Immigrazione: i fatti più importanti di agosto 2020

Pubblicato il 11 settembre 2020 alle 6:01 in Immigrazione

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Secondo le stime della UN Refugee Agency (UNHCR), nel mese di agosto 2020, sono giunti in Europa via mare e via terra 9.332 migranti. Il Paese che ha accolto il maggior numero di stranieri, finora, risulta essere l’Italia, con oltre 19.600 arrivi, seguita dalla Spagna, con quasi 15.000 arrivi, Grecia oltre 11.900 arrivi, Malta, con oltre 2.000 sbarchi, e Cipro, oltre 700 sbarchi. Il numero dei morti in mare nei primi otto mesi del 2020, secondo i dati dell’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (IOM), ammonta a 495. Tali numeri segnano una diminuzione rispetto alle cifre del luglio 2019, quando arrivarono in territorio europeo via mare e via terra oltre 14.000 stranieri.

Per quanto riguarda il caso specifico dell’Italia, secondo i dati del Ministero dell’Interno, dal primo gennaio al 10 settembre sono sbarcati circa 20.400 stranieri, cifra nettamente superiore ai quasi 5.800 arrivi via mare registrati nello stesso periodo del 2019. Le prime cinque nazionalità giunte in Italia negli otto mesi passati risultano essere tunisina, bangladese, ivoriana, algerina e pakistana. I minori non accompagnati, dall’inizio dell’anno, ammontano a 2.566.

Il mese di agosto 2020 si è aperto con il salvataggio, da parte delle forze armate di Malta, di 71 migranti alla deriva nell’area di ricerca e soccorso del Paese con l’aereo da salvataggio Moon Bird, il 2 agosto. La sera precedente, il gommone del quale si trovavano a bordo gli stranieri era stato avvicinato dalla nave da pattuglia P61 senza, tuttavia, ricevere soccorso, suscitando i timori che i migranti avrebbero potuto essere stati respinti verso la zona di ricerca e soccorso della Libia e riportati nel Paese nordafricano.  Rimangono dubbi sul perché sia intercorso un tempo così lungo dal loro avvistamento al salvataggio. Alarm Phone ha affermato di essere stata contattata una prima volta dai migranti alla deriva in acque maltesi alle 20:00, ora locale, del primo agosto, quando 10 persone a bordo, trovandosi al limite del gommone, erano cadute in mare e avevano rotto l’imbarcazione che aveva conseguentemente iniziato ad imbarcare acqua.  

Il 3 agosto, il Ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, ha avuto un colloquio telefonico con l’Alto Rappresentante dell’UE per la Politica Estera, Josep Borrell Fontelles, incentrato sull’immigrazione, sulla Libia e sul Mediterraneo Orientale. Nel corso della telefonata, Di Maio ha citato l’aumento dei flussi migratori irregolari provenienti dalla Tunisia e ha ribadito che le coste italiane rappresentano il confine meridionale dell’UE. Il ministro ha poi affermato che Roma si aspetta un impegno da Bruxelles sia sul fronte della redistribuzione sia per quanto riguarda il supporto ai rimpatri. Di Maio e Borrel hanno dichiarato di sperare in un adeguato livello di cooperazione da parte della Tunisia, per prevenire le partenze irregolari. Al riguardo, l’Alto Rappresentante dell’UE ha assicurato il suo personale interessamento affinché la questione venga affrontata. Riguardo alla Libia, il ministro degli Esteri italiano ha ribadito la necessità di rilanciare il dialogo politico all’interno del “Processo di Berlino” per giungere quanto prima ad un accordo per un cessate il fuoco effettivo e sostenibile e alla rapida ripresa della produzione petrolifera. Infine, in relazione al tema del Mediterraneo Orientale, Di Maio e Borrell hanno concordato sull’opportunità di mantenere aperto il dialogo con Ankara al fine di una de-escalation di tensioni in tutta l’area. 

Il 5 agosto, l’Italia ha annunciato che, a partire dal 10 del mese, avrebbe iniziato nuovamente a rimpatriare su voli charter verso la Tunisia fino ad un massimo di 40 cittadini tunisini a tratta, dopo l’interruzione dovuta al periodo di lockdown. Come già previsto dagli accordi presi tra Roma e il Paese Nordafricano, si tratta di voli bisettimanali con partenze il lunedì e il giovedì, che consentiranno di allontanare 80 irregolari a settimana. Tale ripristino arriva a seguito dei primi voli charter ripresi dal 16 luglio con un massimo di 20 cittadini tunisini per singolo volo, secondo quanto richiesto dalle autorità tunisine. Nello specifico, 5 voli charter hanno permesso il rimpatrio di 95 cittadini tunisini.  Con la fine del lockdown, dal primo giugno al 3 agosto 2020, sono state rimpatriate 266 persone. La quota maggiore è tornata in Tunisia (116) e in Albania (103).

L’8 agosto, il Regno Unito ha richiesto l’intervento delle forze armate per gestire le imbarcazioni cariche di migranti che viaggiano nello stretto di Dover dalla Francia all’Inghilterra. In particolare, il Ministero della Difesa inglese ha dichiarato di aver ricevuto una richiesta formale dal Ministero degli Interni, che è ancora in fase di valutazione, per la fornitura di assistenza alla Border Force di Londra nelle operazioni che sta eseguendo nello stretto che separa il Paese dalla Francia. Centinaia di persone, tra cui bambini e donne in gravidanza, hanno intrapreso la traversata dalle coste francesi a quelle inglesi a bordo di gommoni sovraffollati, approfittando del periodo in cui le acque hanno temperature più alte e sono generalmente calme. Il sottosegretario del Ministero degli Interni, Chris Philp, ha definito l’aumento degli arrivi “una vergogna” e sta cercando di fare pressioni sulla Francia, anche in vista di un incontro con la sua controparte d’oltre manica, prevista per la prossima settimana. A suo avviso, Parigi dovrebbe fermare i migranti irregolari ancor prima che questi raggiungano le acque che dividono i due Paesi. Da parte sua, il Ministero degli Interni di Parigi ha dichiarato che le squadre di controllo dispiegate sulla costa settentrionale stanno intercettando migranti a cadenza giornaliera e, per tale ragione, sono state disposte forze aggiuntive. Rispetto al periodo gennaio-luglio del 2019, nel 2020 il numero delle imbarcazioni di migranti fermate è stato cinque volte superiore. Un portavoce del Ministero francese ha dichiarato che si tratta di un problema congiunto di Londra e Parigi, e, in quanto tale, è necessaria una risposta operativa congiunta.

Il 12 agosto, il ministro degli Esteri del Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, Mohamed Sayala, ha avuto un colloquio con l’ambasciatore italiano in Libia, Giuseppe Buccino, durante il quale sono stati passati in rassegna i trattati italo-libici e discusse strategie per affrontare la questione dell’immigrazione clandestina. Per quanto riguarda la revisione dei trattati, il ministro e l’ambasciatore hanno discusso soprattutto dell’autostrada che collega la località di Ras Ajdir, vicino al confine con la Tunisia, con la città di Musaid, al capo opposto del Paese, in prossimità della frontiera egiziana. Le parti hanno ripreso in mano il trattato firmato tra Roma e Tripoli sul progetto infrastrutturale e hanno valutato a che punto sono i lavori. L’ambasciatore italiano, da parte sua, ha confermato che le relazioni bilaterali tra Italia e Libia rimangono forti e ha affermato che i due Paesi continueranno a collaborare soprattutto per affrontare il fenomeno dell’immigrazione illegale.

Infine, il 19 agosto, per 3 notti consecutive, i residenti della città bosniaca Nord-occidentale di Velika Kladusa si sono radunati per bloccare gli autobus e respingere migranti e rifugiati. La squadra di vigilanti ha rimandato indietro, nella direzione da cui erano arrivati, le “persone non grate”. La polizia è stata allertata e si è recata sul luogo, ma solo per prevenire eventuali violenze e non ha fermato l’operazione. Le autorità del cantone di Una-Sana, in cui si trova la città di Velika Kladusa, hanno poi vietato il trasporto di migranti. Si tratta dell’ultimo episodio di tensione al confine tra Croazia e Bosnia-Erzegovina, dove parte della popolazione si oppone fermamente all’arrivo di migranti e richiedenti asilo, che cercano di attraversare il confine esterno dell’Unione Europea verso la Croazia e oltre, verso l’Europa Occidentale. Le autorità di Una-Sana affermano che ci sono 7.000 migranti e rifugiati nel cantone, ma solo la metà è ospitata in campi ufficiali, causando attriti con i residenti locali. “La situazione peggiora ogni giorno”, ha dichiarato Silvia Maraone di IPSIA, una ONG italiana che fornisce supporto nei campi della Bosnia.

Consulta l’archivio sull’immigrazione di Sicurezza Internazionale, dove troverai centinaia di articoli in ordine cronologico.

Sofia Cecinini

di Redazione

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