UE pronta a sanzioni contro la Turchia, ma Ankara infiamma i toni contro la Francia

Pubblicato il 11 settembre 2020 alle 11:32 in Europa Francia Turchia

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I leader dei Paesi europei che hanno partecipato al vertice MED7, in Corsica, hanno rilasciato una dichiarazione, al termine dell’incontro, in cui hanno specificato che sosterranno senza indugio le sanzioni dell’Unione Europea contro la Turchia se Ankara si rifiuterà di aprire un dialogo pacifico sulla questione del Mediterraneo orientale.

“Riteniamo che, in assenza di progressi nell’impegno della Turchia al dialogo e a meno che non ponga fine alle sue attività unilaterali, l’UE è pronta ad elaborare una lista di restrittive supplementari”, si legge nella nota finale, redatta da Francia, Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Malta e Cipro. Le sanzioni saranno discusse, secondo quanto reso noto da fonti diplomatiche, durante il prossimo vertice del Consiglio Europeo, previsto per il 24-25 settembre. “Sosteniamo gli sforzi di mediazione dell’UE e della Germania volti a permettere una ripresa del dialogo con la Turchia”, hanno scritto ancora i leader dei 7 Paesi del Mediterraneo. “Ci rammarichiamo che Ankara non abbia ancora risposto agli appelli dell’Unione Europea e non abbia ancora messo fine alle sue azioni unilaterali e illegali nel Mediterraneo orientale e nell’Egeo. Riaffermiamo la determinazione a usare tutti i mezzi adeguati dell’UE per rispondere a queste azioni aggressive”, ha concluso la dichiarazione.

Le relazioni tra l’Unione Europea e la Turchia sono diventate particolarmente tese dopo che Ankara e Atene hanno avviato una serie di attività “provocatorie” nella regione rivendicando i rispettivi diritti di esplorazione energetica. Macron ha sottolineato che il MED7 è stato pensato come un incontro preparatorio, in vista delle più ampie discussioni in seno all’UE, con l’obiettivo di trovare una posizione comune sulla Turchia ed elaborare le strategie per mettere fine alle azioni di Ankara nel Mediterraneo orientale, ritenute illecite dalla maggior parte dei Paesi europei, in primo luogo Grecia, Cipro e Francia.

Nonostante gli avvertimenti, alcune fonti hanno riferito che il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, avrebbe esteso le esplorazioni energetiche della sua nave da ricerca sismica, Oruc Reis, fino al 25 settembre. Le operazioni starebbero avvenendo al largo delle isole greche di Kastellorizo e Rodi, dove Atene rivendica fortemente la sua sovranità. Tale decisione, secondo gli esperti, rischia di mandare a monte il tentativo europeo di una risoluzione politica della disputa. 

Nel frattempo, il governo turco ha condannato gli atteggiamenti di Macron, definendo le sue dichiarazioni “aggressive” e “retaggi del passato coloniale”. Il Ministero degli Esteri di Ankara, in particolare, ha affermato che il presidente francese mette in pericolo gli interessi dell’UE con la sua “posizione individuale e nazionalista”. “Macron cerca di dare lezioni parlando pedantemente con toni che ricordano i tempi coloniali”, si legge nella nota.

I toni tra Turchia e Francia si sono alzati questa settimana dopo che il presidente francese ha esortato l’Unione Europea ad adottare una voce unica e chiara contro Ankara, affermando che il Paese non può più essere considerato un “partner” alla luce della sua condotta nel Mediterraneo orientale e in Libia. Qui, Erdogan sostiene apertamente il Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, presieduto dal premier Fayez al-Sarraj, scontrandosi con le mire del governo di Tobruk, il cui uomo forte è il generale Khalifa Haftar. Quest’ultimo riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. A supportare il GNA, invece, oltre alla Turchia, ci sono anche Qatar e Italia.

Nel Mediterraneo orientale, la disputa tra Turchia e Grecia riguarda principalmente i diritti di sfruttamento delle risorse energetiche e l’estensione delle rispettive piattaforme continentali.  Le acque, punteggiate principalmente da isole greche, sono ricche di gas e la controversa delimitazione delle rispettive zone economiche esclusive è fonte di controversia tra Turchia, Grecia e Cipro. 

Ankara sostiene di avere la costa più lunga del Mediterraneo orientale, ma la sua zona marittima è racchiusa in una stretta striscia di acque a causa dell’estensione della piattaforma continentale greca, caratterizzata dalla presenza di molte isole vicine alla frontiera turca. L’isola greca di Kastellorizo, che si trova a circa 2 km dalla costa meridionale della Turchia e a 570 km dalla Grecia continentale, è una delle principali fonti di frustrazioni per Ankara, che rivendica quelle acque come proprie. “La richiesta della Grecia di una zona di giurisdizione marittima di 40.000 chilometri quadrati a causa dei 10 chilometri quadrati di terra occupati dall’isola di Kastellorizo è assolutamente illogica”, ha dichiarato Erdogan. Le rivendicazioni della Grecia sulle acque intorno a Kastellorizo si basano su un trattato marittimo delle Nazioni Unite, la Convenzione di Montego Bay, firmata nel 1982, che tuttavia non è riconosciuto dalla Turchia.

La disputa energetica nel Mediterraneo orientale rientra poi all’interno della cosiddetta questione cipriota, avvero la disputa tra Nicosia e Ankara sulla sovranità dell’isola. Cipro è divisa da una “linea verde” che separa l’area amministrata dalla Repubblica di Cipro, abitata prevalentemente dalla comunità greco-cipriota, dall’area amministrata dalla Repubblica Turca di Cipro del Nord, dove vive invece gran parte della comunità turco-cipriota. Tale demarcazione territoriale risale al 1974, quando, in seguito al tentativo di colpo di Stato da parte di nazionalisti greco-ciprioti che favorivano l’annessione dell’isola alla Grecia, il 20 luglio, Ankara inviò le sue truppe “a protezione della minoranza turco-cipriota”, nella parte settentrionale dell’isola, sulla quale la Turchia ha poi stabilito il controllo. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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