Bogotà: proseguono i disordini, i morti salgono a tredici

Pubblicato il 15 settembre 2020 alle 6:26 in America Latina Colombia

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La giornata di perdono e riconciliazione organizzata dal sindaco di Bogotà, Claudia López, per le violente manifestazioni contro la brutalità della polizia che la scorsa settimana hanno causato almeno 10 morti in città e altre tre nella vicina Soacha, si è chiusa con nuovi scontri tra polizia e manifestanti ed episodi di violenza diffusa in tutta la capitale della Colombia.

I disordini si sono verificati nella centralissima Plaza de Bolívar dove centinaia di persone hanno manifestato contro la violenza della polizia, una nuova protesta per la morte di Javier Ordóñez, un uomo di 46 anni che è stato fermato con la forza eccessiva e ucciso per l’uso prolungato di una pistola Taser da due agenti durante il suo arresto, per aver violato le misure anti-Covid.

Quando le persone si sono radunate in piazza, i membri della Squadra Mobile Anti-sommossa (Esmad) della Polizia sono entrati sul posto e hanno lanciato bombe stordenti e gas lacrimogeni per disperdere la folla, che si è messa a correre per le strade del centro provocando scene di panico.

La mattina di domenica 13 settembre, la Plaza de Bolívar è stata la scena in cui il sindaco ha chiesto perdono e ha espresso le sue condoglianze a ciascuno dei parenti delle vittime delle violenze di questa settimana a Bogotá che hanno partecipato all’evento.

“È compito delle autorità statali impedire che questi eventi si verifichino. Oggi ci scusiamo anche perché quegli eventi si sono verificati nonostante tutti gli sforzi e le chiare istruzioni fornite dall’ufficio del sindaco in modo che le armi da fuoco non vengano mai utilizzate durante proteste civili nella nostra città” – ha sottolineato López dopo aver abbracciato i membri della famiglia. 

Oltre alla cerimonia in Plaza de Bolívar, López ha condotto ha preso parte a una veglia e a un concerto per la riconciliazione in un parco situato dietro il Comando di Azione Immediato (CAI) della Polizia nel quartiere Verbenal, nel nord della città, incendiato durante le proteste.

L’Orchestra Filarmonica di Bogotá e l’Orchestra della Polizia si sono esibite lì per dare un messaggio di ottimismo mentre un gigantesco cartello installato sul bordo del palco diceva: “Bogotà è riconciliata. Verità, giustizia e riforma subito”.

D’altra parte, il direttore della Polizia, il generale Gustavo Moreno, ha assicurato che “assolutamente nessuno ha dato l’ordine di sparare” contro i manifestanti e ha indicato che la Colombia vive in una democrazia, non “in anarchia”.

In questo senso, il ministro della Difesa, Carlos Holmes Trujillo, ha affermato che è “irresponsabile” l’atteggiamento di alcune persone che hanno segnalato dinanzi all’opinione pubblica “azioni individuali degli agenti in caso di omicidi o lesioni come un fatto giudizialmente provato, quando tale può essere provato solo dalla Procura e dai giudici della Repubblica”.

Secondo la Polizia, almeno 65 uomini in divisa saranno oggetto di indagini disciplinari per presunti abusi di autorità e 40 armi da fuoco appartenenti ad agenti sono state sequestrate per verificare se i proiettili che hanno causato la morte durante le proteste siano partiti da queste.

Per Bryan Baquero, la cui sorella Angie è morta dopo aver ricevuto una pallottola all’addome nel quartiere La Gaitana la notte del 9 settembre, ciò che Bogotá ha vissuto nei giorni scorsi dovrebbe sensibilizzare cittadini e autorità, motivo per cui ha chiesto che cessi la violenza. “Non vogliamo che più famiglie passino attraverso questo, è molto difficile, molto difficile, perché abbiamo perso una persona che non saremo più in grado di vedere, che lascia un grande vuoto nei nostri cuori. Chiediamo che tanta violenza sia calmata che Esiste in campagna e in città” – ha detto Baquero all’inviato della televisione pubblica spagnola RTVE.

 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

 

di Redazione

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