Avvocato soffocato a morte dalla polizia: scontri e violenze a Bogotà

Pubblicato il 10 settembre 2020 alle 9:35 in America Latina Colombia

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La morte dell’avvocato Javier Ordóñez, soffocato durante l’arresto da parte della polizia colombiana, ha provocato disordini che hanno portato mercoledì 9 settembre a rivolte popolari e scontri tra decine di manifestanti e la Squadra antisommossa mobile (Esmad) nella parte occidentale di Bogotà. Gli incidenti si erano inizialmente concentrati nelle vicinanze del Centro di attenzione immediata (CAI) nella capitale colombiana, dove Ordóñez era stato portato la mattina presto, dopo che due agenti lo avevano sottoposto a continue scariche di elettroshock, come registrato in un video, prima di essere trasferito in una clinica dove è arrivato senza segni vitali.

Una veglia con candele convocata per chiedere giustizia si è conclusa con proteste e violenze. Al grido di “assassini”, i manifestanti nel quartiere di Villa Luz, nel comune di Engativá, nord-ovest della capitale colombiana, hanno attaccato il CAI, incenerito almeno due motociclette e distrutto il furgone del Corpo di Investigazione Tecnica (CTI) della Procura che si trovava nel luogo per raccogliere le prove. Hanno inoltre appiccato il fuoco a diversi contenitori della spazzatura che hanno schierato come barricate. L’Esmad, in mezzo a una pioggia di sassi, li ha dispersi con lacrimogeni e bombe stordenti. Almeno una ventina di agenti di polizia sono rimasti feriti negli scontri. Le proteste contro gli abusi della polizia e l’uso eccessivo della forza hanno però avuto un’eco in varie zone di Bogotá. Al calare della notte, il caos si è diffuso in numerosi quartieri dove sono state bruciate una dozzina di strutture di polizia.

Il sindaco della capitale, Claudia López, ha affermato che quello di Ordóñez non è un caso isolato e che il distretto ha ricevuto finora 137 denunce di violenze per le azioni della polizia nel 2020. “C’è un comportamento non sistematico, ma che si ripresenta” – ha affermato López. “È incomprensibile che quando la polizia viene ritenuta responsabile, afferma di essere a conoscenza solo di 38 casi” – ha aggiunto. Più della metà degli atti di violenza dei poliziotti – secondo un rapporto dell’assessorato agli Affari Interni della capitale – su uomini; 28% sule donne e il resto sulla comunità trans; a questo bisogna aggiungere le segnalazioni di minacce, aggressioni, omicidi e stupri.

Le immagini del momento in cui due poliziotti hanno sottomesso Ordóñez con un’arma tipo taser nonostante il fatto che già sembrasse indifeso e li ha implorasse di smetterla hanno scioccato il Paese e riacceso il dibattito sulla brutalità della polizia. Gli ufficiali si inginocchiarono sopra di lui in una scena simile a quella che ha portato alla morte di George Floyd negli Stati Uniti. “Per favore, non più, sto soffocando”, si sente supplicare Ordóñez, agitato per via dei continui elettroshock, nel video che dura più di due minuti. “Perché continuano ad attaccarlo se ha detto per favore già da tempo?” – affermano nello stesso video i testimoni che rimproverano gli agenti di polizia avvertendoli ripetutamente che venivano registrati.

Secondo i testimoni, Ordóñez, un avvocato quarantatreenne che per integrare il salario guidava un taxi, padre di due bambini di 15 e 11 anni, si stava incontrando con diversi amici e avevano bevuto alcolici, la cui vendita è limitata come parte del misure per affrontare la pandemia di coronavirus. Quando sono usciti in strada, gli agenti li hanno arrestati. “Da questa non ti salvi” – gli avrebbe detto uno dei poliziotti. Ordóñez gli ha detto di fargli la multa, che l’avrebbe pagata, per tutta risposta gli agenti hanno iniziato a sottoporlo a ripetute scosse elettriche nelle immagini divenute presto virali sui social network e che hanno sconvolto la Colombia.

Ai parenti è stato detto che Javier Ordóñez ha ricevuto più di una dozzina di shock prolungati. Il parere dell’Istituto di medicina legale è ancora atteso. 

Il caso Ordoñez ha anche ricordato l’omicidio di Dilan Cruz, vittima mortale di una sparatoria della polizia nel 2019, e ha evidenziato il dibattito sull’uso delle cosiddette armi non letali nelle mani della polizia e la necessità di una riforma che impedisca che questi casi siano gestiti dal sistema di giustizia penale militare e non dalla giustizia ordinaria. In questo senso, il sindaco López ha proposto di presentare al Congresso della Repubblica un progetto in modo che le denunce di abusi da parte della polizia siano indagate prima da organismi come la Procura Generale e poi dalla giustizia militare. “Uno dei motivi che consentono il ripetersi di questi eventi è un chiaro conflitto di interessi della Polizia. Ci deve essere un’istanza che dica se questi casi sono per uso o per abuso” – ha affermato. Sulle armi considerate non letali, la prima cittadina di Bogotà ha chiesto nuovamente la revisione del protocollo, come era stato fatto per il caso di Dilan Cruz.

 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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