“L’eroe del genocidio” del Ruanda accusato di terrorismo

Pubblicato il 15 settembre 2020 alle 16:12 in Africa Ruanda

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Paul Rusesabagina ha rifiutato di commentare tutte le 13 accuse che gli sono state rivolte, a seguito del suo arresto, il 31 agosto. L’uomo è sospettato di terrorismo, complicità in omicidio e organizzazione di un gruppo armato irregolare. 

Rusesabagina è stato interpretato da Don Cheadle nel film nominato all’Oscar “Hotel Rwanda”, che raccontava la storia di come questo ha usato il suo lavoro di direttore d’albergo e le sue connessioni con l’élite dell’etnia hutu per proteggere la minoranza tutsi in fuga dal massacro. Il 31 agosto, due agenti di polizia hanno portato il 66enne al quartier generale dell’Ufficio Investigativo del Ruanda. Rusesabagina, che indossava una maschera davanti al viso, non ha rilasciato dichiarazioni. In passato ha denunciato di essere vittima di una campagna diffamatoria in Ruanda. 

L’uomo, che in passato aveva invocato la resistenza armata contro il governo in un video di YouTube, è comparso in un tribunale di Kigali il 14 settembre. Ha riferito alla corte di aver contribuito con 20.000 euro al National Liberation Front (FLN), l’ala militare del Mouvement Rwandais pour le Changement Démocratique, di cui è co-presidente. “L’FLN ha ucciso persone”, ha riconosciuto. “Se ci sono azioni cattive che sono state commesse contro le persone, me ne pento e chiedo perdono alle famiglie delle vittime”, ha aggiunto. Rusesabagina ha rifiutato di presentare una dichiarazione per una qualsiasi delle accuse. L’uomo apparirà in tribunale il 17 settembre per chiedere il rilascio su cauzione. 

A Rusesabagina non è stato permesso di incontrare gli avvocati nominati dalla sua famiglia, hanno riferito in un comunicato. Ma uno dei suoi legali nominati dal governo, David Rugaza, ha sostenuto che l’uomo si trova sotto processo per aver esercitato la libertà di parola. “Ha ottenuto la cittadinanza belga nel 1999”, ha detto Rugaza all’udienza. “Il Ruanda sta processando un cittadino straniero per la libertà di espressione di cui godeva mentre era all’estero”, ha aggiunto. Alcuni in Ruanda, compreso il presidente Paul Kagame, hanno accusato Rusesabagina di aver sfruttato il genocidio per fini personali.

Kagame governa il Ruanda dalla fine del genocidio e ha vinto le ultime elezioni, nel 2017, con quasi il 99% dei voti. Ha goduto di un ampio credito e sostegno da parte dei Paesi occidentali per aver tentato di riportare la stabilità al Ruanda, reprimere la corruzione e stimolare la crescita economica nella nazione dell’Africa orientale, formata da 12 milioni di abitanti. Tuttavia, le organizzazioni per la tutela dei diritti umani e l’opposizione nazionale sostiene che il suo governo è repressivo e autoritario. 

Nel 1959, quando il Belgio cedette il controllo del Paese ai primi si verificò un grave scontro etnico, a seguito del quale iniziò un lungo periodo di segregazione e massacri. Circa 800.000 tutsi e hutu moderati furono massacrati in 100 giorni nella nazione dell’Africa centrale, a partire dal 6 aprile 1994. Il 16 maggio, il Ministero della Giustizia francese aveva comunicato l’arresto di Felicien Kabuga, ritenuto uno dei responsabili della morte di circa 800.000 persone. 

Rusesabagina, il cui padre era hutu ma la madre e la moglie erano tutsi, ha negato di aver esagerato il suo ruolo nel salvataggio dei tutsi e non ha risposto pubblicamente alle accuse di sostegno a gruppi armati. Nel 2010, il procuratore generale del Paese ha dichiarato che le autorità avevano prove che Rusesabagina aveva finanziato gruppi terroristici, anche se non sono state mosse accuse. L’uomo avrebbe avuto un ruolo in una serie di presunti attacchi da parte dei ribelli del Fronte di Liberazione Nazionale (FLN) nel Sud del Ruanda, lungo il confine con il Burundi, nel 2018.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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