian Storey, il fatto che nella vicenda del 14 settembre navi indonesiane abbiano scacciato quelle cinesi dimostra un inasprimento della posizione indonesiana rispetto alla Cina, in quanto, in precedenza, le imbarcazioni indonesiane si erano semplicemente limitare a monitorare la situazione. Nonostante il cambiamento, secondo lo Institute of Defence and Strategic Studies di Singapore, le azioni di Jakarta non sarebbero sufficienti a frenare le attività di Pechino in futuro. Per raggiungere tale fine, sarebbe necessaria o una strategia dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN) e di attori extra-regionali o una discussione del tema in sede di Nazioni Unite.

La Cina rivendica la propria sovranità sulla quasi totalità del Mar Cinese Meridionale, secondo presupposti storici e, in particolare, in base ad una mappa pubblicata il primo dicembre 1947 dall’allora Repubblica di Cina e rivista nel 1953, in cui con nove tratti si delimitava la sovranità cinese sulle acque, includendole quasi per intero. Oltre alla Cina, anche Taiwan rivendica pressoché in toto la sovranità sul Mar Cinese Meridionale che è conteso anche da Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei, sebbene solo parzialmente. In tali acque passano ricche rotte commerciali e nel loro sottosuolo sono presenti ricche risorse energetiche.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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