Gli USA interessati alla sicurezza di Libia e Tunisia

Pubblicato il 10 settembre 2020 alle 11:36 in Libia Tunisia USA e Canada

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Il comandante del Comando degli Stati Uniti in Africa (AFRICOM), il generale Stephen J. Townsend, il 9 settembre, si è recato in Tunisia, dove ha incontrato il presidente tunisino, Kais Saied, mentre, in videoconferenza, ha discusso della crisi libica con il ministro della Difesa di Tripoli, Salah Eddine al-Namrush.

Nel corso del bilaterale con il presidente tunisino, svoltosi nel palazzo di Cartagine, i due interlocutori, Kais Saied e Townsend, hanno preso in esame le modalità per rafforzare la cooperazione tra Tunisi e Washington in diversi campi, tra cui la lotta al terrorismo. Anche a detta del generale statunitense, il meeting del 9 settembre, che ha visto altresì la presenza del ministro della Difesa nazionale di Tunisi, Ibrahim al Bartaji, è stato un incontro positivo, il cui obiettivo è stato rafforzare ulteriormente la partnership statunitense con il Paese Nord-africano, soprattutto in ambito militare.

Tuttavia, non sono mancate le critiche all’interno di alcuni circoli politici tunisini. Queste sono alimentate dalle perduranti preoccupazioni della popolazione tunisina in merito alla crisi libica, vista la vicinanza dei due Paesi. Nello specifico, si pensa che gli USA abbiano dispiegato propri “Marines” nei territori tunisini, in vista di un eventuale intervento in Libia. Tale timore è da collegarsi alla dichiarazione del 30 maggio scorso, quando il Comando AFRICOM ha dichiarato che, data la preoccupazione derivante dall’attività russa in Libia, gli USA stavano valutando l’invio in Tunisia delle brigate di assistenza alle forze di sicurezza dell’esercito statunitense. Tuttavia, AFRICOM ha specificato che si sarebbe trattato di assistenza militare e non avrebbe implicato il dispiegamento di forze da combattimento.

Il 9 settembre, inoltre, il generale Townsend e l’ambasciatore USA in Libia, Richard Norland, hanno tenuto un incontro in videoconferenza con il ministro della Difesa del governo di Tripoli, Salah Eddine al-Namrush, nominato il 28 agosto a seguito della sospensione temporanea del ministro dell’Interno, Fathi Bashagha. Nel corso del meeting virtuale, Washington ha ancora una volta ribadito il proprio sostegno ad un dialogo intra-libico, da tenersi sotto la supervisione delle Nazioni Unite. Parallelamente, sono stati discussi gli sforzi profusi e da profondere nella lotta al terrorismo e per riformare il settore della sicurezza. A tal proposito, gli USA hanno esortato a stabilire un cessate il fuoco permanente, a ridurre le forze militari nella Libia centrale e ad allontanare mercenari e forze straniere dal Paese.

Washington è stata tra le prime ad avanzare la proposta di smilitarizzare la città costiera di Sirte e la base di al-Jufra, due fronti di battaglia dove si era in attesa di una “battaglia imminente” prima del 21 agosto. In tale data, il premier del governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), Fayez al-Sarraj, e il presidente del Parlamento di Tobruk, Aguila Saleh, hanno entrambi invitato le forze in campo a “smilitarizzare” le due località, per poi proseguire sulla strada del percorso politico. Mentre le forze del Governo di Accordo Nazionale hanno assicurato che si sarebbero impegnate pienamente a rispettare il cessate il fuoco, le truppe dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidate da Khalifa Haftar, lo hanno respinto, in quanto si tratterebbe di una mossa strategica volta a “gettare fumo negli occhi” sui Paesi della comunità internazionale.

In una serie di affermazioni precedentemente rilasciate dal presidente tunisino Saied, la Tunisia aveva espresso la sua forte opposizione a tutte le forme di interferenza straniera in Libia e aveva respinto categoricamente la presenza di forze armate di altri Paesi sul proprio territorio. Inoltre, il capo di Stato aveva respinto le mosse del presidente del Parlamento tunisino e leader del partito islamico moderato Ennahda, Rached Ghannouchi, il quale voleva che la posizione della Tunisia in Libia andasse nella direzione di sostenere l’alleanza turca e le milizie che lottano a fianco del Governo di Accordo Nazionale, presieduto dal premier Fayez al-Sarraj. In tale quadro, gli osservatori si sono più volte interrogati sul ruolo di Tunisi nel conflitto libico e sulle possibilità di autorizzare una presenza militare straniera sul proprio suolo o di promuovere incontri che affrontino la situazione in Libia in un modo che serva gli interessi dei loro alleati turchi, con la benedizione degli Stati Uniti.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese Nord-africano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato vi è il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e guidato dal premier Fayez al-Sarraj, il quale rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato vi è il governo di Tobruk del generale Khalifa Haftar, appoggiato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i suoi principali esportatori di armi.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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