Il Libano e la formazione di un nuovo governo: aumentano le pressioni

Pubblicato il 14 settembre 2020 alle 10:40 in Libano Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il primo ministro libanese designato, Mustapha Adib, dovrà presentare il 15 settembre una nuova squadra governativa, in grado di ottenere l’approvazione di diversi attori esterni, tra cui europei, ed il loro successivo sostegno.

Risale al 31 agosto l’annuncio del presidente libanese, Michel Aoun, con cui ha affidato all’ambasciatore del Libano in Germania, Adib, l’incarico di formare un governo di crisi, il cui obiettivo principale è mettere in atto riforme che risanino un quadro economico sempre più fragile. Le consultazioni del neopremier con i diversi partiti politici, oltre che con ex capi di governo, sono iniziate il 2 settembre, giorno in cui Adib si è impegnato a formare la nuova squadra governativa entro due settimane, come esortato altresì dal presidente francese, Emmanuel Macron.

Per lunedì 14 settembre è previsto un incontro tra il capo di Stato, Aoun, e il premier designato, in cui quest’ultimo dovrebbe già avanzare le prime proposte. Il requisito principale del nuovo esecutivo, come sottolineato da Macron e da diversi leader europei, è che sia composto da “specialisti”, senza alcun legame con partiti politici specifici, in grado di trovare una soluzione alla perdurante crisi economica e finanziaria in cui versa il Paese, ulteriormente esacerbata dall’esplosione che ha colpito il porto di Beirut il 4 agosto scorso. Si tratterebbe, quindi, di un “governo di missione”, senza partiti. È tale ultimo requisito che ha trovato il rifiuto di alcuni attori politici, tra cui il Movimento Patriottico Libero, partito fondato dallo stesso Aoun nel 2005, di orientamento cristiano maronita.

In tale quadro, una fonte politica libanese ha dichiarato al quotidiano al-Arab che nel caso in cui il presidente Aoun si opponga ad uno dei nomi inclusi nella lista, il premier Adib sarebbe pronto a lasciare l’incarico, scusandosi per non essere riuscito a portare a termine la missione. Non è da escludere, però, l’ipotesi secondo cui il primo ministro designato richieda semplicemente più tempo. Adib, dal canto suo, non ha rilasciato numerose dichiarazioni sino ad ora. Tra le promesse fatte, vi è quella di un “cambiamento totale”, che veda nuove personalità alla guida dei diversi Ministeri, in carica da anni.

Il nuovo esecutivo, spiega al-Arab, dovrà avere il sostegno dei principali gruppi sia cristiani sia musulmani libanesi e rispettare i principi alla base del confessionalismo politico che caratterizza il sistema di Beirut e la “suddivisione del potere” sia a livello governativo sia parlamentare. In tale quadro, il presidente del Parlamento, Nabih Berri, negli ultimi giorni, ha esortato Adib a nominare un ministro delle Finanze sciita. A detta di Berri, esponente del partito Amal, sostenitore di Hezbollah, ciò rappresenterebbe una garanzia per la stabilità del nuovo governo, in quanto l’elezione di un membro sciita porterebbe all’appoggio della comunità sciita stessa.

Di fronte a tale posizione, Macron ha ricordato al presidente Berri che, l’8 settembre, gli USA hanno inserito nella cosiddetta “lista nera” ex ministri dei Trasporti e delle Finanze libanesi, accusati di aver fornito supporto materiale ed economico ad Hezbollah, tra cui Ali Hassan Khalil, braccio destro di Berri. Secondo alcuni, le parole del capo di Stato francese hanno rappresentato un avvertimento su eventuali nuove sanzioni per personalità sciite, nel caso in cui ci si opponga alla formazione della futura squadra governativa.

Oltre a Macron, anche l’Unione Europea, attraverso il Commissario per la gestione delle crisi, Janez Lenarcic, ha sottolineato che la formazione di un esecutivo “credibile” è il prerequisito necessario per ottenere aiuti dalla comunità internazionale. L’Unione europea, ha specificato Lenarcic il 12 settembre, ha promesso di elargire circa 64 milioni di euro per sostenere il Libano ad affrontare i danni subiti con l’esplosione del 4 agosto. Il nuovo governo sarà il punto di inizio per nuove riforme, anch’esse necessarie in quanto i donatori internazionali non sono disposti a sostenere pratiche “che hanno portato a un collasso finanziario e una crisi economica”. Il futuro governo dovrà altresì riprendere le negoziazioni con il Fondo Monetario Internazionale (FMI), volte all’implementazione di un programma da circa 10 miliardi di dollari, che prevede dapprima riforme soprattutto nel settore dell’elettricità e finanziario.

Le dimissioni dell’ex primo ministro, Hassan Diab, risalgono al 10 agosto, e hanno fatto seguito ad una forte ondata di mobilitazione popolare, in cui gruppi di manifestanti hanno accusato il governo di essere responsabile dell’incidente presso il porto di Beirut. Il governo di Diab aveva ottenuto la fiducia del Parlamento l’11 febbraio scorso, dopo essere stato incaricato di risanare una situazione economica, sociale e politica sempre più fragile, che aveva spinto la popolazione libanese a scendere in piazza dal 17 ottobre, provocando le dimissioni di Hariri. Negli ultimi mesi, l’esecutivo di Beirut non è riuscito, però, ad adempiere alla propria missione, ulteriormente compromessa dalla pandemia di coronavirus. L’esplosione del 4 agosto è stata considerata dai cittadini “la goccia che ha fatto traboccare il vaso” in un quadro di perdurante crisi caratterizzato da collasso economico, corruzione, sprechi e cattiva gestione.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.