Algeria: sì del Parlamento agli emendamenti costituzionali

Pubblicato il 11 settembre 2020 alle 11:09 in Africa Algeria

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I deputati del Parlamento algerino hanno votato a favore di un progetto di legge che mira a modificare la Costituzione vigente nel Paese. Si tratta di una delle promesse più rilevanti del presidente, Abdelmadjid Tebboune, desideroso di rispondere alle richieste della popolazione. Sono diverse, però, le riserve espresse a riguardo.

Il voto è avvenuto nel corso di una seduta parlamentare svoltasi il 10 settembre. Secondo quanto riferito dal presidente dell’Assemblea Nazionale Popolare, Slimane Chenine, gli emendamenti costituzionali sono stati approvati da 256 membri, su un totale di 462 deputati presenti all’incontro. Ora le riforme proposte dovranno essere oggetto di un referendum, che si terrà il primo novembre prossimo, in concomitanza con l’anniversario dell’inizio della guerra d’indipendenza dalla Francia del 1954-1962.

Secondo quanto affermato dal capo di Stato Tebboune il 5 settembre, a seguito del via libera dell’esecutivo di Algeri, quanto proposto è pienamente in linea con le richieste della popolazione algerina e del movimento di mobilitazione popolare, il cosiddetto Hirak. Anche per il governo, apportare modifiche alla costituzione significa altresì cambiare in modo radicale il sistema di governance, con il fine ultimo di contrastare il fenomeno della corruzione e sancire la giustizia sociale e la libertà di stampa. Inoltre, incoraggerà i giovani a partecipare alla vita politica, attraverso l’adozione di una metodologia di dialogo e coordinamento per giungere a soluzioni consensuali, in linea con la dichiarazione del primo novembre 1954, “fonte d’ispirazione e riferimento immutabile delle politiche dello Stato”.

Gli emendamenti costituzionali rappresentano per Tebboune una delle priorità del suo mandato alla presidenza dello Stato algerino, ricevuto il 12 dicembre 2019. La costituzione è, a detta del presidente, la “pietra miliare” di una nuova Repubblica, in cui verranno soddisfatte le aspirazioni della popolazione algerina, espresse nel corso della forte mobilitazione popolare che ha caratterizzato il Paese dal 22 febbraio 2019.

Le nuove modifiche riguardano sette assi principali relativi a diritti e doveri dei cittadini, etica della vita pubblica, lotta contro la corruzione, rafforzamento della separazione e dell’equilibrio dei poteri, maggiore controllo parlamentare, aumento dell’indipendenza della magistratura, promozione della parità tra cittadini di fronte alla legge, consacrazione costituzionale dei meccanismi di organizzazione delle elezioni. L’obiettivo della nuova costituzione, ha altresì affermato Tebboune, sarà la salvaguardia del Paese da tutte le forme di autorità unilaterale, oltre ad una separazione dei poteri e la promozione dei diritti e delle libertà dei cittadini. Il governo di Algeri ha poi aggiunto che un altro obiettivo cardine degli emendamenti è garantire trasparenza nella gestione dei fondi pubblici, in modo da “risparmiare al Paese ogni deriva verso il dispotismo tirannico e preservare i diritti e le libertà dei cittadini”.

Tra le diverse novità, una riguarda il settore militare. In particolare, l’Esercito nazionale popolare algerino, secondo gli emendamenti proposti, potrà partecipare alle operazioni al di fuori del territorio nazionale o partecipare a missioni internazionali, come quelle legate alle Nazioni Unite e all’Unione africana. Per quanto riguarda la separazione dei poteri, la bozza propone di limitare i mandati presidenziali a due consecutivi, e prevede la creazione della carica di vicepresidente, che sarà nominato dal presidente stesso. Anche in questo caso si tratta di un incarico nuovo per Algeri. Non da ultimo, il nuovo testo costituzionale prevede il “diritto al risarcimento” per chiunque venga arrestato e detenuto in modo arbitrario, così da consentire la libertà di riunione e di dimostrazione, e garantisce una maggiore libertà di stampa in tutte le sue forme.

L’8 gennaio, il capo di Stato Tebboune aveva conferito al giurista Ahmed Laraba il mandato di formare un comitato di esperti, il quale avrebbe avuto il compito di proporre modifiche alla costituzione algerina vigente. Gli esperti hanno completato il lavoro e presentato una bozza al presidente il 26 marzo, ma la pandemia di Covid-19 ha ritardato l’annuncio fino al 7 maggio. Il rapporto della commissione annovera 73 proposte suddivise in sei filoni principali, tra cui il principio della separazione e l’equilibrio dei poteri tra presidenza della repubblica, governo e Parlamento. Tuttavia, diversi attivisti del movimento di protesta Hirak e alcuni partiti di opposizione si sono rifiutati di partecipare alle consultazioni, chiedendo la preparazione di una nuova costituzione ex-novo e la modifica della “costituzione di Bouteflika”, con riferimento all’ex presidente oggetto del movimento di protesta.

L’avvocato e attivista per i diritti umani, Mostefa Bouchachi, considerato uno dei simboli del movimento popolare in Algeria e il più eminente sostenitore dei prigionieri di coscienza, ha espresso le sue numerose riserve sul documento costituzionale. In primo luogo, ha spiegato Bouchachi, gli algerini speravano che il testo fosse il simbolo di una “nuova Algeria” e che gli emendamenti venissero redatti in modo consensuale, in collaborazione con la società civile. Al contrario, il presidente ha nominato una commissione apposita, la quale non ha consultato classi politiche e della società civile. Ciò significa che la nuova Costituzione è, in realtà, la “Costituzione del presidente e del sistema politico al potere”.

Un altro punto contestato, a detta dell’attivista algerino, riguarda l’interruzione di discussioni “comunitarie”, con il pretesto della pandemia di coronavirus, e, di conseguenza, la mancata considerazione delle proposte avanzate dai rappresentanti del popolo. Non da ultimo, ha affermato Bouchachi, il nuovo testo costituzionale “consacra un sistema non democratico che conferisce grandi poteri al presidente della repubblica”, il quale potrà interferire con la Magistratura nominando giudici, presiedendo il Consiglio giudiziario supremo e nominando cariche civili e militari senza consultare nessuno.

Infine, ha sottolineato Bouchachi, il presidente ha il diritto di veto anche in ambito legislativo, le cui autorità non potranno emanare una legge senza la sua approvazione. Inoltre, le istituzioni destinate alla supervisione delle norme e dei fondi pubblici sono di fatto controllate dal capo di Stato, attraverso personalità incaricate che vengono da lui nominate. “Non si può dire che questo progetto o questo emendamento costituzionale ci porteranno in una nuova Algeria. Al contrario, perpetueranno il regime antidemocratico nel Paese” ha dichiarato l’attivista.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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