La Grecia potenzia l’Esercito e acquista mezzi francesi

Pubblicato il 13 settembre 2020 alle 9:04 in Cipro Grecia Turchia

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Il primo ministro della Grecia, Kyriakos Mitsotakis, ha annunciato, il 12 settembre, un sostanzioso programma di acquisto di armi e mezzi militari e una generale riorganizzazione dell’esercito nazionale, nel bel mezzo di crescenti tensioni con la Turchia nel Mediterraneo Orientale. 

Durante un discorso tenuto dalla Fiera Internazionale di Salonicco, Mitsotakis ha affermato che è giunto il momento di potenziare le forze armate nell’ambito di un vigoroso programma che fungerà da scudo nazionale. La Grecia acquisterà diciotto jet francesi di tipo Rafale, quattro fregate multi-missione e quattro elicotteri Romeo per la Marina, oltre a questo, nei prossimi cinque anni recluterà 15.000 nuovi soldati e investirà nell’industria bellica nazionale e nella difesa dagli attacchi informatici. Il primo ministro greco ha rassicurato che nell’ambito della riorganizzazione militare saranno garantite nuovi armi anticarro per l’Esercito, siluri per la Marina e missili aerei per l’Aviazione. Parlando della Turchia, Mitsotakis ha poi affermato che il Paese rappresenta una minaccia per il confine orientale dell’Europa e per la sicurezza internazionale.

Alcuni ritengono che il programma di Mitsotakis sia stato il frutto di un incontro avuto con il presidente francese, Emmanuel Macron, il 9 settembre scorso, in Corsica, in occasione dell’incontro dei Paesi del MED7, ovvero Francia, Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Malta e Cipro. Parigi ha risolutamente appoggiato Atene, ma anche Nicosia, nel corso dello sviluppo delle crescenti tensioni con Ankara nel Mediterraneo Orientale. La Francia ha lanciato vari messaggi alla Turchia, inviando, ad esempio,  navi da guerra nell’area e conducendovi esercitazioni. Già dal 28 agosto, il presidente francese, Emmanuel Macron, aveva sostenuto di aver posto una “linea rossa” alle azioni turche nel Mediterraneo e aveva promesso fatti e non solo parole. Dopo che i Paesi del vertice MED7 avevano annunciato che sosterranno sanzioni contro la Turchia, da discutere in sede di Consiglio Europeo i prossimi 24 e 25 settembre, se Ankara si rifiuterà di aprire un dialogo pacifico sulla questione del Mediterraneo orientale, il capo dell’Eliseo aveva aggiunto che l’Europa deve essere chiara e risoluta con il governo turco. 

Sempre il 12 settembre, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha quindi rivolto un avvertimento alla Francia affermando: “Avrete molti problemi con il sottoscritto. Non scherzate con il popolo turco. Non scherzate con la Turchia”. Il capo di Stato turco ha poi aggiunto che la Francia non ha alcun diritto di criticare il proprio Paese alla luce del suo passato coloniale.

Le tensioni nel Mediterraneo Orientale sono aumentate da quando, lo scorso 10 agosto, Ankara ha avviato esplorazioni energetiche della sua nave da ricerca sismica, Oruc Reis, accompagnata da due navi da guerra ausiliarie, al largo dell’isola greca di Kastellorizo, in una zona in cui le rivendicazioni di sovranità greche e turche si sovrappongono. La Grecia aveva da subito messo in allerta le proprie forze di sicurezza e i mezzi della Marina che avevano iniziato a seguire la Oruc Reis. Il successivo 14 agosto, si era verificata una mini-collisione tra navi da guerra turche e greche durante i loro spostamenti. In tale contesto, la Francia aveva deciso, il 13 agosto, di aumentare la propria presenza militare nella zona, inviando due caccia Rafale e la fregata navale Lafayette.

La Turchia e la Grecia hanno opinioni contrastanti per quanto riguarda i diritti di sfruttamento delle risorse di idrocarburi nella regione del Mediterraneo Orientale, non trovandosi d’accordo sul limite dell’estensione delle rispettive piattaforme continentali. Prima del riaccendersi delle tensioni militari, ferme ognuna sulla propria posizione, le due Nazioni che fanno entrambe parte della NATO avevano firmato accordi concorrenti sui rispettivi confini marittimi. In particolare, la Grecia aveva siglato un’intesa con l’Egitto il 6 agosto scorso per la definizione di una zona economica esclusiva tra i due Paesi, mentre la Turchia lo scorso 27 novembre 2019, aveva firmato un accordo simile con il Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, suscitando l’indignazione di Grecia, Cipro ed Egitto, che avevano accusato il presidente turco Erdogan di aver violato i loro diritti economici nel Mediterraneo. Da parte sua, alla luce dell’intesa turco-libica, però, Erdogan aveva definito “senza valore” il successivo patto tra Grecia ed Egitto e aveva ribadito che l’unico accordo ad avere validità nella regione fosse quello tra la Turchia e il governo di Tripoli.  

Parallelamente al discorso di Mitsotakis, durante la sua visita durata due ore a Cipro, il segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, parlando con il presidente cipriota, Nicos Anastasiades, ha espresso preoccupazione per le ricerche di risorse energetiche condotte dalla Turchia in acque rivendicate da Cipro e dalla Grecia, nel Mediterraneo orientale. Anastasiades ha affermato che le dispute debbano essere risolte attraverso il dialogo e non attraverso la diplomazia delle navi da guerra, invitando la Turchia ad interrompere le proprie azioni provocatorie e aggressive.

Intanto, Ankara sta conducendo esercitazioni navali a fuoco vivo a largo del villaggio di Livera, sotto il controllo della Repubblica Turca di Cipro del Nord, previsti 12 al 14 settembre.

La disputa energetica nel Mediterraneo orientale rientra all’interno della cosiddetta questione cipriota, avvero la disputa tra Nicosia e Ankara sulla sovranità dell’isola. Cipro è divisa da una “linea verde” che separa l’area amministrata dalla Repubblica di Cipro, abitata prevalentemente dalla comunità greco-cipriota, dall’area amministrata dalla Repubblica Turca di Cipro del Nord, dove vive invece gran parte della comunità turco-cipriota. Tale demarcazione territoriale risale al 1974, quando, in seguito al tentativo di colpo di Stato da parte di nazionalisti greco-ciprioti che favorivano l’annessione dell’isola alla Grecia, il 20 luglio, Ankara inviò le sue truppe “a protezione della minoranza turco-cipriota”, nella parte settentrionale dell’isola, sulla quale la Turchia ha poi stabilito il controllo. 

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Camilla Canestri

di Redazione

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