Europol: le mafie puntano gli occhi sul Recovery Fund

Pubblicato il 15 settembre 2020 alle 18:35 in Europa Italia

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Secondo l’Europol, l’Agenzia dell’Unione Europea per la cooperazione nelle attività di polizia, le organizzazioni criminali si starebbero gradualmente “infiltrando” nelle economie dei Paesi membri per infestare i sistemi e accaparrarsi parte dei fondi. L’invito rivolto ai governi è quello di cercare di controllare la situazione nel miglior modo possibile, suggerisce il direttore esecutivo dell’agenzia, Catherine De Bolle.

Durante un incontro con i capi delle polizie europee, martedì 15 settembre a Roma, De Bolle ha avvertito che le organizzazioni mafiose hanno già messo gli occhi sui fondi stanziati dall’UE per aiutare i Paesi a far fronte alle conseguenze economiche della pandemia di coronavirus. A livello europeo, ha sottolineato il direttore, si è registrato “un recente aumento delle infiltrazioni della criminalità organizzata nell’economia sana dei Paesi europei”. Questo è il motivo per cui Europol cerca di sollecitare un attento monitoraggio delle attività di finanziamento, prevedendo che i fondi dell’UE continueranno ad essere presi di mira.

Il vicecapo della Polizia di Stato, Vittorio Rizzi, presente all’incontro, ha ribadito che è necessario agire il prima possibile, poiché se le “infiltrazioni” verranno scoperte troppo tardi, causeranno “danni irreparabili” all’economia. Virus e mafie condividono una simile capacità di “pervasività”. “Nessuno deve sottovalutare il ruolo delle organizzazioni mafiose perché in un periodo caratterizzato da recessione economica serve liquidità, e chi ha soldi a disposizione vince il mercato” ha affermato Rizzi, specificando che un sistema di difesa può funzionare a dovere se l’economia è “forte”. Questo non è il caso dell’Europa, però, che al momento si trova in una situazione di “grave recessione”. “Dobbiamo chiudere le porte alla “dark economy”, ha aggiunto il vicecapo della polizia.

La riunione del 15 settembre si è concentrata sui pericoli della criminalità legati all’emergenza del coronavirus. Come affermato dalla De Bolle, i prodotti molto richiesti, come disinfettanti, mascherine, termometri, ventilatori meccanici e altri strumenti utilizzati nelle terapie intensive, rappresentano l’obiettivo principale delle truffe, anche quelle online. Il direttore dell’Europol ha spiegato che l’attuale “modus operandi” della criminalità organizzata è più sofisticato, poiché i criminali si impossessano dell’identità delle aziende, offrono alle vittime la vendita dei loro prodotti, principalmente legati alla pandemia, e da lì scompaiono. Tra i target ci sono anche le autorità sanitarie dell’UE e le società private.

Secondo la Direzione Investigativa Nazionale Antimafia (DIA), la pandemia di coronavirus potrebbe rappresentare un’opportunità per le mafie italiane di espandersi e diventare più ricche e potenti. L’idea della DIA è che la “paralisi economica” provocata dalla crisi del COVID possa aprire alle mafie “prospettive di arricchimento ed espansione paragonabili a uno scenario del dopoguerra”. In realtà, il coronavirus ha provocato uno shock ad un sistema economico già travagliato e ha ridotto ulteriormente la disponibilità di liquidità finanziaria. Pertanto, gli analisti della DIA ritengono che questa situazione possa favorire il disordine pubblico e compromettere l ‘“azione di contenimento sociale” che lo Stato ha finora garantito, attraverso attività di assistenza, prevenzione e repressione. È in questo contesto che entrano le mafie.

In tale quadro, il 16 giugno, il Ministero dell’Interno italiano ha annunciato di aver coordinato con Europol un gruppo di lavoro di 11 Stati che ha discusso delle strategie per ottenere una maggiore cooperazione contro il picco di attività delle reti criminali emerso all’indomani della nuova emergenza di coronavirus. Durante l’incontro, i partecipanti hanno discusso dei rischi di infiltrazioni della criminalità organizzata nell’economia legale e delle misure per contrastare gli effetti della pandemia sulle attività delle forze dell’ordine. Su questo, Roma ha proposto una maggiore condivisione delle informazioni tra i partecipanti.

In un primo momento, l’Italia è stato l’unico Paese in Europa ad adottare un meccanismo volto a monitorare il rischio di un aumento delle attività criminali a causa dell’emergenza causata dalla pandemia. Più nello specifico, il 29 aprile il ministro dell’Interno italiano, Luciana Lamorgese, ha avuto modo di rivedere la strategia adottata in risposta alla prima fase di emergenza. In quell’occasione il ministro ha rilevato un aumento del numero dei reati legati all’usura (+ 9,1%). Questi dati hanno dimostrato che, nonostante le misure adottate per sostenere le famiglie e le imprese con mancanza di liquidità, esisteva ancora il rischio di infiltrazioni criminali nel settore sociale ed economico. Per questo motivo, il ministro ha esortato le autorità competenti ad agire per aumentare le attività di prevenzione e l’identificazione di reati rivelatori che possono segnalare l’esistenza di infiltrazioni. Infine, la Lamorgese ha esortato le autorità a concentrarsi sul settore agroalimentare, insieme alle infrastrutture sanitarie, ai fornitori di attrezzature mediche, agli operatori del turismo, ai ristoranti e alle piccole e medie imprese.

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Chiara Gentili

di Redazione

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