“Rabbia”: il nuovo libro su Trump e le registrazioni sul coronavirus

Pubblicato il 10 settembre 2020 alle 17:05 in USA e Canada

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Il nuovo libro del giornalista Bob Woodward include 18 interviste registrate con il presidente degli Stati Uniti. In alcune di queste, Trump ammette di essere stato informato sulla letalità del nuovo coronavirus e di aver pubblicamente minimizzato i rischi per “non creare il panico”. 

La CNN ha ottenuto il libro prima della sua pubblicazione, prevista per il 15 settembre, e ha resi noti alcuni audio delle interviste, effettuate dal 5 dicembre 2019 al 21 luglio 2020, con il permesso del presidente.  Robert “Bob” Upshur Woodward è un giornalista statunitense che gode di un’ottima reputazione, è stato tra le firme di punta del Washington Post, e ha vinto due premi Pulitzer, il primo nel 1973 con l’inchiesta sul caso Watergate, intitolata “Tutti gli uomini del presidente” e scritta insieme a Carl Bernstein. Il giornalista aveva già scritto un primo libro su Trump, “Fear” che in italiano significa “Paura”, pubblicato a settembre del 2018. Nonostante le rivelazioni del primo libro, il giornalista era rimasto in contatto con la Casa Bianca e ha avuto accesso diretto al presidente degli Stati Uniti, come dimostrano le registrazioni rese pubbliche dai media statunitensi. 

In numerose occasioni, già a febbraio 2020, le conversazioni registrate si sono concentrate sul coronavirus. “Questa è roba mortale”, ha riferito Trump a Woodward, il 7 febbraio. Nelle interviste con il giornalista, il presidente ha rivelato di possedere una conoscenza dettagliata riguardo alla minaccia rappresentata dal nuovo virus. “É  piuttosto sorprendente”, ha dichiarato, aggiungendo che il coronavirus poteva essere cinque volte “più letale” della normale influenza. Le parole di Trump che si possono ascoltare in questi audio sono in netto contrasto con i suoi frequenti commenti pubblici all’epoca, che insistevano sul fatto che il virus “sarebbe scomparso” e che andava “tutto bene”. Inoltre, il presidente racconta a Woodward di aver discusso della letalità del virus e della gravità della situazione con la sua controparte cinese, Xi Jinping. Pubblicamente, invece, Trump ha attaccato la Cina per aver nascosto le informazioni riguardo al virus e per aver minimizzato la portata dell’emergenza. 

In “Rage”, il termine inglese per “Rabbia”, Trump afferma che il lavoro di un presidente è “mantenere il Paese al sicuro”. In base a questa valutazione, a marzo, Trump ha ammesso di voler tenere nascosta la gravità della situazione ai cittadini statunitensi. “Ho voluto sempre minimizzare”, ha detto Trump a Woodward, il 19 marzo, pochi giorni dopo dichiarato l’emergenza nazionale a causa del virus. “Voglio ancora minimizzare, perché non voglio creare il panico”, dichiara nella registrazione. Alla luce di tali rivelazioni, l’opinione pubblica e i media statunitensi si stanno chiedendo cosa sarebbe successo se Trump non avesse sminuito la gravità della situazione e avesse agito con decisione all’inizio di febbraio, con una chiusura rigorosa e imponendo l’obbligo di indossare mascherine, mantenere il distanziamento sociale e lavarsi spesso le mani. Alcuni esperti ritengono che sarebbe stato possibile, in tale caso, salvare migliaia di vite umane. 

Il libro include anche i commenti di alcuni ex funzionari per la Sicurezza Nazionale dell’amministrazione Trump. Tra questi, ci sono quelli dell’ex segretario alla Difesa, James Mattis, dell’ex direttore dell’Intelligence Nazionale, Dan Coats, e dell’ex segretario di Stato, Rex Tillerson. Mattis è citato per aver definito Trump “pericoloso” e “inadatto”. Per quanto riguarda la Russia, invece, Woodward scrive che Coats pensava “che Putin avesse qualcosa su Trump”. Tuttavia, l’ex direttore dell’intelligence sottolinea che si tratta di “una sua convinzione segreta, che era cresciuta piuttosto che diminuita, sebbene non fosse supportata da prove concrete”. “In quale altro modo spiegare il comportamento del presidente? – scrive Woodward – Coats non vedeva altra spiegazione”. Il libro contiene anche alcuni commenti sul presidente rilasciati dal team incaricato della gestione del virus. Il dottor Anthony Fauci, il massimo esperto di malattie infettive dell’amministrazione, è citato mentre riferisce ad altri che la leadership di Trump era “senza timone” e che la sua “capacità di attenzione ammontava ad un numero negativo”. “Il suo unico scopo è essere rieletto”, avrebbe detto Fauci, secondo Woodward. Fauci ha commentato tali rivelazioni in un’intervista a Fox News, il 9 settembre, dicendo che avrebbe messo in dubbio i contenuti del libro.

Lo stesso Trump ha commentato il libro di Woodward nel pomeriggio del 9 settembre, durante un evento alla Casa Bianca, difendendo la sua risposta alla pandemia e confermando che non voleva creare panico. “Beh, penso che se dici che lo fai per ridurre il panico, forse è così”, ha affermato il presidente. “Il fatto è che sono una cheerleader per questo Paese. Amo il nostro Paese. E non voglio che la gente si spaventi. Non voglio creare panico, come dicono, e certamente non porterò questo Paese o il mondo verso il caos. Vogliamo mostrare fiducia. Vogliamo mostrare forza”, ha aggiunto, concludendo: “Il virus non ha niente a che fare con me”. Tuttavia, i dettagli rivelati vanno ben oltre e creano forti dubbi sulla risposta del presidente alla pandemia. In una riunione top secret dell’intelligence, il 28 gennaio, il consigliere per la Sicurezza Nazionale, Robert O’Brien, aveva avvertito Trump che il coronavirus sarebbe stata la “più grande minaccia per la sicurezza nazionale” della sua presidenza. Il vice di O’Brien, Matt Pottinger, era d’accordo e ha aggiunto che la situazione poteva essere grave quanto la pandemia influenzale del 1918, che ha ucciso circa 50 milioni di persone in tutto il mondo, inclusi 675.000 cittadini statunitensi. Pottinger ha avvertito Trump che in Cina si stava verificando una diffusione asintomatica: gli era stato detto che il 50% delle persone infette non mostrava sintomi. A quel tempo, c’erano meno di una decina di casi di coronavirus segnalati negli Stati Uniti.

Tre giorni dopo, il 31 gennaio, Trump ha annunciato restrizioni ai viaggi dalla Cina, una mossa suggerita dal suo team per la Sicurezza Nazionale, secondo il libro. Tuttavia, il presidente ha continuato a minimizzare pubblicamente l’emergenza. Durante il mese di febbraio, non sono state attuate misure a livello federale per scongiurare i contagi. Oggi, gli Stati Uniti sono il Paese maggiormente colpito dalla pandemia, con 6.363.729 di contagiati e 190.887 decessi accertati. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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