Yemen: gli Houthi continuano a colpire l’Arabia Saudita

Pubblicato il 9 settembre 2020 alle 10:11 in Arabia Saudita Yemen

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I ribelli sciiti Houthi hanno dichiarato, mercoledì 9 settembre, di aver lanciato droni contro l’aeroporto di Abha, nel Sud dell’Arabia Saudita.

Per il secondo giorno consecutivo, il portavoce dei ribelli, Yahya Sarea, ha riferito che le proprie milizie hanno colpito, all’alba del 9 settembre, l’aeroporto saudita, prendendo di mira “obiettivi sensibili” e militari situati al suo interno. L’attacco, perpetrato per mezzo di droni e bombardieri 2k, è stato definito “accurato”. Sarea ha poi specificato che la mossa del gruppo sciita rappresenta, ancora una volta, una risposta all’escalation di violenza e ai crimini perpetrati dalla coalizione a guida saudita e al continuo “assedio” contro i territori e la popolazione yemenita.

Già il giorno precedente, l’8 settembre, il portavoce della coalizione internazionale a guida saudita, il colonnello Turki al-Maliki, aveva riferito che le forze congiunte, formate da membri dell’esercito e della coalizione, avevano intercettato e distrutto un drone esplosivo lanciato dai ribelli Houthi verso il Sud dell’Arabia Saudita. Questo sarebbe stato lanciato “deliberatamente” verso oggetti e soggetti civili in quello che è stato definito un attentato terroristico. Parallelamente, il portavoce Houthi, Yahya Sarea, aveva dichiarato riferito che le proprie forze avevano lanciato, all’alba del medesimo giorno, una serie di droni, di tipo Samad 3, verso l’aeroporto saudita di Abha.

Si tratta di un luogo situato al confine tra Yemen ed Arabia Saudita, più volte bersagliato, negli ultimi due anni, dai ribelli sciiti, in risposta alle offensive della coalizione all’interno dei territori yemeniti. È dal 26 marzo 2015 che l’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto yemenita per sostenere il presidente legato al governo legittimo, Rabbo Mansour Hadi. In particolare, Riad guida una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

Il ruolo saudita nel panorama yemenita ha fatto sì che il Regno fosse più volte bersaglio di attacchi condotti dai ribelli Houthi, i quali, a loro volta, hanno messo in luce le offensive condotte dalla coalizione in Yemen. In tale quadro, il 23 giugno scorso, il gruppo sciita aveva annunciato l’inizio di una “vasta operazione” volta a colpire i territori sauditi. Nello specifico, Sarea aveva dichiarato che il Ministero della Difesa e l’Intelligence sauditi, la base dell’aeronautica saudita Salman, e altre postazioni militari situate perlopiù a Riad, Jizan e Najran, nel Sud dell’Arabia Saudita, sarebbero rientrate nel mirino delle milizie Houthi. Secondo i ribelli, le loro azioni sono da inserirsi in un’ottica di legittima difesa e si sono più volte detti disposti a continuare fino a quando lo Yemen non sarà un Paese libero e indipendente e fino a quando non cesseranno le operazioni “criminali” perpetrate dalle forze saudite.

Il perdurante conflitto civile in Yemen è scoppiato il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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