Gran Bretagna firma primo accordo commerciale post-Brexit con il Giappone

Pubblicato il 11 settembre 2020 alle 13:40 in Giappone UK

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La Gran Bretagna ha concluso il suo primo accordo commerciale di libero scambio post-Brexit con il Giappone, definendo l’iniziativa un “momento storico”. Nel frattempo, nonostante le recenti complicazioni, continuano le trattative tra la delegazione britannica e quella europea per evitare un’uscita “no-deal” dal blocco.

L’accordo tra Londra e Tokyo è stato annunciato, venerdì 11 settembre, dalla ministra britannica del Commercio Internazionale, Liz Truss, la quale ha specificato che si tratta di un’intesa di principio su un trattato di libero scambio destinato ad entrare in vigore alla fine del periodo di transizione post-Brexit, ovvero dal gennaio 2021. L’intesa, la prima ad essere raggiunta con un Paese terzo sullo sfondo dell’uscita dall’UE, comporterà che il 99% delle esportazioni britanniche verso il Giappone sarà esente da dazi. In più, prevede disposizioni in materia di dati digitali che vanno “ben oltre”, secondo le parole della Truss, quelle contenute nell’accordo commerciale tra UE e Giappone, un elemento che supporterà le società britanniche di tecnofinanza che operano nel Paese asiatico.

La ministra del Commercio Internazionale, tuttavia, ha fatto intendere che anche le compagnie di servizi finanziari, i produttori di alimenti, i piccoli imprenditori impegnati nel settore del tessile e del manifatturiero, quindi praticamente tutti i lavoratori inglesi che si affacciano al mercato giapponese, trarranno vantaggio dall’accordo tra Londra e Tokyo. Il patto, inoltre, rappresenta un “passo importante” verso l’adesione della Gran Bretagna all’Accordo globale e progressivo per la Partnership trans-pacifica (CPTPP) nella Regione dell’Asia e del Pacifico.

I principali investitori giapponesi nel Regno Unito, a loro volta, come Nissan e Hitachi, trarranno vantaggio da tariffe ridotte sulle parti provenienti dal Giappone e da procedure normative semplificate, secondo quanto sottolineato dalla dichiarazione del Dipartimento commerciale britannico. Stando alla ministra Truss, il trattato con Tokyo permetterà all’interscambio bilaterale britannico-giapponese di crescere di circa 15,2 miliardi di sterline.

“Questo è un momento storico. È il nostro primo accordo post Brexit e va ben oltre le intese commerciali esistenti fra Ue e Giappone, assicurando nuovi successi al business britannico”, ha dichiarato la ministra durante una videoconferenza con il ministro degli Esteri giapponese, Motegi Toshimitsu.

Il primo ministro inglese, Boris Johnson, ha affermato, dal canto suo, che la Brexit è una grande opportunità per la Gran Bretagna, offrendole la libertà di concludere accordi commerciali con i Paesi di tutto il mondo. I critici del governo, tuttavia, ritengono improbabile che simili trattati sostituiscano le esportazioni perse a causa dell’uscita dall’UE se non sarà possibile concludere accordi con Bruxelles.

Questa ipotesi sta diventando sempre più plausibile da quando l’esecutivo di Londra ha presentato in Parlamento, il 9 settembre, il progetto di legge con cui intende modificare unilateralmente alcuni punti dell’accordo di divorzio sottoscritto mesi fa con l’UE. Il disegno, fortemente contestato da Unione Europea e opposizione parlamentare, intende rivedere le parti dell’accordo riguardanti il protocollo speciale sulla garanzia del confine aperto fra Irlanda e Irlanda del Nord per tutelare al meglio il mercato interno britannico. Il testo, che lo stesso ministro Brandon Lewis ha ammesso potrebbe rappresentare una violazione, seppur “limitata”, del diritto internazionale, punta a ridefinire le modalità di commercio all’interno dei confini della Gran Bretagna dopo l’effettiva entrata in vigore della Brexit, ovvero alla mezzanotte del 31 dicembre 2020.

Il progetto di legge sul mercato interno sarà oggetto di discussione e approvazione da parte di entrambe le camere del Parlamento britannico, prima di diventare legge. L’annuncio del governo di Londra, tuttavia, potrebbe causare ulteriori ritardi nelle trattative sulle rimanenti questioni da definire prima della Brexit, nonché complicare ulteriormente i rapporti tra le delegazioni britannica ed europea, rischiando di cancellare definitivamente le possibilità di un’uscita dal blocco con accordo.

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Chiara Gentili

di Redazione

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