Rep. Dem. del Congo: 58 persone uccise in 2 attacchi consecutivi

Pubblicato il 10 settembre 2020 alle 18:46 in Africa Rep. Dem. del Congo

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Almeno 58 persone sono state uccise in 2 attacchi nella provincia di Ituri, nella Repubblica Democratica del Congo (RDC). Gli assalti sono stati attributi al gruppo armato noto come Allied Democratic Forces (ADF).

Tra le vittime, almeno 23 persone sono state uccise nel territorio di Irumu, nell’Ituri meridionale, l’8 settembre, e altre 35 sono decedute per un assalto effettuato il 10 settembre, nella stessa regione. Tra i morti ci sono 3 capi villaggio, secondo quanto riferito da Gili Gotabo, capo di un’organizzazione per la tutela dei diritti civili di Irumu. Hanno ucciso i civili con coltelli e armi da fuoco e i sopravvissuti sono fuggiti dall’area per il timore di nuovi attacchi. Gli assalti sono stati gli ultimi di una serie di massacri che secondo le Nazioni Unite potrebbero costituire crimini di guerra e che vengono effettuati dai gruppi armati locali. 

L’ONU afferma che la violenza attribuita alle ADF è aumentata vertiginosamente dall’inizio del 2020, in risposta al lancio di una campagna dell’esercito su larga scala. Le Nazioni Unite riferiscono che i combattenti dell’ADF hanno ucciso più di 1.000 civili dall’inizio del 2019. Diversi attacchi attribuiti alle ADF sono stati anche rivendicati dall’ISIS, sebbene ricercatori e analisti affermino che mancano prove concrete che colleghino i due gruppi. Dall’inizio del 2020, la violenza commessa da una costellazione di oltre 100 gruppi armati ha costretto più di mezzo milione di persone nell’Est del Paese a fuggire e lasciare le proprie case, creando un’ondata di profughi che continua a crescere. Tuttavia, anche le forze armate governative sono accusate di aver commesso gravi violazioni, tra cui omicidi e violenze sessuali, secondo le Nazioni Unite.

Gli ultimi assalti letali, nel Paese, sono avvenuti il 9 agosto, quando almeno 19 civili sono stati uccisi e altri 2 sono rimasti feriti in tre villaggi della provincia di Ituri. In tale occasione, i responsabili erano alcuni militanti della Cooperativa per lo sviluppo del Congo (CODECO), un gruppo armato politico-religioso accusato di attacchi, soprattutto a base etnica. Ricca di risorse naturali, la provincia ha vissuto alcuni dei più feroci combattimenti tra il 1999 e il 2007, dopo che una lotta di potere tra gruppi ribelli è sfociata in uno spargimento di sangue a carattere etnico, principalmente tra le comunità Hema e Lendu. Dopo un decennio di relativa calma, schermaglie e combattimenti sono ripresi nel dicembre 2017, facendo rivivere tensioni di lunga data nella regione. Da allora, i disordini si sono evoluti in attacchi più coordinati da parte della milizia CODECO sia contro l’esercito sia contro il gruppo degli Hema.

La Cooperativa per lo Sviluppo del Congo si è diviso in diverse fazioni dopo che l’esercito congolese ne ha ucciso il leader, Justin Ngudjolo, a fine marzo. A inizio maggio, Ngabu Ngawi Olivier ha dichiarato di aver assunto la guida della milizia e, di recente, si è arreso ai militari chiedendo ai suoi combattenti di deporre le armi. Tuttavia, una delle fazioni in lotta ha successivamente rilasciato una dichiarazione in cui denunciava Olivier come impostore. In più, nessun combattente ha ancora seguito gli ordini del nuovo leader, secondo quanto precisato dal portavoce dell’esercito, Jules Ngongo. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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