Chi è Andriy Derkach: il parlamentare ucraino sanzionato dagli USA

Pubblicato il 13 settembre 2020 alle 7:01 in USA e Canada Ucraina

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Gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni ai danni di un parlamentare ucraino filo-russo, Andriy Derkach, accusato di aver tentato di interferire nelle elezioni statunitensi e collegato alle ricerche sul figlio del candidato democratico, Joe Biden.

In una dichiarazione del 10 settembre, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha affermato di aver inserito nella lista nera delle sanzioni il parlamentare ucraino Andriy Derkach, accusato di essere “un agente russo attivo per oltre un decennio”, che usando “manipolazione e inganno” ha tentato di influenzare le elezioni negli Stati Uniti e in altri Paesi del mondo. Il nome di Derkach è emerso ripetutamente in relazione alle accuse del presidente degli USA, Donald Trump, del suo avvocato personale, Rudy Giuliani, e di alcuni rappresentati repubblicani secondo cui Hunter Biden, il figlio del candidato democratico alla presidenza, avrebbe abusato dell’influenza del padre per trarre benefici per se stesso in uno scandalo che ha riguardato l’azienda ucraina per cui ha lavorato per alcuni anni.

Il 10 settembre, Derkach ha scritto su Facebook che le sanzioni statunitensi contro di lui erano una vendetta per aver smascherato intrighi e corruzione: “La vendetta è parte integrante delle loro attività regolari contro investigatori, giornalisti ed esperti ucraini che rivelano nuovi schemi di corruzione internazionale”. I democratici, invece, sostengono che Derkach abbia contribuito a orchestrare le accuse contro i Biden, sottolineando presunti legami di Derkach con Giuliani e le notizie relative a fonti ucraine che fornivano materiale ai deputati e senatori statunitensi. Il rappresentante democratico Adam Schiff, presidente della Commissione d’Intelligence della Camera, che ha guidato il procedimento di impeachment contro Trump, ha definito la lista nera per Derkach “appropriata e benvenuta”. Il parlamentare ucraino aveva precedentemente diffuso informazioni su Hunter Biden e l’azienda ucraina per cui lavorava, che Giuliani ha citato come prova in una dichiarazione critica nei confronti della famiglia Biden. L’avvocato, tuttavia, non ha risposto subito a una richiesta di commento. 

Il caso per l’impeachment contro Trump, terminato in Senato dove l’esecutivo controlla la maggioranza repubblicana, era partito dalla richiesta del presidente degli USA al suo omologo ucraino, di raccogliere informazioni su Hunter Biden, figlio del rivale politico di Trump, Joe Biden, che il presidente intendeva screditare in vista delle elezioni presidenziali del 2020. Tale richiesta, secondo l’accusa, è stata avanzata durante un colloquio telefonico, avvenuto il 25 luglio 2019, tra Trump e Volodymyr Zelenskiy. Successivamente, nel mese di agosto, un agente dell’intelligence di Washington aveva già denunciato tale abuso da parte di Trump. Una versione non classificata di tale denuncia è stata resa pubblica il 26 settembre e riferisce che nel corso della telefonata con Zelenskiy, Trump ha avanzato richieste che esulano dai propri doveri e poteri. 

Secondo quanto ricostruito dal Washington Post, Hunter Biden è stato per 5 anni nel consiglio di amministrazione di Burisma, un’azienda ucraina che opera nel settore del gas naturale. Il proprietario di Burisma era stato posto sotto processo dai magistrati ucraini con le accuse di abuso di potere e arricchimento illecito. Nel corso delle indagini, non era emersa alcuna prova contro Hunter Biden, ma le ricerche contro il proprietario della Burisma procedevano lentamente. Per tale ragione, Joe Biden aveva cercato di rimuovere dall’incarico il procuratore capo ucraino, accusato dai funzionari occidentali di non indagare a sufficienza sui casi di corruzione. Trump ha ammesso di aver citato Biden durante la telefonata, ma nega di aver effettuato pressioni su Zelenskiy per indagare sul figlio del suo rivale politico. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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