Bielorussia: sanzioni inutili?

Pubblicato il 10 settembre 2020 alle 9:49 in Bielorussia Europa

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Eventuali sanzioni da parte dell’Unione europea e degli Stati Uniti contro la Bielorussia saranno destinate al fallimento, non daranno il risultato sperato e saranno più che altro simboliche. Ad affermare questo punto di vista è stato il politologo statunitense Tim Lister in un’analisi pubblicata dalla CNN e condivisa da numerosi altri analisti.

L’autore ha richiamato l’attenzione sul fatto che finora solo la Lettonia, la Lituania e l’Estonia hanno imposto misure restrittive nei confronti di Minsk sotto forma di un divieto di ingresso del presidente Aleksandr Lukashenko e di altri 29 funzionari bielorussi. È probabile che il resto dell’UE segua l’esempio degli Stati baltici, sebbene siano trascorse ormai tre settimane da quando una riunione di emergenza dei ministri degli esteri dei paesi membri della UE il 14 agosto ha deciso di imporre nuove sanzioni contro i responsabili dei brogli elettorali e della repressione violenta che è seguita alle proteste iniziate il 9 agosto scorso. Tuttavia, ad oggi, la lista nera è ancora in fase di elaborazione, in quanto è complicato stabilire chi siano i responsabili dei brogli, dato che non vi era alcun osservatore internazionale, né reale controllo da parte delle forze di opposizione bielorussa.

“Prendere di mira le risorse o i viaggi di Lukashenko e delle persone a lui vicine sarebbe  simbolico piuttosto che sostanziale. Non stiamo parlando di un gruppo di persone che sono profondamente dipendenti dal mondo esterno” – osserva lo studioso sulla CNN. Secondo la compagnia televisiva, anche le restrizioni economiche alla repubblica ex-sovietica, inclusi i suoi esportatori, avrebbero un “effetto limitato”. La quota dell’Unione europea nel fatturato commerciale della Bielorussia è inferiore al 20%, mentre quella della Russia sfiora il 50%. “In ogni caso, è improbabile che gli Stati Uniti e la UE approvino un regime di sanzioni più ampio che danneggi la popolazione e, con ogni probabilità, fornirà argomenti a Lukashenko a sostegno delle sue affermazioni di una cospirazione occidentale contro di lui” – spiega ancora Lister, che richiama l’attenzione sulla capacità di Minsk di rispondere adeguatamente a potenziali misure restrittive dell’Occidente. La Lituania riceve entrate significative dal transito di merci tra la Bielorussia e altri paesi. Allo stesso tempo, una parte significativa delle esportazioni dall’Europa alla Russia passa attraverso la Bielorussia, colpire Minsk significherebbe, indirettamente danneggiare Vilnius e tutta l’Unione in misura non insignificante.

In Bielorussia il 9 agosto scorso, sono iniziate manifestazioni di massa per protesta contro la rielezione, per un sesto mandato, del presidente Lukashenko, al potere dal 1994.  Il capo dello stato ha denunciato l’interferenza straniera nelle elezioni della Bielorussia e ha accusato diversi Paesi occidentali di celarsi dietro le proteste.

Il voto non è stato riconosciuto dalla UE e il ministro degli esteri russo, Sergej Lavrov, ha definito le elezioni “non ottimali”. Nei primi giorni delle manifestazioni, gli agenti delle forze di sicurezza hanno usato gas lacrimogeni, proiettili di gomma, idranti, granate assordanti e persino fucili a pompa. Secondo il ministero dell’Interno bielorusso, centinaia di persone sono rimaste ferite, tra cui più di 150 agenti delle forze dell’ordine, e più di 10.000 persone sono state arrestate. Quattro persone sono morte. A seguito della pressione popolare e internazionale, le forze di sicurezza avevano smesso di usare la forza per disperdere le manifestazioni, ma le proteste sono continuate nelle strade e si sono estese anche ad alcune reti televisive e imprese pubbliche, che sono entrate in sciopero. Da domenica 6 settembre le autorità di Minsk hanno ripreso gli arresti a margine delle manifestazioni non autorizzate.

L’opposizione bielorussa contesta i risultati delle elezioni e chiede nuove elezioni, un’opzione che Aleksandr Lukashenko ha escluso, aprendo solo a una riforma costituzionale che sarebbe poi seguita da un referendum e successivamente da elezioni parlamentari e presidenziali.

L’Unione Europea preme sul presidente bielorusso affinché intavoli un dialogo con le opposizioni, e ha deciso che applicherà sanzioni contro i responsabili dei brogli elettorali e della repressione delle manifestazioni. Gli Stati baltici hanno imposto sanzioni contro 30 funzionari bielorussi. È stato stabilito inoltre un divieto di ingresso di cinque anni in Estonia, Lettonia e Lituania per lo stesso Lukashenko e per i suoi ministri degli affari interni e della giustizia, nonché per il procuratore generale, per i rappresentanti del servizio dell’amministrazione presidenziale, per i membri della Commissione elettorale centrale e delle forze di sicurezza della Bielorussia.

Mosca ha condannato qualunque “ingerenza straniera” in Bielorussia, ma, rispondendo alle richieste di aiuto militare del presidente bielorusso, ha chiarito che non vede alcun motivo per assistere la Bielorussia militarmente, esortando il paese vicino a risolvere i suoi affari da solo. Tuttavia, Putin il 27 agosto ha annunciato la formazione di una riserva delle forze di sicurezza che potrebbe intervenire in Bielorussia nel caso “la situazione degenerasse”. Il leader del Cremlino ha però ripetutamente invitato Lukashenko ad “ascoltare” il popolo e a “prendere atto” delle proteste.

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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