Francia e Germania accolgono 400 minori dal campo profughi di Moria

Pubblicato il 10 settembre 2020 alle 20:14 in Grecia Immigrazione

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La cancelliera tedesca, Angela Merkel, e il presidente francese, Emmanuel Macron, hanno concordato di accogliere 400 minori non accompagnati dal campo profughi di Moria, a Lesbo, a seguito dell’incendio del 9 settembre. 

L’esatta divisione dei minori tra i due Paesi europei non è stata ancora annunciata, ma le autorità hanno riferito che sono ancora in corso colloqui per coinvolgere altri Stati europei. Macron aveva precedentemente espresso la necessità di sostenere la Grecia, in un discorso pronunciato a seguito dell’incendio del 9 settembre. Ci sono attualmente circa 12.000 persone nel campo, che è stato progettato per ospitarne 2.800. In Germania, 16 parlamentari conservatori hanno scritto, la mattina del 10 settembre, al ministro dell’Interno tedesco, Horst Seehofer, invocando l’accoglienza di 5.000 migranti in Europa o, in assenza di un accordo, nella sola Germania.

Intanto, le autorità greche hanno attribuito la responsabilità dell’incendio ad un gruppo di richiedenti asilo. Queste le conclusioni del governo di Atene elaborate a seguito di una riunione di emergenza indetta dal primo ministro, Kyriakos Mitsotakis, poche ore dopo l’incidente. In tale occasione, è stato altresì deciso di dichiarare, sull’isola di Lesbo, uno stato di emergenza della durata di 4 mesi. L’iniziativa prevede l’invio sul campo di un numero aggiuntivo di forze di sicurezza, che comprende polizia, personale antincendio e altri lavoratori pubblici, al fine di mantenere l’ordine e riportare la stabilità nell’area. Il Ministero per la Protezione dei cittadini ha deciso di trasferire sull’isola, nella mattinata di giovedì 10 settembre, sei unità di polizia antisommossa (MAT) e quattro squadre di prevenzione e repressione del crimine (OPKE), oltre a una squadra della Direzione della sicurezza dell’Attica. La presenza di forze di sicurezza a Lesbo ammonta ora a circa 900 agenti, incluse 240 guardie di frontiera.

Il campo di Moria, il più grande d’Europa, è stato distrutto dalle fiamme il 9 settembre. La struttura, progettata per contenere circa 2.200 migranti, ne ospitava almeno 13.000, in condizioni di grave sovraffollamento. Nonostante la vastità dell’incendio, non è stata segnalata alcuna vittima. Tutte le persone residenti nel campo, tuttavia, sono state costrette a fuggire, abbandonando i propri averi e ritrovandosi prive di un tetto. Secondo quanto annunciato dal Ministero della Migrazione, il 10 settembre, circa 406 bambini rifugiati, non accompagnati, che vivevano nel centro di accoglienza di Moria, sono stati trasferiti a Salonicco tramite una serie di voli messi a punto dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) e finanziati dalla Commissione Europea. I minori rimarranno temporaneamente all’interno di strutture situate nel Nord della Grecia in attesa che le autorità lavorino sul loro trasferimento nei Paesi europei e sul ricollocamento in centri di accoglienza a lungo termine sulla terraferma.

L’incendio di Moria è giunto in un momento in cui cresceva il numero di richiedenti asilo risultati positivi al coronavirus. Il primo caso era stato segnalato il 2 settembre e, al giorno dell’incidente, i positivi confermati erano arrivati a 35. Secondo l’agenzia di stampa greca ANA, gli incendi sono iniziati dopo le rivolte di alcuni residenti che chiedevano di essere messi in isolamento dopo essere risultati positivi o essere entrati in stretto contatto con pazienti infetti. I vigili del fuoco hanno confermato che già nella giornata di ieri, martedì 8 settembre, alcuni “fuochi sparsi” erano divampati intorno e all’interno del campo. Anche una ONG tedesca presente sulla scena ha dichiarato che l’incendio sarebbe esploso deliberatamente in seguito ad alcune proteste riguardo alle misure di lockdown. “In serata, la rabbia e la disperazione dei profughi di Moria si sono accese”, ha riferito in una nota il gruppo tedesco Mission Lifeline.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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