Libia: meeting a Parigi tra al-Sarraj e Haftar, il GNA nega

Pubblicato il 15 settembre 2020 alle 9:47 in Francia Libia

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Fonti diplomatiche francesi hanno rivelato che Parigi si sta preparando ad ospitare, il 17 settembre, un vertice libico, che vedrà la presenza del presidente del Parlamento di Tobruk, Aguila Saleh, il comandante dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, e il premier e capo del Consiglio presidenziale di Tripoli, Fayez al-Sarraj.

La notizia è stata riportata da diversi media, tra cui il quotidiano al-Wasat. Tuttavia, secondo quanto riferito da al-Jazeera il 15 settembre, il governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), ha negato quanto dichiarato in merito al meeting, in un momento in cui le forze di Haftar hanno continuato ad inviare rinforzi alla periferia della città costiera di Sirte.

Ad aver rivelato le prime indiscrezioni sull’incontro del 17 settembre è stato un sito di Intelligence francese, Intelligence online, secondo cui il vertice tra leader libici si concentrerà prevalentemente sul ruolo della Turchia nel Paese Nord-africano, e rappresenterà il continuo dei colloqui intrapresi nella città marocchina di Bouznika. Non da ultimo, il meeting sarà tenuto sotto l’egida delle Nazioni Unite e ci si auspica che anche Germania e Italia inviino propri rappresentanti.

Secondo il sito francese, obiettivo di Parigi sarebbe non solo discutere del dossier libico e delle questioni principali ad esso relative, ma altresì “assediare” il ruolo svolto da Ankara in Libia, fonte di preoccupazione per la Francia, viste le recenti tensioni nate anche nella regione del Mediterraneo orientale. Il fine ultimo sarebbe, inoltre, convincere Roma e Berlino ad essere più severe nei confronti della Turchia, in previsione dell’incontro del Consiglio europeo previsto per il 24 e 25 settembre prossimo.

Come riportato dal quotidiano Libya Ahrar, il GNA ha smentito la notizia del vertice tra al-Sarraj e Haftar. In particolare, è stato il portavoce del premier tripolino, Ghaleb Al-Zalai, a dichiarare che il governo di Tripoli non incontrerà Haftar, né nel futuro prossimo né in quello lontano, “indipendentemente dalla portata della mediazione internazionale”.

La notizia su un eventuale vertice libico si colloca in un clima di crescente mobilitazione internazionale che ha visto delegati libici, appartenenti sia all’LNA sia al GNA, discutere di diverse questioni relative alla crisi libica. Tra gli ultimi eventi, vi è il ciclo di incontri in Marocco, intrapreso il 6 settembre nella città marocchina di Bouznika, con il fine di “stabilizzare il cessate il fuoco e aprire negoziati per risolvere le divergenze tra le fazioni libiche”. A margine dell’ultima giornata di colloqui, il 10 settembre, è stata rilasciata una dichiarazione ufficiale congiunta, in cui i partecipanti hanno riferito di aver raggiunto un’intesa in merito alla nomina di posizione sovrane, ai sensi dell’articolo 15 degli accordi di Skhirat, ed hanno confermato il proprio sostegno ai risultati raggiunti alla conferenza di Berlino del 19 gennaio 2020, e, in particolare, ad una soluzione politica per la crisi libica, secondo le relative risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Parallelamente all’incontro in Marocco, la città svizzera di Montreux ha ospitato, tra il 7 ed il 9 settembre, un meeting che ha visto la presenza della Missione di Sostegno dell’Onu in Libia (UNSMIL), tenutosi sotto l’egida del Centro per il Dialogo Umanitario. Il vertice si è concluso con un accordo su una road map da seguire per giungere ad una soluzione politica in Libia.

Tale clima fa seguito al cessate il fuoco annunciato, il 21 agosto, da Fayez al-Sarraj ed Aguila Saleh, i quali hanno incoraggiato la smilitarizzazione della città costiera di Sirte, uno dei fronti di battaglia dove era attesa una battaglia imminente. Nonostante ciò, alcune fonti hanno rivelato ad al-Jazeera che Haftar ha inviato rinforzi militari nei pressi di Sirte e nell’area di Al-Marj, a Est di Bengasi, i quali hanno provato a reprimere le manifestazioni in corso nelle regioni orientali libiche. Nello specifico, i cittadini di Bengasi, Bayda e al-Marj, sono scesi in piazza dal 10 settembre, in segno di protesta contro il crescente deterioramento delle condizioni di vita, umanitarie e di salute. In tale quadro, il 13 settembre, spinto dai perduranti disordini sociali, il primo ministro del governo di Tobruk, Abdullah al-Thani, ha presentato le dimissioni al presidente del Parlamento, Aguila Saleh. Al-Thani ha affermato che il motivo principale delle dimissioni è da ricollegarsi alle pressioni esercitate dalla popolazione libica, che chiede le dimissioni di quel governo “incapace” di offrire servizi adeguati ai cittadini.

La situazione di grave instabilità in Libia ha avuto inizio il 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Gli schieramenti che si oppongono sono due. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar, l’Italia e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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