Brexit: l’Irlanda contro Johnson

Pubblicato il 14 settembre 2020 alle 13:07 in Irlanda UK

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La Repubblica d’Irlanda ha respinto le affermazioni del premier britannico, Boris Johnson, secondo cui l’Unione Europea starebbe mettendo in atto un complotto per destabilizzare il Regno Unito. Il diverbio tra Londra e Dublino si aggiunge alle dinamiche di tensione innescate dal governo inglese nel contesto delle trattative post-Brexit.

La tempesta si è scatenata dopo l’annuncio di un controverso progetto di legge sul mercato interno, il 9 settembre, con il quale Johnson intende modificare unilateralmente alcuni punti dell’accordo di divorzio sottoscritto mesi fa con l’UE. Il disegno, fortemente contestato da Bruxelles e dall’opposizione parlamentare, mira a rivedere le parti dell’accordo riguardanti il protocollo speciale sulla garanzia del confine aperto fra Irlanda e Irlanda del Nord, al fine di tutelare al meglio il mercato interno britannico. Il testo, che lo stesso ministro Brandon Lewis ha ammesso potrebbe rappresentare una violazione, seppur “limitata”, del diritto internazionale, punta a ridefinire le modalità di commercio all’interno dei confini della Gran Bretagna dopo l’effettiva entrata in vigore della Brexit, ovvero alla mezzanotte del 31 dicembre 2020.

Anche l’Irlanda ha dichiarato apertamente la sua opposizione al progetto, domenica 13 settembre. “L’affermazione di Johnson secondo cui l’UE starebbe tramando un “blocco” tra Gran Bretagna e Irlanda del Nord, che fa parte del Regno Unito e dovrebbe godere di uno status speciale con l’UE dopo la Brexit, è semplicemente assurda”, ha affermato in un’intervista con Sky News il ministro della Giustizia irlandese, Helen McEntee. Quest’ultima ha poi ricordato che il protocollo sull’Irlanda del Nord, contenuto nel trattato di recesso dall’UE, è stato concordato da entrambe le parti con l’obiettivo di garantire una concorrenza leale dopo la Brexit e rispettare il trattato di pace del 1998, che ha posto fine a tre decenni di rivolte in quella parte dell’isola. “Qualsiasi ipotesi sul fatto che questo protocollo crei un nuovo confine è semplicemente falsa”, ha detto McEntee, mentre il ministro degli Esteri irlandese, Simon Coveney, ha respinto le affermazioni di Johnson definendole “propaganda”. “Il trattato garantisce l’integrità dell’Irlanda del Nord come parte del Regno Unito”, ha affermato Coveney. “E assicura che non si assista al riemergere di alcun tipo di frontiera”, ha aggiunto.

In un articolo apparso sul quotidiano Daily Telegraph, sabato 12 settembre, Johnson ha accusato l’UE di tentare di destabilizzare il Regno Unito e ha affermato che ciò giustifica l’introduzione da parte del suo governo della legislazione proposta. Il documento sarà oggetto di un primo dibattito alla Camera dei Comuni oggi, lunedì 14 settembre.

Rispondendo al premier inglese, il ministro di Stato francese per gli Affari europei, Clement Beaune, ha scritto sul quotidiano Le Parisien che è “inconcepibile” che una “grande democrazia” come il Regno Unito possa infrangere la sua parola. Allo stesso modo, Charles Michel, presidente del Consiglio europeo, ha dichiarato che Londra ha messo in gioco la sua “credibilità internazionale” con il progetto di legge sul mercato interno, annunciato mentre sono ancora in corso le trattative per evitare un’uscita della Gran Bretagna dal blocco europeo senza un accordo. Michel ha chiesto al governo di Johnson di mantenere le sue promesse e, dopo un colloquio con il primo ministro irlandese, Micheal Martin, ha scritto su Twitter: “È ora che il governo britannico si assuma le proprie responsabilità”.

I parlamentari inglesi che si oppongono al progetto chiedono il ritiro immediato del disegno di legge e insistono sulle dimissioni del segretario alla Giustizia, Robert Buckland. “Se vedo che lo Stato di diritto viene infranto in un modo che trovo inaccettabile, ovviamente me ne andrò”, ha chiarito quest’ultimo alla BBC, aggiungendo però: “Non credo che arriveremo a quella fase”. Per il governo di Johnson il nuovo documento rappresenta una “polizza assicurativa” in caso di mancato accordo sulla Brexit.

I difficili colloqui commerciali sull’accordo di uscita dall’UE sono ripresi la scorsa settimana a Bruxelles. L’annuncio del governo di Londra, tuttavia, potrebbe causare ulteriori ritardi nelle trattative sulle rimanenti questioni da definire prima della Brexit, nonché complicare ulteriormente i rapporti tra le delegazioni britannica ed europea, rischiando di cancellare definitivamente le possibilità di un’uscita dal blocco con “deal”.

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Chiara Gentili

di Redazione

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