Grecia: per il governo, l’incendio nel campo profughi è stato provocato dai migranti

Pubblicato il 10 settembre 2020 alle 11:01 in Grecia Immigrazione

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Le autorità greche hanno attribuito la responsabilità dell’incendio, divampato nel campo profughi di Moria, ad un gruppo di “richiedenti asilo”. Queste le conclusioni del governo di Atene elaborate a seguito di una riunione di emergenza indetta dal primo ministro, Kyriakos Mitsotakis, poche ore dopo l’incidente, mercoledì 9 settembre. In tale occasione, è stato altresì deciso di dichiarare, sull’isola di Lesbo, uno stato di emergenza della durata di 4 mesi. L’iniziativa prevede l’invio sul campo di un numero aggiuntivo di forze di sicurezza, comprese la polizia, il personale antincendio e altri lavoratori pubblici, al fine di mantenere l’ordine e riportare la stabilità nell’area.

Il Ministero per la Protezione dei cittadini ha deciso di trasferire sull’isola, nella mattinata di giovedì 10 settembre, sei unità di polizia antisommossa (MAT) e quattro squadre di prevenzione e repressione del crimine (OPKE), oltre a una squadra della Direzione della sicurezza dell’Attica. La presenza di forze di sicurezza a Lesbo ammonta ora a circa 900 agenti, incluse 240 guardie di frontiera.

Il campo di Moria, il più grande d’Europa, è stato distrutto dalle fiamme il 9 settembre. La struttura, progettata per contenere circa 2.200 migranti, ne ospitava almeno 13.000, in condizioni di grave sovraffollamento. Nonostante la vastità dell’incendio, non è stata segnalata alcuna vittima. Tutte le persone residenti nel campo, tuttavia, sono state costrette a fuggire, abbandonando i propri averi e ritrovandosi prive di un tetto. Secondo quanto annunciato dal Ministero della Migrazione, il 10 settembre, circa 406 bambini rifugiati, non accompagnati, che vivevano nel centro di accoglienza di Moria, sono stati trasferiti a Salonicco tramite una serie di voli messi a punto dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) e finanziati dalla Commissione Europea. I minori rimarranno temporaneamente all’interno di strutture situate nel Nord della Grecia in attesa che le autorità lavorino sul loro trasferimento nei Paesi europei e sul ricollocamento in centri di accoglienza a lungo termine sulla terraferma.

L’incendio di Moria è giunto in un momento in cui cresceva il numero di richiedenti asilo risultati positivi al coronavirus. Il primo caso era stato segnalato il 2 settembre e, al giorno dell’incidente, i positivi confermati erano arrivati a 35. Secondo l’agenzia di stampa greca ANA, gli incendi sono iniziati dopo le rivolte di alcuni residenti che chiedevano di essere messi in isolamento dopo essere risultati positivi o essere entrati in stretto contatto con pazienti infetti. I vigili del fuoco hanno confermato che già nella giornata di ieri, martedì 8 settembre, alcuni “fuochi sparsi” erano divampati intorno e all’interno del campo. Anche una ONG tedesca presente sulla scena ha dichiarato che l’incendio sarebbe esploso deliberatamente in seguito ad alcune proteste riguardo alle misure di lockdown. “In serata, la rabbia e la disperazione dei profughi di Moria si sono accese”, ha riferito in una nota il gruppo tedesco Mission Lifeline.

Senza precauzioni contro il coronavirus e con scorte alimentari limitate, il campo di Moria è stato più volte, negli ultimi mesi, un pericoloso focolaio di agitazioniL’UNHCR, l’Agenzia dell’ONU per i rifugiati, ha spesso denunciato la situazione allarmante nei centri delle isole greche del Mar Egeo, in particolare Lesbo, Chios, Samos, Los e Leros. L’organizzazione ha invitato le autorità di Atene ad usare misure di emergenza per permettere il trasferimento dei migranti in apposite sistemazioni sulla terraferma.

Più di 36.000 richiedenti asilo vivono nei centri di accoglienza allestiti sulle varie isole greche. A Samos, 6.782 persone alloggiano in un centro progettato per contenerne 660, mentre altre si trovano in rifugi improvvisati disposti sui pendii circostanti. Anche i centri di accoglienza di Chios, Kos e Leros sono sovraffollati. La maggior parte dei richiedenti asilo e dei migranti sono famiglie. Un terzo della popolazione è costituito da bambini, molti al di sotto dei 12 anni.

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Chiara Gentili

di Redazione

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