Una sfida per Haftar: Bengasi in protesta per le condizioni di vita

Pubblicato il 12 settembre 2020 alle 6:02 in Africa Libia

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La città di Bengasi, la seconda più grande della Libia, è stata oggetto di una serie di proteste da parte dei cittadini per via delle condizioni di vita sempre peggiori. Come riportata al-Jazeera English, si è trattata di una rara dimostrazione di dissenso pubblico nel Paese nordafricano, stravolto da quasi nove anni di conflitto. Le immagini diffuse sui social media negli ultimi due giorni mostrano colonne di fumo nel cielo di Bengasi, dovute ai fuochi appiccati dai manifestanti, i quali hanno bloccato diverse strade della città.

Bengasi, che conta circa 650.000 abitanti, è la base principale del generale Khalifa Haftar, capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) e uomo forte del governo di Tobruk, che il 4 aprile 2019 ha lanciato un’offensiva contro Tripoli, sede del Governo di Accordo Nazionale guidato da Fayez Serraj, che si è conclusa nel corso di giugno 2020. Successivamente, il 21 agosto scorso, è stato annunciato un cessate il fuoco dal GNA. Ad oggi, le forze di Haftar, oltre che l’Est della Libia, controllano ancora alcuni territori Sud-orientali del Paese, dal bacino di Murzuq, nella regione del Fezzan, ai giacimenti petroliferi di Sharara e al-Feel, fino a giungere alle città di Ubari e Ghat, nei pressi del confine con l’Algeria.

Mentre il governo di Tobruk è appoggiato da Egitto, Russia, Francia, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Giordania, il governo di Tripoli, riconosciuto a livello internazionale, è sostenuto da Italia, Qatar e Turchia, attore entrato nel conflitto libico all’inizio del 2020 che ha rovesciato gli equilibri di potere permettendo alle forze del GNA di respingere l’offensiva di Haftar.

La situazione di perdurante instabilità ha deteriorato gradualmente le condizioni di vita della popolazione libica, che ha assistito a una diminuzione consistente delle forniture di elettricità, accompagnata da un aumento dei casi di Coronavirus. La principale causa della scarsa elettricità è legata alla mancanza di carburante per le centrali elettriche. L’LNA ha accusato la compagnia petrolifera nazionale libica, National Oil Corporation (NOC), basata a Tripoli, di aver diminuito le importazioni di carburante per il corretto funzionamento delle centrali.

Da parte sua, la NOC, ad agosto, ha messo in guardia di fronte alla possibilità di numerosi blackout nell’Est della Libia, per via dei blocchi effettuati dall’esercito di Haftar presso i porti petroliferi e di gas dallo scorso gennaio. Ad avviso della compagnia, le importazioni di diesel per rendere operative le centrali dell’Est stanno causando severe difficoltà finanziarie. Per tale ragione, la NOC ha esortato l’LNA a porre fine ai blocchi, che hanno comportato tagli drastici alla produzione, portando la Libia sull’orlo di un collasso energetico nel corso dell’anno passato.

Le proteste a Bengasi si sono svolte nel bel mezzo dei colloqui tra i membri dell’Alto Consiglio di Stato libico e i rappresentanti della Camera di Tobruk, in Marocco a Bouznika, avviati il 6 settembre. Dopo sei giorni, i partecipanti hanno annunciato di aver raggiunto un accordo sui criteri e sui meccanismi necessari al conferimento di incarichi alle “posizioni sovrane” ai sensi dell’articolo 15 degli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, ed hanno confermato il proprio sostegno ai risultati raggiunti alla conferenza di Berlino del 19 gennaio 2020.

Nel frattempo, il sito di analisi di intelligence South Front ha riportato che, secondo alcune immagini satellitari, l’LNA avrebbe posizionato almeno 3 sistemi di difesa Pantasir-S1 a Sud di Sirte, a circa 75 km di distanza gli uni dagli altri. Ad avviso di alcuni esperti che hanno analizzato le immagini, i sistemi di difesa in questione non sarebbero stati forniti dagli Emirati Arabi Uniti, uno dei principali sostenitori di Haftar, ma dalla Siria, la quale intrattiene buone relazioni sia con gli UAE sia con l’Egitto, altro sostenitore chiave di Tobruk.

Nonostante i progressi raggiunti con i colloqui tra le parti libiche in Marocco, tali movimenti sembrano indicare che le forze rivali libiche non abbiano smesso di armarsi, per continuare invece i combattimenti. In particolare, il posizionamento dei sistemi di difesa da parte dell’LNA vicino a Sirte va contro quanto stabilito dal cessate il fuoco del 21 agosto, che ha dichiarato la città insieme ad al-Jufra zona smilitarizzata. Tale decisione è stata fortemente osteggiata dall’Egitto, secondo cui mancano meccanismi chiari che assicurino che l’iniziativa non avvantaggi il governo di Tripoli. Tale situazione contribuisce ulteriormente a deteriorare le condizioni di vita dei cittadini che, come dimostrano le manifestazioni di Bengasi dei giorni passati, dopo anni di silenzio, stanno iniziando a protestare nuovamente.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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