MED7: focus sulla disputa tra Grecia e Turchia nel Mediterraneo orientale

Pubblicato il 10 settembre 2020 alle 17:48 in Francia Grecia Turchia

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È iniziato in Corsica, giovedì 10 settembre, sotto la direzione del presidente francese, Emmanuel Macron, il vertice dei Paesi del Sud dell’Unione europea (MED7), incentrato sulla crisi del Mediterraneo orientale. A partecipare all’incontro, i leader di 7 Stati membri dell’Unione Europea, ovvero Italia, Spagna, Francia, Grecia, Portogallo, Cipro e Malta.

Le relazioni tra l’UE e la Turchia sono diventate particolarmente tese dopo che Ankara e Atene hanno avviato una serie di attività “provocatorie” nella regione rivendicando i rispettivi diritti di esplorazione energetica. Macron, durante una conferenza stampa successiva all’incontro, ha specificato che Francia e Germania stanno lavorando per elaborare un’azione coordinata volta a mostrare solidarietà alla Grecia, dove, tra l’altro, migliaia di migranti si sono ritrovati senza un tetto dopo il devastante incendio che ha colpito il campo profughi di Moria, sull’isola di Lesbo, il 9 settembre.

Obiettivo dell’incontro, tuttavia, ha fatto intendere Macron, è principalmente quello di trovare una posizione comune sulla Turchia in vista delle consultazioni, previste per il 24 e il 25 settembre, in seno al Consiglio Europeo, dove si valuterà l’opportunità o meno di imporre sanzioni contro Ankara. Il presidente francese e il primo ministro greco, Kyriakos Mitsotakis, a margine del vertice in Corsica, hanno tenuto colloqui bilaterali per trovare strategie volte a mettere fine alle “azioni provocatorie turche nel Mediterraneo orientale”. Durante la conversazione, i due leader hanno altresì affrontato il tema della cooperazione in materia di Difesa.

Grecia e Francia si sono notevolmente avvicinate da quando è emerso il problema delle esplorazioni energetiche di Ankara nelle acque rivendicate da Atene. Il 7 settembre, il portavoce del governo greco, Stelios Petsas, ha annunciato che il Paese ha intenzione di potenziare le sue forze armate acquistando nuovi mezzi militari e rinnovando l’industria della Difesa. Secondo le ultime indiscrezioni, Atene avrebbe avviato colloqui con la Francia per l’acquisto di aerei da combattimento e altri mezzi militari. In particolare, scrive Al-Jazeera, i media greci hanno fatto riferimento alla compravendita di caccia francesi di tipo Rafale e di almeno una fregata.

“La leadership turca lancia, quasi quotidianamente, minacce di guerra e rilascia dichiarazioni provocatorie contro la Grecia”, ha affermato Petsas in conferenza stampa. “Rispondiamo con prontezza politica, diplomatica e operativa, determinati a fare tutto il necessario per proteggere i nostri diritti sovrani”, ha aggiunto.

Nonostante gli avvertimenti, alcune fonti hanno riferito che Ankara starebbe pensando di estendere le esplorazioni energetiche della sua nave da ricerca sismica, Oruc Reis, dal 10 al 25 settembre. Le operazioni potrebbero avvenire anche al largo delle isole greche di Kastellorizo e Rodi, dove Atene rivendica fortemente la sua sovranità. Se venisse emesso un nuovo navtex da parte della Turchia, si tratterebbe della quarta proroga consecutiva e tale decisione potrebbe rischiare di mandare a monte il tentativo europeo di una risoluzione politica della disputa. 

Turchia e Grecia, entrambi membri della NATO, sono in disaccordo sui diritti di sfruttamento energetico nella regione per via di opinioni contrastanti sull’estensione delle loro piattaforme continentali. Le acque, punteggiate principalmente da isole greche, sono ricche di gas e la controversa delimitazione delle rispettive zone economiche esclusive è fonte di controversia tra Turchia, Grecia e Cipro. 

Ankara sostiene di avere la costa più lunga del Mediterraneo orientale, ma la sua zona marittima è racchiusa in una stretta striscia di acque a causa dell’estensione della piattaforma continentale greca, caratterizzata dalla presenza di molte isole vicine alla frontiera turca. L’isola greca di Kastellorizo, che si trova a circa 2 km dalla costa meridionale della Turchia e a 570 km dalla Grecia continentale, è una delle principali fonti di frustrazioni per Ankara, che rivendica quelle acque come proprie. “La richiesta della Grecia di una zona di giurisdizione marittima di 40.000 chilometri quadrati a causa dei 10 chilometri quadrati di terra occupati dall’isola di Kastellorizo è assolutamente illogica”, ha dichiarato Erdogan. Le rivendicazioni della Grecia sulle acque intorno a Kastellorizo si basano su un trattato marittimo delle Nazioni Unite, la Convenzione di Montego Bay, firmata nel 1982, che tuttavia non è riconosciuto dalla Turchia.

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Chiara Gentili

di Redazione

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