La Cina gestirà il caso dei 12 fuggiaschi di Hong Kong diretti a Taiwan

Pubblicato il 15 settembre 2020 alle 10:12 in Cina Hong Kong

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La governatrice della regione amministrativa speciale di Hong Kong, Carrie Lam, il 15 settembre, ha confermato che il caso dei 12 cittadini dell’isola che sono stati arrestati dopo aver tentato di scappare a Taiwan via mare sarà gestito dalle autorità cinesi e non da quelle di Hong Kong.

In particolare, essendo i 12 colpevoli di aver attraversato illegalmente il confine marittimo del Paese, la questione sarebbe di pertinenza della giurisdizione della Cina continentale che, a detta di Lam, è giusto che gestisca il caso. La governatrice ha poi confermato che, tra i 12 detenuti, solamente uno era già noto alle autorità per aver commesso reati previsti dalla nuova legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong, adottata dal governo di Pechino lo scorso 30 giugno. Parlando ai media prima di una sessione del Consiglio Legislativo dell’isola, Lam ha anche aggiunto di sperare che tutti capiscano quale sia la natura dell’incidente avvenuto.

Il 23 agosto, la Guardia costiera cinese aveva riferito di aver sequestrato un motoscafo che stava tentando di attraversare illegalmente i confini marittimi della Cina al largo della provincia meridionale di Guangdong, le cui autorità hanno poi specificato che i fatti sarebbero avvenuti a 50 km a Est della costa di Hong Kong. Più tardi, il governo dell’isola aveva confermato che la polizia cinese di Shenzhen e Yantian aveva arrestato 12 suoi cittadini di età compresa tra i 16 e i 33 anni per aver attraversato illegalmente il confine.

Secondo quanto riferito da Lam, oltre all’uomo accusato di aver violato la legge sulla sicurezza nazionale, identificato in Li Yuxuan, anche le altre persone arrestare erano già state coinvolte in altri casi a Hong Kong, dove sono ricercati per presunti crimini quali assalto contro le forze dell’ordine, incendio doloso, possesso di armi e disordini. Li, invece, lo scorso 10 agosto, sarebbe stato accusato di collusione con forze straniere e Paesi esteri per cercare di arrecare danni alla sicurezza nazionale e sarebbe anche sospettato di riciclaggio, Secondo Lam, i 12 sarebbero scappati da Hong Kong proprio per sfuggire alle loro responsabilità legali e non per motivi legati alla nuova legge sulla sicurezza nazionale, come insinuato da alcuni.

In merito alla vicenda si è espresso anche il segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, il quale lo scorso 11 settembre, ha dichiarato di essere estremamente preoccupato perché alle 12 persone in questione sarebbe stato impedito di avere contatti con i propri avvocati. La portavoce del Dipartimento di Stato degli USA, Morgan Ortagus, poi, aveva definito “l’arresto di 12 attivisti pro-democrazia di Hong Kong” come un ulteriore esempio dell’intaccamento dei diritti umani sull’isola. In seguito alle dichiarazioni statunitensi, il 13 settembre, la portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, aveva affermato che le 12 persone in questione erano state arrestate per aver attraversato illegalmente i confini marittimi cinesi, specificando che non si trattasse di attivisti pro-democrazia ma di separatisti intenti a dividere Hong Kong dalla Cina.

Lo scorso 13 settembre, le famiglie dei 12 arrestati hanno tenuto una conferenza stampa a Hong Kong, richiedendo alle autorità cinesi di trasferire i propri cari dalla Cina continentale ad all’isola, di poterli contattare telefonicamente e di garantire loro accesso ai rispettivi avvocati. Al momento, nessuno tra i familiari sarebbe riuscito a mettersi in contatto con i detenuti.

Secondo quanto rivelato da una fonte rimasta anonima alla CNN, durante i preparativi per il tentativo di fuga in direzione Taiwan, i 12 fuggitivi avrebbero imparato a pilotare i motoscafi in quanto nessun trafficante avrebbe voluto correre il rischio che comporta un tale viaggio. Sempre secondo la stessa fonte, le imbarcazioni partite da Hong Kong sarebbero state in totale tre, di cui due sarebbero riuscite a raggiungere Taiwan. Il governo di Taipei, però, non ha ancora né confermato né smentito la notizia. Secondo dati rilasciati dal governo taiwanese, però, dall’inizio del 2020 il numero di persone che si sono trasferite da Hong Kong a Taiwan è raddoppiato rispetto agli anni precedenti.

Il 30 giugno scorso, il governo di Pechino ha approvato la “Legge della regione amministrativa speciale di Hong Kong della Repubblica Popolare Cinese per la salvaguardia della sicurezza nazionale” con la quale sono stati proibiti movimenti secessionisti e sovversivi, interferenze straniere e azioni di terrorismo sull’isola, rendendoli tutti atti criminali. Oltre a questo, è stata istituita la Commissione di Salvaguardia della Sicurezza Nazionale, che prevede l’impiego sull’isola di forze dell’ordine rispondenti al governo centrale di Pechino. Per molti, la legge lederebbe l’autonomia e le libertà di Hong Kong, restando volutamente vaga e lasciando ampi margini per la casistica di applicazione.

Dal primo luglio 1997 i Hong Kong è diventata una regione amministrativa speciale di Pechino, amministrata secondo il principio “un Paese, due sistemi” che le ha garantito un ampio margine di autonomia e libertà rispetto al governo centrale, alla luce di un diverso percorso di sviluppo tra Hong Kong, un’ex-colonia inglese, e la Cina continentale, sviluppatasi secondo il modello del socialismo dalle caratteristiche cinesi. Tale  modalità di gestione dovrebbe restare in vigore fino al 2047 ma per molti la legge sulla sicurezza nazionale lo avrebbe eroso. Secondo il principio di “una sola Cina”, invece, l’isola di Taiwan e ila Cina continentale formano un solo Paese di cui l’isola sarebbe una provincia, ma, a Taipei, è presente un governo autonomo noto come Repubblica di Cina (ROC) con a capo la presidente avversa a Pechino Tsai Ing-wen, la quale ha sempre categoricamente respinto il principio di “una sola Cina”. 

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

 

 

di Redazione

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