Afghanistan: la delegazione del governo di Kabul vola in Qatar

Pubblicato il 11 settembre 2020 alle 16:48 in Afghanistan Asia

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Il team di negoziatori del governo di Kabul, formato da 21 membri e guidato da Mohammad Masoom Stanekzai, ha lasciato l’Afghanistan per recarsi a Doha, in Qatar, nel pomeriggio dell’11 settembre, in vista dell’inizio dei negoziati intra-afgani. 

Tutti i membri della squadra negoziale hanno affermato che si tratta di una giornata storica per il Paese e hanno affermato di rimanere fiduciosi per i risultati dei colloqui tra talebani e rappresentanti del governo. La cerimonia di apertura dei negoziati si terrà il 12 settembre, mentre gli incontri inizieranno lunedì 14, secondo un funzionario dell’Alto Consiglio per la Riconciliazione Nazionale. Abdullah Abdullah, capo dell’Alto Consiglio ha dichiarato di essere fiducioso ma ha aggiunto che le problematiche non devono essere ignorate. Gli altri funzionari dell’Afghanistan che parteciperanno alla cerimonia di apertura dei colloqui a Doha sono il ministro degli Esteri ad interim, Mohammad Haneef Atmar, il ministro per gli Affari di Pace, Sayed Saadat Mansoor Naderi, e Mohammad Masoom Stanekzai, capo della squadra negoziale.

“Attendiamo con impazienza scambi bilaterali durante la visita e siamo impegnati in colloqui sostanziali con i talebani, volti a porre fine ad anni di guerra e agonia sopportati dal nostro popolo”, ha dichairato Abdullah in un post su Twitter, pochi minuti prima del suo viaggio a Doha. “Cerchiamo tutti una pace giusta, duratura e dignitosa”, ha aggiunto. Fawzia Koofi, una donna membro del team di negoziazione, ha affermato che pensa che il processo sarà complicato, ma ha aggiunto che rimane fiduciosa. “Per quanto la guerra in Afghanistan sia multidimensionale, tutte le dimensioni dovrebbero essere considerate nei colloqui”, ha dichairato Koofi. Un altro membro della squadra, Nader Nadery, ha riferito che si dirige a Doha con la speranza di “costruire un Afghanistan in cui le armi tacciono, i valori della Repubblica sono rafforzati e gli afgani raggiungono lo sviluppo che meritano”. I colloqui sarebbero dovuti iniziare a marzo, 10 giorni dopo l’accordo tra Stati Uniti e talebani, firmato il 29 febbraio. Tuttavia, questi hanno subito numerosi ritardi a causa dei disaccordi sul rilascio dei prigionieri talebani da parte del governo afghano.

Il governo di Kabul ha rilasciato 4.993 prigionieri talebani sulla base di una lista fornita dai militanti, che ne conteneva 5.000. I restanti 7 sono individui estremamente pericolosi che alcuni alleati internazionali dell’Afghanistan hanno chiesto di non liberare. Sia la Francia sia l’Australia hanno chiesto pubblicamente al governo afghano di non rilasciare prigionieri che avevano causato la morte di cittadini delle rispettive nazioni. “La squadra di negoziatori di pace della Repubblica islamica dell’Afghanistan rappresenta la nazione e il governo nei colloqui di pace, con l’obiettivo di creare un Paese progressista, indipendente e unificato in cui siano protetti i diritti di tutti i cittadini”, ha affermato il capo della squadra negoziale per la pace del governo. Nonostante i progressi diplomatici, le violenze continuano a scuotere il Paese. 

Un rapporto della Commissione Indipendente per i Diritti Umani dell’Afghanistan (AIHRC) ha rilevato che 1.213 civili sono stati uccisi e 1.740 sono rimasti feriti nei primi 6 mesi del 2020 in Afghanistan. Nel 2019, 979 civili sono stati uccisi e altri 2.359 feriti nei primi 6 mesi dell’anno. Durante l’anno corrente, una media di 16 civili al giorno sono diventati vittime di violenza in Afghanistan e i talebani sono responsabili del 48.5% delle vittime e le forze afghane del 15.5%. Il rapporto ha accusato “autori sconosciuti” del 26.7% delle vittime, l’ISIS del 6.3% e le forze internazionali del 2.3%. La restante percentuale è stata causata dai razzi delle forze pakistane sulle province di Kunar, Kandahar, Paktia e Khost nell’Afghanistan orientale e meridionale.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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