Libia: terminati i colloqui in Marocco e in Svizzera, che cosa è stato stabilito

Pubblicato il 11 settembre 2020 alle 8:31 in Libia Marocco

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I colloqui tra i membri dell’Alto Consiglio di Stato libico e i rappresentanti della Camera di Tobruk sono terminati. I partecipanti hanno annunciato di aver raggiunto un accordo sui criteri e sui meccanismi volti al conferimento di incarichi alle “posizioni sovrane”. Nel frattempo, anche la città svizzera di Montreux è stata testimone di un meeting sulla crisi libica.

Il ciclo di incontri in Marocco aveva avuto inizio il 6 settembre nella città marocchina di Bouznika, con il fine di “stabilizzare il cessate il fuoco e aprire negoziati per risolvere le divergenze tra le fazioni libiche”. I partecipanti sono membri dell’Alto Consiglio di Stato, sostenitore del governo di Tripoli, e della Camera dei Rappresentanti di Tobruk, legata all’Esercito Nazionale Libico (LNA) e al suo generale Khalifa Haftar.

A margine dell’ultima giornata di colloqui, il 10 settembre, è stata rilasciata una dichiarazione ufficiale congiunta, in cui i partecipanti hanno riferito di aver raggiunto un’intesa in merito alla nomina di posizione sovrane, ai sensi dell’articolo 15 degli accordi di Skhirat, ed hanno confermato il proprio sostegno ai risultati raggiunti alla conferenza di Berlino del 19 gennaio 2020, e, in particolare, ad una soluzione politica per la crisi libica, secondo le relative risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Inoltre, è stato affermato che i colloqui di Bouznika sono stati caratterizzati da un’atmosfera “fraterna e amichevole”, oltre che da consenso e comprensione reciproca. “Questo round sarà l’inizio del processo verso una soluzione politica che metta fine allo status attuale e assicuri una vita migliore alle generazioni future” ha affermato un membro del Parlamento di Tobruk.

Non da ultimo, i membri delle due delegazioni hanno invitato le Nazioni Unite e la comunità internazionale a sostenere gli sforzi del Regno del Marocco, volti a creare le condizioni necessarie per giungere a una soluzione politica globale in Libia. Rabat è stata elogiata per il sostegno offerto al popolo libico nel realizzare le proprie aspirazioni e costruire uno Stato democratico civile, che goda di pace, sicurezza e stabilità. A tal proposito, il ministro degli Esteri marocchino, Nasser Bourita, ha elogiato le parti libiche per gli sforzi profusi nel corso dei colloqui, sottolineando come le due istituzioni partecipanti, ritenute la base per qualsiasi altra forma di consenso, abbiano raggiunto risultati tangibili.

Il focus dei colloqui di Bouznika è stato rappresentato dall’articolo 15 dell’accordo di Skhirat e la nomina di nuove personalità presso “posizioni sovrane”. Tra queste, il governatore della Banca Centrale della Libia, il presidente della Corte dei Conti, il capo dell’Autorità di controllo amministrativo, il capo dell’Autorità anticorruzione, presidenti e membri dell’Alta Commissione elettorale, il presidente della Corte suprema e il procuratore generale. Stando a quanto sancito dall’articolo 15, la Camera dei Rappresentanti dovrebbe consultarsi con l’Alto Consiglio di Stato per 30 giorni, allo scopo di raggiungere un consenso sulla nomina delle suddette posizioni, la quale prevede l’approvazione dei due terzi dei membri del Parlamento.

Parallelamente all’incontro in Marocco, la città svizzera di Montreux ha ospitato, tra il 7 ed il 9 settembre, un incontro che ha visto la presenza della Missione di Sostegno dell’Onu in Libia (UNSMIL), tenutosi sotto l’egida del Centro per il Dialogo Umanitario. Il meeting si è concluso con un accordo su una road map da seguire per giungere ad una soluzione politica in Libia.

Stando a quanto riferito dal capo ad interim della Missione UNSMIL, Stephanie Williams, i partecipanti si sono detti concordi a svolgere elezioni presidenziali e parlamentari in un periodo non superiore a 18 mesi, a modificare il Consiglio presidenziale, e ad istituire un governo rappresentativo, in grado di fornire servizi ai cittadini e attuare decisioni, come la legge sull’amnistia generale approvata dal Parlamento di Tobruk nel 2015. Williams ha poi accolto con favore la proposta dei partecipanti di spostare la sede dell’Autorità Esecutiva e della Camera dei Rappresentanti a Sirte, dopo aver portato a termine le misure di sicurezza necessarie. Secondo quanto dichiarato dai partecipanti all’incontro, le suddette proposte costituiscono la fase preliminare per una soluzione della crisi libica. Dal canto suo, la Missione di Sostegno delle Nazioni Unite in Libia ha elogiato “le buone intenzioni e la dedizione” mostrate dai partecipanti libici, che hanno colto l’occasione per mettere da parte le loro divergenze, con l’obiettivo di predisporre le basi per una soluzione intra-libica, e accelerare la ripresa del dialogo politico libico guidato dalle Nazioni Unite.

La situazione di grave instabilità in Libia ha avuto inizio il 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Gli schieramenti che si oppongono sono due. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar, l’Italia e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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