Taiwan denuncia ripetute intrusioni aeree da parte di Pechino

Pubblicato il 10 settembre 2020 alle 10:00 in Cina Taiwan

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Aerei da combattimento dell’Esercito popolare di liberazione (EPL) di Pechino sono entrati nella zona di identificazione aerea di Taiwan nella mattina del 10 settembre, per il secondo giorno consecutivo. Dopo averne dato notizia, il Ministero della Difesa di Taiwan, o Repubblica di Cina (ROC), ha esortato il Partito comunista cinese (PCC) a non distruggere la pace e la stabilità, a non fomentare il risentimento del popolo taiwanese ma anzi a svolgere il ruolo di promotore della pace regionale.

Nello specifico, secondo quanto riferito dal Ministero taiwanese, il 10 settembre, jet da combattimento di tipo Su-30, aerei da trasporto Yun-8 e altri velivoli dell’EPL sarebbero entrati nella zona di identificazione aerea a Sud-Est di Taiwan. Una volta identificati, l’Aviazione taiwanese è intervenuta inviando i propri mezzi per monitorare e respingere gli aerei cinesi, il Ministero della Difesa ha quindi sottolineato la prontezza di risposta al nemico da parte del proprio Esercito.

Il giorno precedente, lo stesso Ministero della Difesa taiwanese aveva denunciato un episodio di intrusione aerea da parte dell’EPL con velivoli da combattimento di tipo Su-30 e J-10 sempre nella ziona Sud-orientale dell’isola. In tal caso, gli aerei erano giunti nell’area di risposta della zona di identificazione aerea, all’interno della quale è richiesto l’intervento dell’Esercito taiwanese, per poi essere allontanati dall’Aviazione locale. Dal 9 al 17 settembre, in tale area e nella costa orientale dell’isola saranno eseguiti test di più tipi di armi, tra cui anche missili, da parte del Chung-shan Institute of Science and Technology, finanziato da Taipei. Secondo alcuni media taiwanesi, gli aerei dell’EPL avrebbero sorvolato l’area per spiare i test e ottenere informazioni a riguardo, mentre, a parere di alcuni esperti, si sarebbe trattato di una dimostrazione di forza da parte di Pechino.

Di recente, l’EPL ha intensificato le proprie operazioni militari nello stretto di Taiwan, in particolare, in seguito della visita ufficiale a Taiwan del segretario alla Salute e ai Servizi umani degli Stati Uniti, Alex Azar, condotta dal 9 al 12 agosto scorsi, che ha rappresentato il viaggio di più alto livello di un funzionario americano a Taipei dal 1979. In tale contesto, lo scorso 10 agosto, quando il Ministero della Difesa taiwanese aveva segnalato che aerei da combattimento cinesi avevano brevemente attraversato la Linea Mediana, il confine marittimo de facto tra Taipei e Pechino nello stretto di Taiwan, per la prima volta dopo molti anni.

Dopo la visita di Azar, lo scorso 14 agosto, Taiwan ha firmato un accordo per l’acquisto di 66 jet F-16 di ultimo modello con la compagnia americana Lockheed Martin Corp, e, il 31 agosto, ha ricevuto la visita ufficiale di una delegazione della Repubblica Ceca, guidata dal presidente del Senato, Milos Vystrcil. Tutte queste vicende hanno suscitato l’ira del governo della Cina continentale, ovvero la Repubblica Popolare Cinese (RPC) che ha promesso ripercussioni. In particolare, Il Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha affermato che Vystrcil, pagherà a caro prezzo la sua visita ufficiale a Taiwan, ricordando che l’isola “è parte indivisibile del territorio cinese”. 

Dal punto di vista militare, invece, nello stretto di Taiwan anche gli USA hanno intensificato la loro presenza, attraversandolo più volte con navi da guerra, nell’ambito di operazioni volte, a loro detta, a mantenere un Indo-Pacifico libero e aperto. La Cina ritiene però che tali operazioni siano provocazioni con le quali gli USA hanno inviato alle forze indipendentiste dell’isola segnali erronei, distruggendo gravemente la pace e la stabilità dello stretto.

 Gli Stati Uniti non riconoscono formalmente il governo della ROC da quando avevano riconosciuto ufficialmente il governo di Pechino, chiudendo la propria sede diplomatica da Taipei, il primo gennaio 1979. Nonostante ciò, Washington ha mantenuto legami informali con l’isola dal punto di vista culturale e commerciale ed è il suo maggior fornitore di armi.

Per l’esecutivo di Pechino, però, Taiwan e la Cina continentale formano un solo Paese di cui l’isola sarebbe una provincia, in base a quanto stabilito dal principio di “una sola Cina” che riconosce il solo governo della Repubblica Popolare Cinese. Nonostante ciò, a Taipei, è presente un esecutivo autonomo, con a capo la presidente avversa alla Cina continentale, Tsai Ing-wen, la quale ha sempre categoricamente respinto il principio di “una sola Cina” e ha trionfato con una grande maggioranza alle ultime elezioni sull’isola, lo scorso 11 gennaio. Il governo del presidente cinese, Xi Jinping, da parte sua, ha però più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico del suo governo, e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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