Egitto: ancora morti all’interno delle carceri

Pubblicato il 14 settembre 2020 alle 12:31 in Africa Egitto

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Una organizzazione non governativa per i Diritti umani ha denunciato la morte di un cittadino egiziano, detenuto nel carcere di Tora. Si è trattato del secondo annuncio simile in meno di 24 ore.

Nello specifico, secondo quanto riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, l’annuncio della ONG “El Shahab for Human Rights” è del 13 settembre, sebbene la morte del detenuto, Mostafa Ahmed Mostafa, sia da far risalire al 31 agosto, data in cui Ahmed è stato trasferito in ospedale, a causa delle condizioni di salute instabili. Si tratta della seconda morte denunciata in meno di 24 ore. Un’altra riguarda il prigioniero Ali Hassan Al-Beheiri, morto nella mattina del 13 settembre nel carcere di Gamasa, nel Nord dell’Egitto.

Secondo quanto registrato da El Shahab, sino ad ora, nel mese di settembre vi sono stati circa sei decessi all’interno di prigioni e centri di detenzione egiziani. Tra questi vi sono Shaaban Hussein, morto il primo settembre nella prigione di Fayoum, Ahmed Abd Rabbo, deceduto nella prigione nominata “Scorpion” il 2 settembre, seguito da Amr Abu Khalil, morto a causa di un’infezione da Covid-19, e Islam “l’australiano”, ucciso nella stazione di polizia di Al-Munib, nel Governatorato di Giza, il 7 settembre, due giorni dopo il suo arresto. In tal caso, la famiglia del detenuto ha accusato gli agenti di polizia del dipartimento di aver picchiato e torturato la giovane vittima. Quest’ultima era stata arrestata il 5 settembre, dopo essersi opposta alla distruzione dei beni contenuti all’interno del proprio negozio, ad opera di un agente della polizia locale. La rabbia del giovane commerciante aveva portato a scontri con l’agente ed al conseguente arresto, culminato con la morte.

Le organizzazioni egiziane per i diritti umani hanno monitorato 60 decessi a causa di “negligenza medica deliberata” all’interno delle carceri egiziane dall’inizio del 2020. Si è trattato, per la maggior parte dei casi, di detenuti arrestati a causa delle proprie idee e opinioni politiche espresse nelle diverse modalità, dalle manifestazioni in piazza ai social media. Le autorità responsabili presenti nelle carceri sono state accusate di aver negato le cure mediche necessarie e di aver tenuto i prigionieri in condizioni igienico- sanitarie precarie, che hanno causato un deterioramento delle loro condizioni di salute, fino alla morte.

Allo scoppio della pandemia di coronavirus, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani aveva fatto appello alle autorità egiziane, invitandole a rilasciare tutti i detenuti che si trovavano in stato preprocessuale, esortando Il Cairo a salvarli da un possibile focolaio virale. Le prigioni egiziane, stimate per contenere circa 114.000 persone, sono “sovraffollate, insalubri e soffrono di una mancanza di risorse”, aveva dichiarato l’Ufficio per i diritti umani dell’ONU, aggiungendo che ai detenuti viene frequentemente negato l’accesso alle cure e ai trattamenti medici.

Il 20 luglio, poi, Human Rights Watch ha pubblicato un report in cui ha riferito che almeno 14 prigionieri sono deceduti a causa di possibili complicanze dovute all’infezione da COVID-19 nei centri di detenzione egiziani, dove la diffusione del virus è mal monitorata. I decessi, è stato specificato, hanno interessato circa dieci prigioni egiziane. Sembra che le autorità penitenziarie non abbiano adottato misure di tracciamento dei contatti e abbiano fatto ben poco per isolare i detenuti che presentavano sintomi”, ha affermato Human Rights Watch, aggiungendo che le guardie carcerarie di almeno tre prigioni, secondo le testimonianze delle persone intervistate, si sono rifiutate di consentire ai detenuti di procurarsi o indossare mascherine protettive.

Già il 20 giugno 2019, il Gruppo di Lavoro sull’Egitto, un gruppo di esperti di politica internazionale costituito nel 2010, aveva sottolineato che la morte dell’ex presidente egiziano Mohammad Morsi, del 17 giugno scorso, avrebbe dovuto rappresentare una scintilla in grado di richiamare l’attenzione a livello internazionale sulla condizione dei prigionieri detenuti nelle carceri egiziane, i quali vivono in condizioni rischiose e dovrebbero essere salvati. Nello specifico, i prigionieri egiziani, a detta del gruppo, sono stati vittima di violazioni dei diritti fondamentali, uso sistematico della scomparsa forzata, isolamento, mancata assistenza medica, detenzione arbitraria, processo ingiustificato, torture, abusi sessuali. Le autorità avrebbero altresì cacciato fuori i detenuti, uccidendoli a sangue freddo, e mostrando la loro uccisione come se si trattasse di raid contro cellule terroristiche. Questo è stato il destino di più di 450 uomini egiziani dal 2015.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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