Voleva salvare gli indigeni: ucciso con una freccia in petto

Pubblicato il 12 settembre 2020 alle 6:04 in America Latina Brasile

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Un funzionario della Fundação Nacional do Índio (Funai), un’organizzazione per la protezione delle popolazioni indigene in Brasile, è morto colpito da una freccia scoccata da un gruppo di indigeni isolati che vivono in Amazzonia

Rieli Franciscato, 56 anni, che si è dedicato per più di tre decenni alla protezione degli indiani isolati in Brasile, che è stato coordinatore del Fronte di protezione etno-ambientale “Uru Eu Wau Wau”, dal nome della popolazione cui si dedica, è morto colpito da una freccia al petto, nella città di Seringueiras, nello stato amazzonico di Rondônia, nell’est del Paese, alla frontiera con la Bolivia. Le autorità hanno spiegato alla stampa locale che lo specialista stava partecipando a una missione nella regione per verificare l’esistenza e il possibile recente contatto con i residenti locali di un gruppo di indigeni che vivono in isolamento nella foresta.

“Rieli ha dedicato la sua vita alla causa indigena. Con più di tre decenni di servizi forniti nella zona, lascia un’immensa eredità per la politica di protezione di questi popoli” – ha affermato in una nota il coordinatore generale degli Indigeni Isolati della Funai, Ricardo Lopes Dias, esprimendo “grande rimpianto” per la morte dell’etnologo.

Secondo l’organizzazione non governativa Kanindé, Franciscato è stato un punto riferimento negli sforzi per proteggere i popoli del Brasile e un convinto difensore della totale assenza di contatto tra i non indigeni e gli indigeni isolati nel Paese sudamericano, dove secondo le statistiche della stessa Funai sono almeno 107 i gruppi di indigeni isolati di cui si hanno notizie. 

L’indigenista ucciso a Seringueiras in passato è anche intervenuto in più occasioni per evitare conflitti tra gli indigeni e la popolazione locale della stessa città, secondo quanto riferiscono i colleghi, che spiegano che le popolazioni isolate del Brasile “sono in pericolo”, ma “non sanno chi sono i loro difensori”. Lo stesso Franciscato lo scorso mercoledì si era detto “preoccupato” per la situazione nella zona.

La ONG “Survival International” ha attribuito la morte dello specialista alle pressioni dei taglialegna e degli agricoltori nelle foreste brasiliane. “Gli indigeni isolati potrebbero aver confuso Rieli, uno dei loro migliori alleati, con uno dei tanti nemici che minacciano la loro sopravvivenza. Sono stati spinti al limite e la soluzione è una sola: proteggere il loro territorio da tutte le invasioni in modo che possano sopravvivere e prosperare” – spiega Survival International in un comunicato.

“L’ultima cosa che avrebbe voluto Rieli è che il governo brasiliano e gli invasori usassero la sua morte come scusa per raggiungere il territorio di ‘Uru Eu Wau Wau’ in modo ancora più aggressivo, o per stabilire un contatto forzato con gli indiani isolati. Sarebbe fatale. e qualsiasi tentativo andrebbe incontro all’opposizione immediata dei popoli indigeni e dei loro alleati in tutto il mondo” – afferma ancora la nota dell’organizzazione.

Secondo le organizzazioni di difesa delle popolazioni indigene dell’Amazzonia, la maggior parte della foresta intorno alla riserva dove Franciscato è stato colpito è stata distrutta e occupata da contadini e taglialegna, che stanno anche cercando di raggiungere la riserva stessa. Lo scorso anno sono stati accesi diversi incendi all’interno e all’esterno della riserva e quest’anno gli agricoltori hanno minacciato di bruciare un’area ancora più vasta, spingendo gli indigeni a comportamenti bellicosi per difendere il proprio territorio.

 

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Italo Cosentino, interprete di portoghese

di Redazione

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