Germania, Merkel: l’UE colpevole di una politica sull’immigrazione “inesistente”

Pubblicato il 11 settembre 2020 alle 17:22 in Germania Immigrazione

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La cancelliera tedesca Angela Merkel ha affermato, pochi giorni dopo l’incendio che ha distrutto il campo profughi di Moria, a Lesbo, che l’Europa non può dirsi soddisfatta della gestione del fenomeno migratorio. “In pratica, ad oggi non esiste una politica migratoria europea e questo è un pesante fardello per l’Unione”, ha dichiarato, senza mezzi termini, la Merkel, a margine di un incontro con il presidente del Partito Popolare europeo (Ppe), Donald Tusk, presso la fondazione Konrad Adenauer, a Berlino.

Le dichiarazioni della cancelliera sono arrivate in seguito alla decisione di Francia e Germania di accogliere 400 minori non accompagnati rimasti senza tetto dopo l’incidente di Moria. L’iniziativa risponde alla volontà della Merkel e di Macron di mostrare solidarietà alla Grecia. Ci sono attualmente circa 12.000 migranti sull’isola di Lesbo che non dispongono più di un rifugio e che sono costretti a dormire in strada. Anche se non è ancora noto come saranno distribuiti i 400 minori, 16 parlamentari tedeschi hanno scritto al ministro dell’Interno, Horst Seehofer, chiedendo di accogliere altri 5.000 profughi in Europa o, in assenza di un accordo, nella sola Germania.

Durante il suo intervento a Berlino, giovedì 10 settembre, la Merkel ha sottolineato che intende fare grandi passi avanti sulla questione migratoria nel corso della presidenza tedesca dell’Unione Europea. Più di 36.000 richiedenti asilo vivono nei centri di accoglienza allestiti sulle varie isole greche. A Samos, 6.782 persone alloggiano in un centro progettato per contenerne 660, mentre altre si trovano in rifugi improvvisati disposti sui pendii circostanti. Anche i centri di accoglienza di Chios, Kos e Leros sono sovraffollati. La maggior parte dei richiedenti asilo e dei migranti sono famiglie. Un terzo della popolazione è costituito da bambini, molti al di sotto dei 12 anni.

Il campo di Moria, il più grande d’Europa, è stato distrutto dalle fiamme il 9 settembre. La struttura, progettata per contenere circa 2.200 migranti, ne ospitava almeno 13.000, in condizioni di grave sovraffollamento. Nonostante la vastità dell’incendio, non è stata segnalata alcuna vittima. Tutte le persone residenti nel campo, tuttavia, sono state costrette a fuggire, abbandonando i propri averi e ritrovandosi prive di un tetto.

L’incendio di Moria è giunto in un momento in cui cresceva il numero di richiedenti asilo risultati positivi al coronavirus. Il primo caso era stato segnalato il 2 settembre e, al giorno dell’incidente, i positivi confermati erano arrivati a 35. Secondo l’agenzia di stampa greca ANA, gli incendi sono iniziati dopo le rivolte di alcuni residenti che chiedevano di essere messi in isolamento dopo essere risultati positivi o essere entrati in stretto contatto con pazienti infetti. I vigili del fuoco hanno confermato che già nella giornata di ieri, martedì 8 settembre, alcuni “fuochi sparsi” erano divampati intorno e all’interno del campo. Anche una ONG tedesca presente sulla scena ha dichiarato che l’incendio sarebbe esploso deliberatamente in seguito ad alcune proteste riguardo alle misure di lockdown. “In serata, la rabbia e la disperazione dei profughi di Moria si sono accese”, ha riferito in una nota il gruppo tedesco Mission Lifeline. Infine, il 10 settembre, le autorità greche hanno confermato l’origine dolosa dell’incendio, dichiarando che le fiamme sarebbero state provocate volontariamente da un gruppo di richiedenti asilo.

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Chiara Gentili

di Redazione

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