La Germania si apre alla Grecia: Merkel disposta ad accogliere 1.500 rifugiati di Moria

Pubblicato il 15 settembre 2020 alle 13:31 in Germania Grecia Immigrazione

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La Germania ha annunciato che intende accogliere circa 1.500 migranti bloccati sulle isole greche dopo la distruzione del campo di Moria, a Lesbo. Secondo fonti governative, si tratta di una “sincera manifestazione di solidarietà” rivolta a un Paese alleato, membro dell’Unione europea.

La decisione, promossa dalla cancelliera Angela Merkel, giunge in seguito alla notizia di un maggior consenso interno attirato dal suo partito, l’Unione Cristiano-Democratica di Germania, durante l’ultimo sondaggio di opinione condotto nel Paese, a discapito del partito di estrema destra, nazionalistico ed euroscettico, Alternativa per la Germania (AfD). Il successo va ricercato in quella che è stata ampiamente considerata una “gestione costante e precisa” della crisi di coronavirus perseguita dalla Merkel.

Più di 12.000 persone, per lo più richiedenti asilo provenienti da Afghanistan, Africa e Siria, sono rimaste senza riparo, servizi igienici adeguati o accesso al cibo dopo l’incendio che ha distrutto, il 9 settembre, il campo profughi di Moria, sull’isola greca di Lesbo. Fonti del governo tedesco hanno detto riferito all’agenzia di stampa Reuters che Berlino è pronta a ospitare i migranti le cui domande di asilo sono già state accettate dalle autorità e che momentaneamente si trovano bloccati sull’isola.

La Merkel e il presidente francese, Emmanuel Macron, nel frattempo, hanno già concordato di accogliere circa 400 bambini profughi non accompagnati, precedentemente residenti nel campo. Di questi, almeno 100-150 verranno probabilmente trasferiti in Germania. Subito dopo la decisione sui minori, almeno 16 parlamentari tedeschi hanno scritto al ministro dell’Interno di Berlino, Horst Seehofer, chiedendo di accogliere altri 5.000 migranti in vari Paesi europei o, in assenza di un accordo, nella sola Germania.

I sondaggi mostrano che la maggioranza dei tedeschi è favorevole all’accoglienza dei migranti che necessitano di protezione internazionale e le offerte di accoglienza dei politici regionali e locali, che si propongono di alleggerire il peso sulla Grecia accogliendo i migranti rimasti senza un tetto, dimostrano che questo sentimento è in gran parte condiviso anche a livello politico. Non tutti i partiti, tuttavia, si sono dichiarati a favore dell’iniziativa della Merkel. L’Afd, in particolare, che ha fatto il suo primo ingresso in Parlamento nel 2017, conduce un’intensa campagna di opposizione al governo incentrata soprattutto sui temi anti-immigrazione.

Anche a livello europeo, la questione dell’accoglienza e della gestione del fenomeno migratorio continua a dividere i Paesi, con la cancelliera tedesca che, poco dopo l’incendio, ha ammesso “l’inesistenza” di una politica comune europea in materia.  “In pratica, ad oggi non esiste una politica migratoria europea e questo è un pesante fardello per l’Unione”, ha dichiarato la Merkel, senza mezzi termini, a margine di un incontro con il presidente del Partito Popolare europeo (Ppe), Donald Tusk, presso la fondazione Konrad Adenauer, a Berlino, il 10 settembre.

Il campo di Moria, il più grande d’Europa, è stato distrutto dalle fiamme il 9 settembre. La struttura, progettata per contenere circa 2.200 migranti, ne ospitava almeno 13.000, in condizioni di grave sovraffollamento. Nonostante la vastità dell’incendio, non è stata segnalata alcuna vittima. Tutte le persone residenti nel campo, tuttavia, sono state costrette a fuggire, abbandonando i propri averi e ritrovandosi prive di un tetto.

L’incendio di Moria è giunto in un momento in cui cresceva il numero di richiedenti asilo risultati positivi al coronavirus. Il primo caso era stato segnalato il 2 settembre e, al giorno dell’incidente, i positivi confermati erano arrivati a 35. Secondo l’agenzia di stampa greca ANA, gli incendi sono iniziati dopo le rivolte di alcuni residenti che chiedevano di essere messi in isolamento dopo essere risultati positivi o essere entrati in stretto contatto con pazienti infetti. I vigili del fuoco hanno confermato che già nella giornata di ieri, martedì 8 settembre, alcuni “fuochi sparsi” erano divampati intorno e all’interno del campo. Anche una ONG tedesca presente sulla scena ha dichiarato che l’incendio sarebbe esploso deliberatamente in seguito ad alcune proteste riguardo alle misure di lockdown. “In serata, la rabbia e la disperazione dei profughi di Moria si sono accese”, ha riferito in una nota il gruppo tedesco Mission Lifeline. Infine, il 10 settembre, le autorità greche hanno confermato l’origine dolosa dell’incendio, dichiarando che le fiamme sarebbero state provocate volontariamente da un gruppo di richiedenti asilo.

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Chiara Gentili

di Redazione

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