Yemen: la coalizione a guida saudita colpisce gli Houthi a Sana’a

Pubblicato il 12 settembre 2020 alle 13:00 in Medio Oriente Yemen

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La coalizione internazionale a guida saudita in Yemen ha lanciato un attacco aereo contro due località nei pressi della capitale yemenita Sana’a, controllata dai ribelli sciiti Houthi, il 12 settembre.

A riferire la notizia sono stati sia i residenti della città, sia un portavoce delle forze armate dello Yemen, appoggiate dalla coalizione a con a capo Riad, Waddah Al-Debeish, il quale, dalla sua postazione di al-Hudayda, ha dichiarato che un accampamento di ingegneria militare e il quartier generale dell’apparato di sicurezza nazionale sono stati colpiti da nove attacchi missilistici operati dalla coalizione internazionale a guida saudita. In particolare, durante l’attacco, nell’accampamento militare sarebbe stata in corso una riunione tra i leader del movimento sciita degli Houthi. Al-Arabiya ha poi aggiunto che i siti degli Houthi colpiti sarebbero stati centri adibiti alla produzione e all’assemblaggio di missili balistici e droni per condurre attacchi contro l’Arabia Saudita.

La coalizione a guida saudita non ha ancora confermato la notizia ma l’emittente televisiva Masirah TV, amministrata dagli stessi Houthi, ha affermato che sono stati condotti 6 attacchi contro una loro base di ingegneria militare.

I bombardamenti contro le postazioni degli Houthi a Sana’a sono avvenuti a tre giorni di distanza da un attacco condotto dai ribelli sciiti contro l’aeroporto di Abha, nel Sud dell’Arabia Saudita, il 9 settembre scorso. Il giorno precedente, inoltre, il portavoce della coalizione internazionale a guida saudita, il colonnello Turki al-Maliki, aveva riferito che le forze congiunte, formate da membri dell’esercito saudita e della coalizione, avevano intercettato e distrutto un drone esplosivo lanciato dai ribelli Houthi verso il Sud dell’Arabia Saudita.

L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto in Yemen il 26 marzo 2015 per sostenere le forze del governo del presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, contro gli Houthi. Questo ha fatto sì che il Regno divenisse un frequente bersaglio degli attacchi condotti dai ribelli, i quali, il 23 giugno scorso, avevano annunciato l’avvio di una “vasta operazione” volta a colpire i territori sauditi. Tra i bersogli di tale progetto ci sarebbero stati il Ministero della Difesa e l’Intelligence sauditi, la base dell’aeronautica saudita Salman, e altre postazioni militari situate perlopiù a Riad, Jizan e Najran, nel Sud dell’Arabia Saudita.

Gli Houthi sostengono che le proprie azioni siano da considerare operazioni di legittima difesa e hanno più volte dichiarato che continueranno fino a quando lo Yemen non sarà un Paese libero e indipendente e fin quando non cesseranno le operazioni “criminali” perpetrate dalle forze saudite.

In Yemen è in corso una guerra civile, descritta dalle Nazioni Unite come la peggior crisi umanitaria al mondo, dal 19 marzo 2015, quando i ribelli sciiti Houthi hanno iniziato a combattere per il controllo sulle regioni meridionali del Paese. Il 21 settembre 2014, sostenuti dal precedente regime del defunto presidente Ali Abdullah Saleh, gli Houthi avevano effettuato un colpo di Stato che aveva consentito loro di prendere il controllo delle istituzioni statali nella capitale Sana’a. Il presidente del governo legittimo, Rabbo Mansour Hadi, era stato inizialmente messo ai domiciliari presso la propria abitazione nella capitale e dopo settimane, è fuggito, recandosi dapprima ad Aden e poi in Arabia Saudita.

Hadi è sostenuto dalla coalizione a guida saudita ed è stato riconosciuto anche dalla comunità internazionale come legittimo leader del Paese. La coalizione a suo sostegno comprende l’Arabia Saudita, gli UAE, il Sudan, il Bahrain, il Kuwait, il Qatar, l’Egitto, il Marocco, la Giordania e il Senegal. I ribelli sciiti Houthi sono sostenuti, invece, dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah.

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Camilla Canestri

di Redazione

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