La transizione in Mali: proposto un governo provvisorio di 2 anni

Pubblicato il 12 settembre 2020 alle 7:25 in Africa Mali

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Gli esperti nominati dalla Giunta Militare del Mali hanno proposto un governo di transizione di 2 anni, guidato da un presidente scelto dall’esercito, nonostante le richieste da parte dei leader dell’Africa Occidentale di indire nuove elezioni entro 12 mesi.

La proposta è emersa nel secondo giorno di colloqui nella capitale, Bamako, volti a trovare una soluzione al vuoto seguito al colpo di Stato militare del 18 agosto, che ha rovesciato il presidente Ibrahim Boubacar Keita. Il blocco regionale della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS) ha concesso ai militari fino al 15 settembre per nominare un presidente di transizione e un primo ministro. Non ha però specificato cosa ha intenzione di fare se tali richieste non saranno soddisfatte. In una “carta della transizione” di 8 pagine, gli esperti costituzionali hanno scritto che era necessario un periodo di transizione di 24 mesi “alla luce della complessità, della gravità e della profondità strutturale della crisi maliana”. Hanno poi raccomandato che i soldati dietro il colpo di Stato, che si autodefiniscono Comitato Nazionale per la Salvezza del Popolo (CNSP), scegliessero il presidente ad interim e il vicepresidente e proponessero il primo ministro, che sarebbe stato nominato dal presidente ad interim.

Secondo la proposta, il presidente sarebbe una “personalità civile o militare”. Il candidato deve avere un’età compresa tra i 35 e i 75 anni e non sarebbe idoneo a candidarsi alle elezioni alla fine della transizione. Le raccomandazioni non sono state ancora formalmente approvate dai rappresentanti del CNSP, dai leader politici e dai gruppi della società civile che hanno partecipato ai colloqui, che si concluderanno sabato. Intanto il Paese deve affrontare le continue violenze, alimentate dai gruppi armati affiliati ad al-Qaeda e all’ISIS, e che si sono estese anche i vicini Niger e Burkina Faso, destabilizzando la regione e creando un’enorme crisi umanitaria. Il 9 settembre, un gruppo di militanti islamisti ha ucciso 3 soldati maliani e distrutto due veicoli in un attacco vicino ad Alatona, nella regione di Segou, nel Mali centrale, secondo quanto riferito da funzionari militari. In tale contesto, i 15 Paesi della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS) – ovvero Benin, Burkina Faso, Capo Verde, Costa d’Avorio, Gambia, Ghana, Guinea, Guinea-Bissau, Liberia, Mali, Niger, Nigeria, Senegal, Sierra Leone, Togo – hanno adottato una linea dura contro i fautori del colpo di Stato, chiudendo le frontiere e interrompendo l’afflusso finanziario in Mali. La Comunità è preoccupata dalla deriva che potrebbe prendere il Paese. A detta dei diplomatici dell’ECOWAS ciò servirebbe sia a mettere in guardia l’opposizione sia a stabilizzare il Paese dell’Africa occidentale.

Trai i Paesi dell’ECOWAS la Costa d’Avorio e la Guinea sarebbero i sostenitori principali dell’adozione di una linea dura contro gli insorti. La ragione potrebbe essere legata al fatto che anche le loro piazze hanno protestato, anche violentemente, contro i rispettivi presidenti, Alassane Ouattara e Alpha Condé, per la loro terza nomina presidenziale. Di conseguenza, non vorrebbero che il blocco dell’Africa Occidentale mostrasse debolezza difronte a prese di potere come quella in Mali. Il blocco di Paesi, cercando di mantenere la pressione sulla giunta militare del Mali, ha mantenuto le sanzioni che aveva imposto, ma ha accolto con favore i passi verso i colloqui con i partiti politici e i gruppi della società civile verso la transizione. Il presidente della Commissione ECOWAS, Jean-Claude Kassi Brou, ha riferito che sia il presidente che il primo ministro devono essere nominati entro il 15 settembre, al più tardi. In tale contesto, la Giunta militare sembra voler collaborare, ma deve rispettare le strette tempistiche e dimostrare di essere un attore politico affidabile per i partner africani, al pari dell’ex presidente. Il 75enne Keita , in carica dal 2013, aveva annunciato le sue dimissioni immediate in un breve discorso trasmesso dall’emittente nazionale ORTM, intorno a mezzanotte del 19 agosto scorso, presumibilmente dalla base militare di Kati, appena fuori Bamako, a 3 anni di distanza dalla scadenza del suo mandato. L’ormai ex-presidente ha anche dichiarato lo scioglimento del governo e dell’Assemblea Nazionale, sostenendo di non avere scelta difronte all’intervento delle forze armate e ha poi precisato di non voler assistere a spargimenti di sangue in difesa della sua posizione.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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