Yemen: un Paese di torture, privo di “mani pulite”

Pubblicato il 10 settembre 2020 alle 10:39 in Medio Oriente Yemen

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Mentre l’esercito yemenita continua a progredire nei territori settentrionali, e i ribelli sciiti Houthi continuano a lanciare missili contro l’Arabia Saudita, un gruppo di esperti delle Nazioni Unite ha pubblicato un nuovo rapporto relativo alla situazione in Yemen, in cui vengono condannati tutti gli attori impegnati nel perdurante conflitto.

Il rapporto, dal titolo “Una pandemia di impunità in una terra torturata”, rilasciato il 9 settembre, è stato elaborato da un gruppo di esperti a livello regionale ed internazionale legato alle Nazioni Unite, e verrà presentato nel corso della 45esima sessione al Consiglio per i diritti umani, il 29 settembre. Nel dossier, che copre un lasso temporale esteso da luglio 2019 a giugno 2020, viene evidenziato come, dopo sei incessanti anni di conflitto armato, tutte le parti coinvolte continuano a non mostrare alcun rispetto per il Diritto internazionale e per la vita, la dignità e i diritti della popolazione yemenita.

Tale affermazione giunge dopo le indagini condotte in merito ad alcuni episodi verificatisi sia durante il periodo considerato, sia negli anni precedenti, a partire dal 2014. Le violazioni, è stato riferito dal gruppo di esperti, sono state perpetrate non solo presso i fronti di combattimento, ma anche contro soggetti ed oggetti civili, in chiara opposizione al Diritto internazionale dei diritti umani e al Diritto internazionale umanitario. Inoltre, è stato ribadito, non vi sono “mani pulite” nel conflitto yemenita. Ciò significa che ciascuna parte coinvolta è ritenuta responsabile delle violazioni commesse. Tra queste, il governo centrale legittimo, riconosciuto a livello internazionale, i ribelli sciiti Houthi, il Consiglio di Transizione Meridionale e la coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita.

Le violazioni includono altresì sparizioni forzate, detenzione arbitraria, violenze di genere, incluse violenze sessuali, torture, reclutamento di bambini, violazioni delle libertà fondamentali e dei diritti economici, sociali e culturali. Inoltre, a detta degli esperti dell’Onu, alcuni degli attacchi aerei, condotti sia dalla coalizione sia dai ribelli Houthi, sembrano essere stati effettuati senza alcuna precauzione per oggetti e soggetti civili. Si è trattato, quindi, di azioni indiscriminate da considerarsi crimini di guerra ai sensi del diritto internazionale consuetudinario. “Lo Yemen rimane una terra torturata, con una popolazione devastata” ha affermato Kamel Jendoubi, presidente del gruppo di esperti, secondo cui tutto ciò dovrebbe “smuovere la coscienza dell’umanità”. Per tale ragione, dovrebbe essere l’intera comunità internazionale ad impegnarsi per favorire un cessate il fuoco e porre fine alla perdurante impunità, accanto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu e al Consiglio per i Diritti Umani.

Nel frattempo, le tensioni presso i fronti di combattimento continuano. A tal proposito, l’esercito yemenita ha riferito di aver compiuto progressi presso il fronte di Hazm, nel governatorato di al-Jawf, per il quarto giorno consecutivo. Ciò è avvenuto anche grazie al costante sostegno delle forze della coalizione a guida saudita, che ha consentito di liberare numerose postazioni nei pressi di al-Shahla, a seguito di un intenso attacco, perpetrato il 9 settembre, che ha provocato danni materiali ed umani per i ribelli Houthi.

Parallelamente, il 10 settembre, il portavoce ufficiale della coalizione a guida saudita, il colonnello Turki al-Maliki, ha riferito che le proprie forze sono riuscite ad intercettare e distruggere un drone lanciato dal gruppo sciita contro oggetti e soggetti civili nei territori meridionali dell’Arabia Saudita e, nello specifico, in direzione di Najran. Anche nei due giorni precedenti, l’8 ed il 9 settembre, vi sono state dichiarazioni simili.

È dal 26 marzo 2015 che l’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto yemenita per sostenere il presidente legato al governo legittimo, Rabbo Mansour Hadi. In particolare, Riad guida una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti. Il perdurante conflitto civile in Yemen è scoppiato il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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