Opposizione venezuelana denuncia “invasione cubana” nel Paese

Pubblicato il 9 settembre 2020 alle 12:50 in Cuba Venezuela

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Julio Borges, il rappresentante presidenziale per le relazioni estere del Venezuela nominato dal leader dell’opposizione Juan Guaidó, ha assicurato che oltre 220.000 cubani sono o sono stati presenti in Venezuela sotto il chavismo, e che ciò rappresenta una “invasione cubana che tiene in ostaggio la libertà” della nazione sudamericana.

Il politico dell’opposizione venezuelana ha assicurato che nel Paese sudamericano ci sono più di 220.000 cubani che hanno attraversato il territorio nazionale per 20 anni, e che questi siano alla base del controllo che il governo di Maduro esercita sulla popolazione “tenendo sotto sequestro la libertà del Venezuela”.

“La presenza di Cuba in Venezuela è in aree come petrolio, economia, telecomunicazioni, intelligence, identità nazionale e Forze Armate Nazionali” – ha scritto Borges sui suoi account di diversi social network.

Julio Borges ha spiegato che non si tratta di cubani ordinari venuti in Venezuela in cerca di una migliore qualità di vita, ma piuttosto di coloro che lavorano per i servizi segreti del castrismo e si sono infiltrati intenzionalmente nel settore degli idrocarburi, in quello delle telecomunicazioni e nelle Forze armate nazionali.

Borges, che in passato ha ricoperto la carica di Presidente dell’Assemblea Nazionale, ha ribadito che grazie a queste “spie cubane” il governo venezuelano riesce a controllare interi settori della società, reprimendo ogni sorta di libertà civile. L’assistenza dell’intelligence cubana al governo chavista è stata pagata in petrolio, spiega ancora. “Il 30 ottobre 2000 è stato firmato l’accordo di cooperazione globale tra Cuba e Venezuela e da allora 220.000 cubani sono entrati nel paese fino ad oggi. Allo stesso tempo, anche 40 miliardi di dollari in petrolio sono stati dati senza reali contropartite alla dittatura di Castro” – ha aggiunto il rappresentante di Guaidó per la politica estera.

Infine, il politico oppositore al governo di Nicolás Maduro, ha sottolineato che l’influenza del regime cubano in Venezuela è così grande che le forze armate nazionali “sono gestite da agenti cubani”, tanto che ci sono più di 22.000 spie cubane infiltrate all’interno agenzie di intelligence e nelle Forze Armate Nazionali.

L’idea che Cuba abbia “invaso” il Venezuela era già stata espressa da Borges in un editoriale sul New York Times pubblicato nell’aprile dello scorso anno. “Cuba è più di un’ispirazione e di un modello da seguire per il governo chavista. La nazione insulare ha assunto il controllo del Venezuela e lo tiene effettivamente in ostaggio. Importanti decisioni governative vengono prese all’Avana, non a Caracas. I tentacoli del regime di Castro si estendono a diverse istituzioni governative venezuelane, comprese le forze armate e gli uffici dell’immigrazione e dei servizi sanitari” – scriveva allora l’esponente dell’opposizione.

Sin dall’elezione di Hugo Chávez nel 1999 le relazioni tra Caracas e L’Avana si sono fortemente intensificate. Hugo Chávez ha descritto Castro come il suo mentore e ha definito Cuba “una democrazia rivoluzionaria”.  Politicamente i due paesi si sostengono a vicenda in diversi consessi internazionali. Il punto massimo di cooperazione è stata la creazione dell’ALBA, l’Alleanza Bolivariana per le Americhe, che nel momento di massima espansione giunse a integrare dieci paesi latinoamericani e caraibici. La relazione economica comprende aiuti allo sviluppo, joint venture imprenditoriali, grandi transazioni finanziarie, scambio di risorse energetiche e tecnologie dell’informazione e cooperazione nei settori dei servizi segreti e militari. Cuba invia in Venezuela medici e tecnici altamente specializzati, in cambio di petrolio e altre materie prima che scarseggiano sull’isola. A causa dell’embargo e della crisi economico-politico-sociale nel Paese sudamericano la Russia supplisce le mancanze del Venezuela nella fornitura di idrocarburi a Cuba.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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