Accordi di normalizzazione con Israele: il giorno della firma

Pubblicato il 15 settembre 2020 alle 9:06 in Bahrein Emirati Arabi Uniti Israele

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Washington è stata testimone, martedì 15 settembre, della cerimonia per la firma degli accordi di normalizzazione tra Israele, Emirati Arabi Uniti (UAE) e Bahrein. Per quest’ultimo, firmare una simile alleanza con Israele non significa abbandonare la causa palestinese, ma unire gli sforzi per far fronte alla minaccia iraniana.

Secondo quanto riferito da un alto funzionario dell’amministrazione statunitense, la cerimonia è stata preceduta da accordi bilaterali tra i rappresentanti dei tre Paesi mediorientali e delegati statunitensi. A guidare le delegazioni vi sono il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, il ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, Abdullah bin Zayed al-Nahyan, e il suo omologo bahreinita, Abdullatif bin Rashid al-Zayani.

Il primo patto, nominato “accordo Abraham”, è stato annunciato dal capo della Casa Bianca il 13 agosto, ed ha di fatto normalizzato le relazioni tra Israele e UAE. In particolare, Israele si è impegnato a sospendere l’annessione dei territori palestinesi della Cisgiordania, così come annunciato in precedenza, sebbene il primo ministro israeliano, Netanyahu, abbia specificato di aver semplicemente deciso di “ritardare” l’annessione come parte dell’accordo con Abu Dhabi. Proprio Netanyahu si è più volte detto pronto a firmare un accordo storico, prevedendo che presto anche altri Paesi seguiranno l’esempio emiratino. Successivamente, il presidente Trump, l’11 settembre, ha annunciato che, dopo gli Emirati Arabi Uniti, anche il Bahrein ha normalizzato le sue relazioni diplomatiche con Israele. La mossa, che, a detta del capo della Casa Bianca, ha l’obiettivo di allentare le tensioni in Medio Oriente, punta a frenare soprattutto le azioni dell’Iran, storico nemico di Washington e Tel Aviv.

Al momento, non sono noti i dettagli dell’accordo, ma un funzionario israeliano giunto alla Casa Bianca ha riferito che questi saranno annunciati a seguito della firma. Il testo, è stato specificato, dovrà poi essere presentato alla Knesset, il Parlamento israeliano, e al governo di Tel Aviv. Stando alle prime rivelazioni a riguardo, Israele dovrebbe firmare un “trattato di pace” con gli Emirati Arabi Uniti e una “dichiarazione di pace” con il Bahrein.

In tale quadro, il ministro dell’Interno del Bahrein, Rashid bin Abdullah Al Khalifa, ha affermato che stabilire relazioni diplomatiche con Israele mira a salvaguardare gli “interessi supremi” di Manama e a rafforzare la partnership strategica già instaurata con Washington, così da far fronte alla perdurante minaccia iraniana. Circa Teheran, ha affermato il ministro al-Khalifa, questa ha deciso di agire provando ad imporre la propria egemonia in diverse forme, rappresentando, in tal modo, un pericolo costante per la sicurezza interna del Bahrein. Per tale ragione, è necessario “anticipare il pericolo e affrontarlo”. La mossa di Manama, ha infine riferito il ministro dell’Interno, non va contro la causa palestinese, ma ha semplicemente l’obiettivo di rafforzare la sicurezza del popolo bahreinita e la stabilità economica del Paese.

Da parte sua, Netanyahu, nella sera del 14 settembre, ha dichiarato che Israele ha lavorato per molti anni per firmare un accordo di pace con Emirati Arabi Uniti e Bahrein, e continuerà ad impegnarsi per far sì che anche altri Paesi seguano il loro esempio. La firma di tali alleanze, secondo il premier israeliano, “avrà un impatto enorme e positivo su tutti i cittadini israeliani”.

Nel frattempo, in Bahrein gruppi di manifestanti sono scesi in piazza, nella notte precedente alla sigla dell’accordo, tra il 14 ed il 15 settembre, per mostrare il proprio rifiuto alla normalizzazione delle relazioni tra Manama e Tel Aviv, ritenendo il patto una forma di tradimento.

Gran parte della popolazione bahreinita non è favorevole ad una normalizzazione dell’asse Manama – Israele, come dimostrato dall’indignazione mostrata in piazza dopo che, il 17 febbraio 2020, la Corte suprema di appello si era rifiutata di accogliere il ricorso di un uomo bahreinita, condannato a tre anni di reclusione, accusato di aver organizzato riunioni e rivolte propalestinesi non legali nel mese di maggio 2019. Per la popolazione del Bahrein, la reazione della Corte d’Appello rappresentava un modo per placare Israele e per cercare di non destabilizzare le relazioni tra i due Paesi. La rabbia dei cittadini era stata espressa soprattutto sui social media, dove numerosi avevano sottolineato il tentativo del Regno di avvicinarsi ad Israele e di compiacerlo.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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