Yemen: intensificati gli attacchi contro gli Houthi

Pubblicato il 14 settembre 2020 alle 9:30 in Arabia Saudita Yemen

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La coalizione a guida saudita ha intensificato i propri attacchi contro le postazioni dei ribelli sciiti Houthi. Per il terzo giorno consecutivo, 14 raid hanno colpito la capitale Sana’a e le aree rurali meridionali.

Come affermato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed si tratta di una “escalation senza precedenti”. In particolare, fonti mediatiche affiliate ai ribelli sciiti hanno riferito che i raid lanciati all’alba di lunedì 14 settembre hanno dapprima colpito le vicinanze dell’aeroporto di Sana’a e una postazione, presumibilmente appartenente agli Houthi, a Faj Attan, a Sud della capitale. Altri 5 raid hanno interessato un accampamento Houthi situato nel distretto di Sanhan e altre postazioni nell’area di al-Sama, rispettivamente nel Sud e nel Nord-Est di Sana’a. In giorno precedente, anche l’area periferica settentrionale della capitale era stata oggetto di raid, con l’obiettivo di colpire la base militare di Al-Dailami.

Già il 12 settembre, i residenti di Sana’a avevano riferito di un’ulteriore offensiva contro la capitale controllata dai ribelli sciiti Houthi. In particolare, un portavoce delle forze armate dello Yemen, Waddah Al-Debeish, aveva dichiarato che un accampamento di ingegneria militare e il quartier generale dell’apparato di sicurezza nazionale erano stati colpiti da nove attacchi missilistici operati dalla coalizione internazionale a guida saudita.

I primi bombardamenti contro le postazioni degli Houthi a Sana’a sono avvenuti a tre giorni di distanza da un attacco condotto dai ribelli sciiti contro l’aeroporto di Abha, nel Sud dell’Arabia Saudita, il 9 settembre. Il giorno precedente, inoltre, il portavoce della coalizione internazionale a guida saudita, il colonnello Turki al-Maliki, aveva riferito che le forze congiunte, formate da membri dell’esercito saudita e della coalizione, avevano intercettato e distrutto un drone esplosivo lanciato dai ribelli Houthi verso il Sud del Regno.

La coalizione saudita si è più volte detta determinata a distruggere le capacità qualitative degli Houthi, sulla scia dei quotidiani attacchi missilistici e di droni Houthi sul territorio saudita. È dal 26 marzo 2015 che l’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto yemenita per sostenere il presidente legato al governo legittimo, Rabbo Mansour Hadi. In particolare, Riad guida una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

Il ruolo saudita nel panorama yemenita ha fatto sì che il Regno fosse più volte bersaglio di attacchi condotti dai ribelli Houthi, i quali, a loro volta, hanno messo in luce le offensive condotte dalla coalizione in Yemen. In tale quadro, il 23 giugno scorso, il gruppo sciita aveva annunciato l’inizio di una “vasta operazione” volta a colpire i territori sauditi.  Secondo i ribelli, le loro azioni sono da inserirsi in un’ottica di legittima difesa e si sono detti disposti a continuare fino a quando lo Yemen non sarà un Paese libero e indipendente e fino a quando non cesseranno le operazioni “criminali” perpetrate dalle forze saudite.

Tra le aree maggiormente bersagliate vi è il governatorato di Ma’rib, ricco di risorse petrolifere. Qui, a detta di fonti Houthi, sono stati circa 19 gli attacchi perpetrati, mentre le altre regioni più colpite sono state Saada, la roccaforte degli Houthi nel Nord dello Yemen, Khub, Al-Sha`af e Al-Jawf. Si tratta di governatorati oggetto di una violenta escalation sin dall’inizio della metà del mese di gennaio 2020. Il primo marzo, gli Houthi erano riusciti ad occupare la città di Hamz, capoluogo della provincia settentrionale strategica di al-Jawf, costringendo le forze governative a ritirarsi verso Est, e, nello specifico, verso la città desertica di al-Jar, a seguito della seconda grande sconfitta in un mese. Per i ribelli è stata una delle conquiste più rilevanti degli ultimi anni.

In tale quadro, secondo quanto riferito da al-Araby al-Jadeed, il 13 settembre le tribù Murad del governatorato di Ma’rib hanno firmato un accordo con cui hanno, di fatto, annunciato il proprio sostegno al governo legittimo yemenita e la loro opposizione a chiunque sostenga il “nemico”, con riferimento ai ribelli Houthi, i quali starebbero “sprecando il proprio sangue”. Per il governo yemenita si è trattato di una mossa significativa che mostra il ruolo delle tribù a sostegno dello Stato e dei suoi tentativi di ristabilizzarlo, nonostante le promesse fatte loro da parte dei gruppi ribelli.

Il conflitto civile in Yemen è in corso da circa cinque anni. Questo è scoppiato il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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