Egitto: le forze di sicurezza impegnate a reprimere le proteste

Pubblicato il 15 settembre 2020 alle 11:24 in Africa Egitto

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La popolazione egiziana continua a mobilitarsi, chiedendo le dimissioni del presidente Abdel Fattah al-Sisi. Le forze di sicurezza, dal canto loro, hanno intrapreso diverse misure per evitare un esacerbarsi delle proteste.

In particolare, secondo quanto riferito da al-Araby al-Jadeed, i bar ed i centri di ritrovo del Cairo, di Alessandria e di altre città sono stati chiusi, il 14 settembre, in previsione della partita di calcio tra Al-Ahly e Ittehad, decisiva per determinare il vincitore della Premier League egiziana, con il fine ultimo di impedire ai tifosi e alla popolazione egiziana in genere di radunarsi. Una fonte della sicurezza, in condizioni di anonimato, ha rivelato al quotidiano che tale misura è stata ordinata dal Ministero degli Interni, il quale teme che i membri della “Fratellanza” possano sfruttare tali occasioni per organizzare manifestazioni contro il governo di al-Sisi.

A tal proposito, sono diversi gli attivisti che hanno esortato i cittadini a mobilitarsi per rovesciare il capo di Stato, scendendo per le strade del Paese il 20 settembre prossimo, in concomitanza con il primo anniversario della mobilitazione avviata nel 2019, che ha causato la più ampia campagna di arresti dall’elezione del presidente. In particolare, è stato l’imprenditore Mohamed Ali, che nel 2019 ha accusato al-Sisi di corruzione, ad esortare il popolo egiziano ad unirsi in una nuova rivoluzione per salvare il Paese, vittima di oppressione e ingiustizia.

Il motivo scatenante della crescente rabbia degli ultimi giorni è la demolizione di un gran numero di abitazioni e edifici, che ha costretto numerosi egiziani ad abbandonare le proprie case, a causa del mancato adempimento a requisiti specifici. Il governatorato di al-Dakhilia, ad esempio, ha riferito della rimozione di 1.200 case e dell’evacuazione di 3.700 famiglie. L’obiettivo del governo di al-Sisi è porre fine all’abusivismo edilizio, un fenomeno che, sin dagli anni Settanta e Ottanta, ha interessato soprattutto le aree rurali di diverse regioni egiziane.

Per tale ragione, il presidente egiziano ha emanato, nel mese di gennaio, un’ordinanza con cui ha sancito la possibilità di trovare, entro sei mesi, un accordo con lo Stato che consentirebbe di costruire in aree illegittime, stabilendo, al contempo, la demolizione di tutti quegli edifici costruiti abusivamente e di cui non ne è stata comprovata la legittimità, tra cui numerose abitazioni. La stragrande maggioranza dei cittadini che beneficia di alloggi considerati abusivi appartiene alle classi più povere, non in grado, quindi, di affrontare le spese richieste per evitare la demolizione della propria abitazione, spesso pari al 100% del prezzo di base dell’immobile. Inoltre, il popolo egiziano ha più volte lamentato le difficoltà legate alla procedura di riconciliazione, visto soprattutto il numero di documenti richiesti.

La disposizione di al-Sisi ha provocato il malcontento della popolazione, la quale ha iniziato a manifestare il proprio stato di agitazione sui social network, attraverso l’hashtag “Arrabbiati, egiziano”. Secondo il popolo egiziano, la misura del capo di Stato , oltre ad aver costretto molti ad evacuare, va contro la legge. Inoltre, si tratta di edifici costruiti nel corso degli ultimi dieci anni con l’approvazione di governatori, funzionari ed autorità competenti, mentre ora sono i cittadini a dover pagare il prezzo di una politica caratterizzata da “corruzione” e “tirannia”.

In tale quadro, nella giornata del 13 settembre, decine di manifestanti si sono radunati presso il distretto di Al-Duwayqa, nella capitale, per protestare contro il mancato risarcimento a seguito della demolizione delle loro case fatiscenti. Fino alla mattina del giorno successivo, le forze di sicurezza hanno chiuso le vie d’accesso all’area e sollevato uno stato di allerta, temendo una mobilitazione maggiore. In tal caso, la rimozione di case e edifici è stata giustificata dal rischio frane segnalato dal 2008. Tuttavia, alla popolazione non sono state fornite abitazioni alternative, costringendola a vivere per strada.

Al di là della demolizione delle abitazioni, i cittadini egiziani lamentano un quadro economico in crescente deterioramento e perduranti violazioni dei diritti umani, come evidenziato dall’arresto di scrittori, giornalisti e intellettuali che esprimono idee contrarie al governo. Alla base del malcontento vi sono l’aumento dei prezzi dei beni e dei servizi di base, i fenomeni di repressione da parte delle forze di sicurezza, la “nazionalizzazione” della vita politica e il controllo dei media, megafono della sola voce di al-Sisi. Alcuni cittadini hanno poi evidenziato l’incapacità del capo di Stato di gestire il dossier relativo alla diga africana, mettendo a rischio il futuro delle risorse idriche dell’Egitto, così come la questione delle risorse di gas nel Mediterraneo orientale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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