Vertice Cina- UE: contenuti e risultati

Pubblicato il 14 settembre 2020 alle 17:38 in Cina Europa

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Il presidente cinese, Xi Jinping, e il presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, il 14 settembre, hanno presieduto un incontro organizzato in videoconferenza tra Cina e Unione Europea (UE) che ha fatto seguito al 22esimo summit annuale Cina-UE, tenutosi lo scorso 22 giugno.

All’evento hanno partecipato la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, la cancelliera tedesca, Angela Merkel e l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell. Sul tavolo dei negoziati sono state discusse prevalentemente le tematiche del cambiamento climatico, delle relazioni economiche e commerciali, degli affari internazionali e dei diritti umani, del coronavirus e della ripresa economica.

Durante la video-conferenza, Xi Jinping ha sottolineato che Cina e UE devono promuovere lo sviluppo delle relazioni di partenariato strategico da cui sono legate e implementare i cosiddetti “quattro punti fermi”, ovvero la coesistenza pacifica, la cooperazione aperta, il multilateralismo e il dialogo. Nella conferenza stampa seguita all’incontro, Michel ha affermato che il vertice è stato un passo in avanti per forgiare relazioni sino-europee più equilibrate e ha aggiunto che rispetto ad alcune questioni le parti stanno procedendo verso una giusta direzione mentre permangono divergenze riguardo altri temi. L’UE chiede alla Cina di improntare le sue relazioni con l’UE sui principi di reciprocità, responsabilità e giustizia.

Dal 2013, Cina e UE stanno negoziando un accordo comprensivo sugli investimenti che consenta un maggior accesso ai rispettivi mercati e una competizione equa, superando gli ostacoli agli investimenti, riducendo il ruolo delle aziende a proprietà statale e che sia ancorato al concetto di sostenibilità. Durante l’incontro odierno, le parti hanno deciso di accelerare i negoziati e di concluderli entro l’anno. Von der Leyen ha confermato passi in avanti in merito al comportamento delle aziende a proprietà statale, ai trasferimenti forzati di tecnologie e alla trasparenza dei sussidi ma ha ribadito che ancora c’è molto da fare, soprattutto in merito all’accesso ai mercati e allo sviluppo sostenibile.  La presidente della commissione europea ha affermato che la Cina deve convincere l’Europa che valga la pena adottare l’accordo sugli investimenti. Al momento, le aziende cinesi avrebbero già accesso ai mercati europei dove operano secondo regole di concorrenza eque mentre lo stesso non avverrebbe per le aziende europee in Cina.

Nonostante i ritardi nell’accordo per gli investimenti, Pechino e Bruxelles hanno firmato un’intesa sulla protezione delle indicazioni geografiche per proteggere le rispettive esportazioni di bevande e alimenti e che prevede il riconoscimento di 100 denominazioni alimentari europee e altrettante cinesi. L’accordo assesterà un duro colpo alle esportazioni di USA, Australia e Nuova Zelanda che non potranno più utilizzare i nomi protetti europei per i prodotti che rivendono in Cina. Nel 2019, la Cina è stato il terzo Paese di destinazione delle esportazioni agricole e alimentari europee per un valore di circa 14,5 miliardi di euro mentre l’UE è il primo partner commerciale della Cina. Michael ha ribadito che l’Europa chiede alla Cina maggiore reciprocità e parità di condizioni.

 Oltre all’accordo per le denominazioni, Pechino e Bruxelles hanno poi istituito sia un dialogo di alto livello sino-europeo sull’ambiente e sul clima, sia un dialogo di alto livello in ambito digitale per creare rispettivamente il partenariato verde sino-europeo e il partenariato digitale sino-europeo.

Di recente, la popolarità cinese in seno all’UE ha avuto un brusco calo, soprattutto per questioni legate ai diritti umani. In particolare, l’UE ha criticato la Cina per la presunta repressione della minoranza degli Uiguri nella regione autonoma del Xinjiang e per la questione di Hong Kong, dove le autorità hanno arrestato molti manifestanti pro-democrazia dall’inizio delle proteste nel 2019 e dove Pechino ha introdotto una nuova legge sulla sicurezza nazionale lo scorso 30 giugno, che secondo alcuni avrebbe leso le libertà e l’autonomia dell’isola.

Michael ha ribadito che l’UE chiede che le voci democratiche di Hong Kong trovino ascolto, che i diritti vengano protetti e che l’autonomia dell’isola sia preservata. Oltre a questo, l’UE ha espresso preoccupazione per il trattamento delle minoranze in Xinjiang e in Tibet, degli attivisti per i diritti umani e dei giornalisti. Oltre alla già nota opposizione dell’UE rispetto alle questioni di Hong Kong e del Xinjiang, Michel ha aggiunto che l’UE ha richiesto alla Cina di astenersi dall’adottare iniziative unilaterali nel Mar Cinese Meridionale per evitare l’esacerbarsi delle tensioni in loco.

Dal 12 marzo 2019, l’UE aveva definito la Cina un “rivale sistemico” che promuove “modelli alternativi di governance”. Secondo molti, la definizione servirebbe ad identificare la promozione da parte della Cina di un sistema di tipo autocratico che è in contrapposizione con le democrazie di tipo europeo. In seguito al summit dello scorso 22 giugno, lo stesso Michel aveva dichiarato che, nonostante l’interdipendenza economica e la necessità di cooperare contro il cambiamento climatico, la Cina e l’UE non condividono gli stessi valori, sistemi politici o approccio al multilateralismo, aggiungendo che Bruxelles avrebbe difeso gli interessi europei e i propri valori.

Per la Germania, che detiene la presidenza di turno del Consiglio dell’UE, il summit odierno che, prima della diffusione del coronavirus, sarebbe dovuto avvenire a giugno nella città tedesca di Leipzig, ha rappresentato un momento di grande importanza. Prima dell’incontro odierno, il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, aveva condotto il suo primo tour di visite all’estero dopo l’emergenza coronavirus proprio in Europa, dal 25 agosto al primo settembre scorsi, quando ha visitato Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Francia e Germania.

Proprio durante la sua visita a Berlino, il suo omologo tedesco, Heiko Maas, aveva dimostrato una linea dura adottata dalla Germania nei confronti della Cina alla quale era stato chiesto di ritirare la legge sulla sicurezza nazionale da Hong Kong e di consentire l’ingresso in Xinjiang a osservatori delle Nazioni Unite. In tale occasione, Wang aveva invece minacciato il presidente del Senato della Repubblica Ceca per aver condotto una visita ufficiale a Taiwan e, anche in quel caso, Maas aveva condannato le affermazioni della controparte. Infine, durante la visita di Wang, la Germania aveva pubblicato le “Linee guida per l’Indo-Pacifico” in cui è stato specificato che Berlino diversificherà le proprie relazioni in Asia e cercherà altri partner commerciali nella regione per diminuire la propria dipendenza da Pechino.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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